
‘O MIEDECO D’E PAZZE

Vana Imago ,una delle Compagnie più interessanti della rassegna. Con la Regia precisa di Salvatore Orga sabato 11 e domenica 12 dicembre è andata in scena al Santa Teresa di Napoli , la Commedia di Eduardo Scarpetta O’ MIEDECO D’E PAZZE .
Rivisitazione in due atti della famosa opera Scarpettiana. La trama racconta di Felice Sciosciammocca, che da Roccasecca, di cui è il Sindaco , arriva a Napoli per rivedere il nipote Ciccillo e soprattutto l’ospedale dei pazzi da lui diretto. Ciccillo, però, ha sempre mentito e fingendo di essere medico gli ha spillato quattrini per finanziare la sua carriera nel campo della psichiatria . La trovata di Ciccillo di portare lo zio a visitare la Pensione Stella, spacciandola per l’ospedale dei pazzi , confidando nell’eccentricità dei personaggi che la abitano è il perno intorno al quale si sviluppa tutta la farsa di Scarpetta con una serie continua di battute ed equivoci interessanti e coinvolgenti .

Tutti gli attori in scena sono risultati molto concentrati nei loro ruoli, con un forte impatto emotivo: dall’utilizzo della mimica all’espressioni linguistiche, seguiti da una Regia che ha controllato minuziosamente tutte le azioni, dall’inizio della commedia all’uscita di scena degli attori, fino ai saluti conclusivi, senza lasciare nulla al caso o all’improvvisazione . Gli attori in scena hanno tutti una padronanza ben studiata mai stucchevole o eccessivamente e fintamente recitata, possiedono una conoscenza e uno studio della parte, dell’utilizzo del dialetto e dell’impostazione attoriale di buon livello . Rispetto a quanto detto altre volte questa compagnia può confrontarsi con i grandi classici della Commedia Napoletana, come può essere NATALE IN CASA CUPIELLO O NAPOLI MILIONARIA, perché dalla loro hanno una competenza ed uno studio che non li renderebbe schiavi di quelle parti, ma anzi hanno tutte le facoltà per dare corpo ad una reinterpretazione degna dell’originale . Nonostante il primo atto sia risultato un po lento rispetto al secondo, rendendo alcuni momenti passivi e pedanti, la protagonista Lidia Tassella nelle vesti di Amalia è stata ironica, fintamente elitaria e giusta in tutte le scene, magistrale tutte le interpretazioni in scena ,così come quella dell’attore non protagonista Francesco Piscopo nei panni di Raffaele , ridente, tragicomico insomma fuori dagli schemi come se vivesse una realtà differente, fuori tempo -da copione-immerso nei panni di un attore pronto per la prima e pronto ad interpretarlo nella maniera più tragica e fittizia che ci sia . Eccessivo il trucco, la scenografia di Massimo Malavolta nel primo atto un po troppo minimal ,priva di corpo ed ecco la domanda che sorge spontanea : Scelta voluta o errore di Regia? Bella invece la scelta scenografica proposta nel secondo atto . Pomposa, ricca di elementi decorativi volti a sottolineare la sontuosità della pensione Stella, così come lo erano i costumi proposti da Susy Garofalo, colori giusti , stili e stoffe richiamavano- anche se non fedelmente in rapporto all’epoca di riferimento -quel mondo di derivazione elitaria posta in essere in scena dagli attori protagonisti.
MARTINA GIUGLIANO

















