
L’intreccio delle rose: un ritratto di memoria e radici
Di Michele Acierno.Foto Archivio Acierno.
In questa immagine, il tempo si ferma per lasciar parlare il legame indissolubile del sangue e della memoria. È un incontro tra donne che portano nel nome, e nel destino, la delicatezza e la forza di un fiore: la Rosa.
A sinistra della fotografia, avvolta nella sua presenza solenne, troviamo Rosa Acierno (nata intorno al 1870), sposa di Domenico Colucci, detto “Zi Minichiello” (1865), e madre di nonno Andrea (1895).
Accanto a lei, sua nuora, mia nonna Rosa Acierno (1906) — per tutti nota come Rusinella e Mariadunata — figlia di Maria Donata Mungiello (1882) e Antonio Acierno (1878). È lei il ponte vivace che unisce il passato al presente, sposa di Andrea Colucci e madre amata di Rosetta (1942), la mia mamma.
Quante storie si intrecciano tra queste figure, in questo scrigno di ricordi che è l’Archivio Acierno. Non è solo una fotografia: è una genealogia di affetti che fiorisce nel tempo.
Come in un giardino curato con devozione, queste due Rose raccontano la tenacia di chi ha seminato la vita, la dedizione di chi ha cresciuto le generazioni e l’eredità silenziosa che oggi, attraverso i miei occhi e il mio impegno di ricercatore, continua a profumare di storia e di appartenenza.
Nel nostro ricordo vive anche mia sorella Rosa (1964), il nostro piccolo angelo di famiglia, che se n’è andata a soli sei mesi ma il cui ricordo è parte integrante della nostra anima.
È un ritratto che non racconta solo volti, ma il cuore pulsante di una famiglia, un invito a fermarsi e onorare le radici che ci hanno resi ciò che siamo.

















