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San Felice di Nola: All’origine di un culto…

Post di Nicola Castaldo in occasione della festività.

Lo scavo eseguito dallo scrivente nella cripta o succorpo della cattedrale di Nola, dove la tradizione ritiene sia stato deposto il corpo di Felice martire, protovescovo e patrono della città, ha messo in luce una complessa stratificazione archeologica.

Interessante è stata l’individuazione di diverse murature databili tra il periodo romano e quello tardoantico/altomedievale: un’esedra con murature in opera vittata con tracce d’intonaco chiaro con decorazione a spesse fasce di colore bruno-rossastro campite sul fondo chiaro, che in origine dovevano delimitare dei riquadri (II-III secolo d.C.), sulla quale è applicata una lastra di spolio in marmo paonazzetto, ed un muro in blocchi di tufo che si innesta alla precedente, ascrivibile tra la fine del V secolo d.C. e gli inizi del secolo successivo e, verosimilmente, pertinente ad una fabbrica sacra realizzata attorno all’esedra, la quale, probabilmente, fungeva anche da abside della fabbrica sacra indiziata.

La decorazione parietale a fasce, superstita, trova confronti in abito di strutture sia residenziali che cultuali, come ad esempio la decorazione con riquadri in rosso mattone su fondo ocra (140-160 d.C.) della Casa delle Volte Dipinte (ambiente II, parete A e parete D) di Ostia o la decorazione a grandi rettangoli su fondo bianco (fine III secolo d.C.) del cubicolo dell’Annunciazione delle Catacombe di Priscilla a Roma.

Alcuni studiosi (Laura Caso) hanno ipotizzato che l’andamento curvilineo del muro in opus vittatum della cripta nolana lascia ipotizzare l’esistenza di un’esedra originaria afferente, presumibilmente, ad un monumento funerario (cfr. l’edicola del così detto trofeo di Gaio, databile al II secolo d.C., pertinente alla tomba di San Pietro), inquadrabile, cronologicamente, alla media età imperiale.

L’indagine archeologica ha documentato reiterati lavori di adattamento del sito di culto, effettuati anche in concomitanza di eventi distruttivi, come il crollo della cattedrale del 1583, chiarendo anche l’assetto che nel tempo aveva assunto l’area presbiterale, con la presenza di successivi altari e scale in muratura che permettevano l’accesso alle “fenestelle” presenti sulla parete oggetto di culto.

Nella parte superiore della lastra marmorea in marmo paonazzetto descritta, infatti, un piccolo foro accoglie una cannula d’argento, oggi protetta da un “tabernacolo/reliquiario d’argento e nel passato da una custodia (fenestella) in muratura, dalla quale un tempo stillava copiosa, in occasione della festa liturgica del santo vescovo nolano, ossia il 15 novembre, un liquido biancastro che veniva chiamato “manna”, emanato, secondo la tradizione, dal corpo del martire che si crede ivi giacente e documentato per la prima volta da Ambrogio Leone nel 1514, che descrive la fuoriuscita della manna dalla lastra diritta sul muro e la sua raccolta in un calice posizionato sull’altare (ara).

La rimozione di superfetazioni murarie, realizzate sotto la lastra marmorea ed addossate all’esedra, ha permesso di saggiare una piccola porzione di suolo su cui è fondata quest’ultima. È stato evidenziato uno spesso strato carbonioso connesso ad un evento distruttivo violento che aveva interessato l’area, forse connesso alla fase di distruzione della città in occasione delle repressioni sillane durante la guerra sociale, e fosse di scarico colme di materiali edilizi, tra cui frammenti pavimentali in cocciopesto, dalle quali probabilmente proveniva anche il frammento di pavimento musivo in opus vermiculatum con aquila che stringe una serpe tra gli artigli (rinvenuto nella cripta in occasione dei lavori di ricostruzione della cattedrale post incendio del 1861), databile ad età ellenistica-romana (III-II secolo a.C.), e pertinente all’estesa domus sorta nello spazio urbano della città antica dove oggi s’innalza la cattedrale e gli altri edifici che compongono l’insula episcopalis (cfr. Castaldo 2013, in La cripta di San Felice vescovo e martire nell’insula episcopalis di Nola).

Di notevole interesse storico, archeologico ed artistico la fronte d’altare con croce gemmata (fine V-inizi VI secolo d.C.) forse pertinente alla primigenia fabbrica sacra realizzata presso l’esedra e il rilievo con Cristo tra i dodici Apostoli (XIII secolo) proveniente, verosimilmente, dell’attigua chiesa paleocristiana del Santi Apostoli, al disotto della quale lo scrivente ha intercettato resti di strutture murarie e pavimentali in cocciopesto di epoca romana.

Di pregio anche il tabernacolo eucaristico commissionato dal Conte Gentile Orsini in occasione delle nozze con Caterina d’Aragona (fine XV secolo) che un tempo costituiva anche la cona della cripta feliciana, posto alla destra della parete con la lastra in paonazzetto e, successivamente, collocato alla base di quest’ultima, come ha documentato lo scavo archeologico, dando all’insieme un aspetto di “sarcofago” per la sua foggia allungata ed istoriata. In alcuni documenti si parla di “sarcofago” di San Felice.

Il luogo, sul quale sono stati edificati i successivi edifici di culto, è oggetto di profonda venerazione da parte dei fedeli, che nella festività del santo vi si recano copiosi a rendere omaggio a quello da loro ritenuto il primo vescovo della comunità dei credenti di Nola.

 

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