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La salute mentale : l’evoluzione del concetto alla luce delle tecniche di meditazione e di rilassamento
Napoli-La pandemia da nuovo coronavirus ,che ancora ci attanaglia , è inequivocabilmente una fonte di stress psico emotivo .Conviviamo con la paura del contagio e con eccezionali misure di contenimento e relative restrizioni. Il concetto di stress però è antecedente al momento storico che stiamo vivendo ed è spesso cause di diverse patologie cosiddette psicosomatiche. La meditazione e in generale le tecniche di rilassamento sono divenute di largo uso anche qui in Occidente per fronteggiare i ritmi frenetici e lo stress che caratterizzano la società odierna .Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Gemma Zontini, psichiatra e psicanalista di grande esperienza .

Dott.ssa Gemma Zontini
D: Assistiamo ad un significativo aumento di interesse verso la pratica della meditazione e in generale verso molteplici tecniche di rilassamento mentale. Nell’immaginario collettivo il concetto di salute mentale come si è evoluto nell’ultimo ventennio?
R: “Essendo la psicoanalisi freudiana il mio ambito di competenza teorico-clinica, credo di poter dire che la salute mentale si è in parte giovata della lezione freudiana. Seguendo, infatti, le riflessioni della psicoanalisi,un’idea di fondo della salute mentale è che le funzioni psichiche siano plastiche e polimorfe. Questo aspetto rende difficile tracciare una netta linea di confine tra la cosiddetta “normalità “ e patologia. La sofferenza psichica dunque appare più legata ad una rigidità dei funzionamenti che a dei criteri di demarcazione netta tra sano e malato. Ma una tale difficoltà, invece di costituire un problema, rappresenta una ricchezza perché riduce l’alone di estraneità che accompagna la patologia psichica e induce a pensare alle possibili operazioni inclusive della sofferenza mentale nel tessuto sociale generale. Essendo, come ho detto, psichiatra e psicoanalista la meditazione e le tecniche di meditazione non rientrano nel mio campo di formazione e interesse. In ogni caso, il punto centrale , a mio parere , non è trincerare le problematiche psichiche in un luogo altro. Se una persona ad esempio sente di dover affrontare uno stress eccessivo in ambito lavorativo, credo che la cosa vada affrontata in senso generale, come problematica della persona, non come elemento di disturbo settoriale per il quale può funzionare una tecnica specifica quale può essere la meditazione a meno che essa, appunto, non sia usata come metodo di riflessione generale sulla persona.

Il punto, a mio avviso,è capire e trasformare ponendosi piuttosto la domanda “perché il lavoro mi stressa? Come si manifesta lo stress in me? Come posso cambiare il mio modo di vedere e sentire emotivamente il lavoro?”
D: Lei cosa pensa del concetto di “bambino interiore” e delle implicazioni che può comportare nell’età adulta?
R: “Abbiamo tutti un bambino interiore e, per gli psicoanalisti, si chiama inconscio. L’ inconscio è il “luogo” psichico in cui le nostre esperienze infantili vengono rappresentate e conservate. Nel corso della crescita esse devono essere allontanate dalla coscienza altrimenti interferirebbero con il funzionamento psichico adulto. Questa operazione di allontanamento viene compiuta da un meccanismo psichico che tecnicamente in psicoanalisi viene chiamato rimozione.
Questo aspetto psichico che io chiamo ’inconscio” e lei chiama bambino interiore, ci seguirà per tutta la vita.

Influenzerà la vita adulta dando ad ognuno di noi quelle coloriture, attitudini, modi personali di vedere e vivere la vita che faranno di ogni individuo un soggetto singolare ed unico. Esperienze infantili problematiche o francamente traumatiche daranno luogo a modi problematici di vedere e vivere la vita. Irrigidiranno quel polimorfismo, quella duttilità psichica così necessaria per vivere, determinando una perdita della singolare soggettualità.”

















