
Mercogliano: Settimana dei festeggiamenti della B.V. Maria di Montevergine
Storia del quadro da una nota di Irpinia Turismo.
Dall’1 al 5 settembre, si festeggia la B.V. Maria di Montevergine (Av), appellativo con cui si venera, nell’omonimo santuario a Mercogliano, il quadro raffigurante la Vergine Maria seduta su un trono con in braccio il bambino Gesù; oltre al nome consueto, è anche conosciuta come Madonna Nera o maggiormente come Mamma Schiavona.
Contrariamente a quanto può pensarsi, il culto della Madonna di Montevergine non è legato ad alcuna apparizione, ma solamente dalla volontà di un monaco eremita, San Guglielmo da Vercelli, di dedicare la propria vita alla preghiera, tramite il culto di Maria, formando in poco tempo un vero e proprio ordine monastico.
La storia dell’icona della Madonna di Montevergine è incerta. Secondo la leggenda, il quadro sarebbe stato direttamente dipinto da San Luca, il quale lo avrebbe prima esposto a Gerusalemme, per poi trasferirlo ad Antiochia e, subito dopo, a Costantinopoli, infine a Napoli.
Nell’VIII secolo, però, con la salita al trono di Michele Paleologo e l’inizio dell’iconoclastia, il fuggitivo re Baldovino II recise il capo della Madonna dal quadro per metterlo in salvo. Dopo molti passaggi la Madonna giunse, in eredità, nelle mani di Caterina II Valois, sposa di Filippo di Taranto, che donò il quadro ai monaci di Montevergine nel 1310, esponendolo nella cappella gentilizia dei D’Angiò, dove ella stessa volle essere sepolta.
L’evangelista Luca, se si vuol credere a questa leggenda, sarebbe, pertanto, solo l’autore del capo della Vergine. Egli aveva conosciuto Maria e aveva osato ritrarla, ma, sgomento, non aveva finito il viso e, addormentatosi, l’aveva trovato il mattino dopo completato da un misterioso intervento divino.
Caterina II prima di donare il quadro a Montevergine fece terminare l’opera, si diceva in quel tempo, da Montano d’Arezzo.
Nei secoli successivi si è discusso a lungo sull’attribuzione dell’opera. La prima vera valutazione storica dell’icona si ebbe soltanto durante il Concilio Vaticano II, negli anni sessanta del Novecento, quando su ordine delle autorità ecclesiastiche un team di storici e critici analizzarono il quadro: ben presto la leggenda risultò totalmente infondata, in quanto la data di donazione al santuario non poteva essere esatta perché Caterina II avrebbe avuto solamente dieci anni ed, inoltre, da uno scritto conservato nel monastero irpino, ci testimonia che il quadro era già presente a Montevergine dalle fine del XIII secolo.
Nel 1964 Giovanni Mongelli, padre della Congregazione di Montevergine, poi, ipotizzò che l’opera potesse essere stata realizzata da Pietro Cavallino, o comunque dalla sua scuola, visti i numerosi elementi artistici tipici del pittore romano, come lo stile bizantineggiante ed il modo di panneggiare. Questa ipotesi fu dettata anche dal fatto che il Cavallini era stato spesso commissionato a realizzare opere dai D’Angiò, famiglia sicuramente a cui l’opera appartiene vista la presenza dei gigli angioini.
Nel 1997, padre Placido Maria Tropeano, ha, però, dichiarato che l’opera potrebbe essere anche attribuita a Montano d’Arezzo, ma che a seguito dei continui rimaneggiamenti abbia perso la sua fisionomia iniziale.
Altra leggenda, anch’essa esclusa dagli storici, vuole che il quadro sia giunto a Montevergine perché il mulo che lo trasportava non avrebbe eseguito gli ordini del padrone e si sarebbe incamminato per la montagna, giungendo fino al santuario.
L’immagine della Madonna di Montevergine è stata realizzata su due tavole di pino, tenute insieme da alcune sbarre nel retro, ed ha una altezza di 4 metri e 30 per una larghezza di 2 metri e 10.
Rappresenta la Madonna, seduta su un trono, con in braccio il bambino Gesù, posto sulla sua gamba sinistra mentre il fanciullo tiene, nella sua mano destra, il manto della mamma.
Sia il capo del bambino che quello della Madonna sono aureolati, ma, mentre nel primo caso, è ancora presente una corona d’oro donata nel 1712 dal Capitolo di San Pietro in Vaticano, nel secondo è assente a causa di un furto avvenuto nel 1799.
Il volto della Vergine è di forma ovoidale e gli occhi sono in nero con la caratteristica di osservare nello stesso momento sia il cielo che il bambino che reca in braccio.
Nella parte superiore del quadro sono presenti due angeli che volano sul bordo del trono, mentre altri sei si trovano ai piedi di Maria in segno di venerazione e preghiera.

















