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LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA

Un appello per la Pace di Carmine Magnotti.

Una sorte di inquietudine sembra attraversare l’EUROPA e il futuro ci appare incerto e tinto di ombre che minacciano la stessa pace, goduta per oltre settanta anni, ma ora è esposta ai venti bellicosi tanto che la spesa militare dei paesi europei ha fatto registrare un aumento significativo.

La guerra non è un inevitabile male a cui perciò dobbiamo assuefarci. Essa ha effetti devastanti sul presente, ma anche sul futuro della società.

Pensiamo che la guerra serva a difendere i diritti di un popolo, invece ha ragione HANNAH ARENDT quando afferma che ”… la guerra non restaura i diritti, ma redifinisce i poteri. Essa è un fallimento della nostra umanità “.

La cultura dell’individualismo è il terreno fertile perché si sviluppino sentimenti di ostilità che infiammano i conflitti. Le guerre moderne sono combattute da remoto con droni, missili a lunga e media gittata sempre più potenti e aerei sofisticati contro un nemico con cui non si viene più a contatto come nelle guerre del passato. Le guerre moderne servono anche per sperimentare armi sempre più micidiali prodotte da un’industria bellica fiorente.

La pace, invece, è una parola di origine sanscrita che rimanda all’idea di legame e di solidarietà che è il contrario dell’individualismo.

Il Papa è convinto che il futuro dell’umanità è soprattutto nelle mani dei popoli e non nelle mani delle élite e delle grandi potenze. La pace – CONTINUA IL PONTEFICE – si fa con i piedi, le mani e gli occhi dei popoli coinvolti e non sarà mai frutto dell’indifferenza, dei muri, delle armi puntate degli uni contro gli altri, ma del dialogo e della giustizia”.

La pace non è solo un no alla guerra, ma è un sì all’incontro, al dialogo, alla ricerca tenace di ciò che ci accomuna. La pace è possibile, se siamo consapevoli che tutto è in relazione con l’ambiente con chi ci precede e con chi verrà dopo. I negoziati di pace sono spesso lunghi e difficili per la irriducibilità e la reciproca sfiducia dei contendenti.

In questo tempo si invoca continuamente la pace, si organizzano marce, ma la pace deve scaturire dal cuore dell’uomo scevro di odio e di vendetta. I media, ogni giorno, fanno arrivare nelle nostre case immagini di massacri terribili, di violenze selvagge su donne, uomini e bambini. Crudeltà che credevamo relegate ad un passato meno civile del nostro. Ci dobbiamo domandare se questa crudeltà, che ci sembra riemergere da un passato meno civile del nostro presente, nasca solo dalla natura umana o ci sono altre ragioni per spiegarla. Ragioni che vanno ricercate nell’avanzare della scienza, nella scoperta di sostanze capaci di far superare la paura, di rendere i soldati che l’assumano insensibili al dolore, incapaci di compassione.

La prassi di intervenire con sostanze che alterano il morale dei soldati è antica, ma fino alla prima guerra mondiale si trattava soprattutto di somministrare loro bevande alcoliche per far vincere la paura e ripensamenti e scongiurare così le defezioni. Oggi con lo straordinario progresso della ricerca farmacologica, invece, si può intervenire in profondità, provocando una vera e piuttosto duratura alterazione dello stato psichico di un combattente, facendo tacere in loro paura e umana reazione alla sofferenza.

Abbassando la percezione di sé come esseri umani che provano paura e sofferenza, si abbassa anche la soglia di empatia facendoli diventare insensibili alle sofferenze che infliggono agli altri. Così diventano pericolosi e crudeli super- eroi. Dopo ogni conflitto, molti reduci presentono evidenti danni psicologici che pregiudicano il loro reinserimento nella vita civile, perciò hanno bisogno di cure.

La guerra, inoltre, fa anche danno all’ambiente già compromesso dall’inquinamento e dal cambiamento climatico. L’ONU ha inviato una delegazione in UCRAINA e a Gaza per monitorare i danni provocati all’ambiente dai conflitti in corso.

A GAZA l’aria e il suolo sono contaminati dai residui delle 25 mila bombe sganciate da ISRAELE dall’inizio della guerra. E’ stata accertata, inoltre, la presenza del fosforo bianco, una sostanza chimica che avvelena il terreno e l’acqua. In PALESTINA i cambiamenti climatici hanno aumentato i periodi di siccità.

In Ucraina un terzo delle foreste nazionali è distrutto e migliaia di carcasse di bombe e carri armati sono abbandonati sul territorio. Le attività militari hanno lasciato nell’atmosfera una quantità enorme di anidride carbonica. Inoltre il 20% del territorio nazionale è cosparso di mine antiuomo che rilasciano nel terreno sostanze tossiche e rendono la terra impossibile da coltivare.

I danni ecologici peggiorano la vita di chi abita un paese in guerra. A GAZA i bombardamenti hanno contaminato l’acqua dei fiumi e delle falde con scorie tossiche, creando problemi alla popolazione che non trova acqua potabile e deve fare i conti con scorte idriche razionate.

L’EUROPA, in virtù delle sue radici ebraiche e cristiane e degli ideali dei suoi padri fondatori, che auspicavano un’EUROPA unita nella pace, non dovrebbe soffiare sul fuoco dei venti di guerra che percorrono una parte del suo territorio, inviando armi, ma favorire l’apertura di una conferenza per la pace che riunisca intorno ad un tavolo i delegati delle Nazioni in guerra.

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