Comiziano: Ancora un incidente sul lavoro
Due operai cadono da impalcatura, uno muore
Un operaio di 66 anni è morto e l’altro è rimasto ferito, durante i lavori di riqualificazione del palazzetto dello sport di Comiziano, in provincia di Napoli. E’ accaduto il 26 giugno. A perdere la vita è stato Carmine Spirito, mentre Bruno Sirignano, 57 anni, ricoverato all’Ospedale di Nola, ha riportato traumi importanti alle gambe, ma non è in pericolo di vita.
Spirito, invece, dopo essere stato immediatamente soccorso, è stato trasferito d’urgenza all’ospedale del Mare a Napoli, dove le sue condizioni sono apparse immediatamente gravi. I sanitari lo hanno intubato e trasferito in Rianimazione, ma è morto poco dopo a causa delle gravi lesioni riportate nella caduta.
Secondo una prima ricostruzione effettuata dagli investigatori, le indagini sono affidate ai carabinieri della stazione di Cicciano e a quelli del Nucleo ispettorato del lavoro, i due operai erano su un ponteggio, impegnati nell’attività di riqualificazione del palazzetto dello sport. All’improvviso, hanno perso l’equilibrio e sono caduti entrambi.
Le indagini si stanno soffermando soprattutto sull’applicazione delle procedure di sicurezza nel cantiere.
“Due operai edili morti a Napoli nel giro di una settimana – si riferisce all’operaio morto a Frattamaggiore e a quello di Comiziano – non sono una fatalità, ma il drammatico risultato di un sistema di tutela del lavoro in corto circuito”. Così il segretario generale Fillea Cgil Napoli, Giuseppe Mele, sulle recenti morti sul lavoro.
“Come Fillea Cgil Napoli – si legge nella nota – denunciamo con forza due criticità ormai insostenibili nei cantieri: da un lato, l’assenza di vigilanza sul campo causata dal cronico sottodimensionamento degli ispettorati del lavoro e dei servizi di prevenzione delle Asl, per una città metropolitana che conta 92 comuni per circa 3 milioni di cittadini, dall’altro la forte resistenza che incontriamo quotidianamente da parte delle imprese nell’applicare l’ordinanza della Regione Campania che vieta le attività nelle ore più calde”.
“Troviamo – evidenzia Mele – enormi difficoltà a far digerire questo provvedimento alle aziende che spesso preferiscono ignorarlo pur di non rallentare i tempi di consegna dei lavori, esponendo gli operai a rischi altissimi sotto il sole cocente. Se a questo si aggiunge la giungla dei subappalti e la fretta, la tragedia diventa prevedibile”.

















