
𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘𝗡𝗗𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗔𝗡 𝗖𝗥𝗜𝗦𝗧𝗢𝗙𝗢𝗥𝗢
Dal Post di Gualdana dell'Orso •Arte Bellezza Conoscenza del 22.07.25 •://youtu.be/9DWqqTBftB8?si=XuxrZfSGoRKZIFXU
Nel Medioevo si credeva che osservando un’immagine di 𝙎𝙖𝙣 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤𝙛𝙤𝙧𝙤 per quel giorno si sarebbe evitato il pericolo di una 𝙢𝙤𝙧𝙩𝙚 𝙞𝙢𝙥𝙧𝙤𝙫𝙫𝙞𝙨𝙖, cioè senza i conforti religiosi. Questa era un’evenienza particolarmente temuta, perché si riteneva che non potersi confessare in punto di morte avrebbe allungato la permanenza in 𝙋𝙪𝙧𝙜𝙖𝙩𝙤𝙧𝙞𝙤 o perfino condotto all’𝙄𝙣𝙛𝙚𝙧𝙣𝙤 in caso di peccato capitale non espiato.

𝙎𝙖𝙣 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤𝙛𝙤𝙧𝙤 era anche uno dei 𝙦𝙪𝙖𝙩𝙩𝙤𝙧𝙙𝙞𝙘𝙞 𝙨𝙖𝙣𝙩𝙞 𝙖𝙪𝙨𝙞𝙡𝙞𝙖𝙩𝙤𝙧𝙞 invocati per la protezione dalle disgrazie: a lui competeva la protezione dalla 𝙥𝙚𝙨𝙩𝙚, vero e proprio terrore per gli uomini medievali.
Era inoltre il 𝙥𝙧𝙤𝙩𝙚𝙩𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙚𝙞 𝙫𝙞𝙖𝙣𝙙𝙖𝙣𝙩𝙞, 𝙙𝙚𝙞 𝙥𝙚𝙡𝙡𝙚𝙜𝙧𝙞𝙣𝙞 𝙚 𝙙𝙚𝙞 𝙢𝙚𝙨𝙩𝙞𝙚𝙧𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙪𝙥𝙥𝙤𝙣𝙚𝙫𝙖𝙣𝙤 𝙨𝙥𝙤𝙨𝙩𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙛𝙧𝙚𝙦𝙪𝙚𝙣𝙩𝙞, come carrettiere o venditore ambulante.
La storia di 𝙎𝙖𝙣 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤𝙛𝙤𝙧𝙤 – il cui nome in greco significa letteralmente «𝘊𝘰𝘭𝘶𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢 𝘪𝘭 𝘊𝘳𝘪𝘴𝘵𝘰» – nel Medioevo era conosciuta nella versione narrata da 𝙅𝙖𝙘𝙤𝙥𝙤 𝙙𝙖 𝙑𝙖𝙧𝙖𝙜𝙞𝙣𝙚 nella sua 𝙇𝙚𝙜𝙚𝙣𝙙𝙖 𝘼𝙪𝙧𝙚𝙖.
Prima di diventare cristiano il vero nome di 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤𝙛𝙤𝙧𝙤 era 𝙊𝙛𝙛𝙚𝙧𝙪𝙨 ed egli era un selvaggio cananeo, dalla statura straordinaria e dalla mente ottusa.
Il gigante nelle varie tradizioni viene chiamato ora come 𝘼𝙙𝙤𝙘𝙞𝙢𝙪𝙨, infine come 𝙍𝙚𝙥𝙧𝙤𝙗𝙪𝙨 (cf. CE III 728).

Posto che il nome 𝙊𝙛𝙛𝙚𝙧𝙪𝙨 va probabilmente attribuito a una tradizione successiva che ha voluto mantenere, nel nome iniziale del santo, la radice del verbo 𝘧𝘦𝘳𝘰 (si avrebbe così il passaggio da 𝘖𝘧𝘧𝘦𝘳𝘶𝘴 a 𝘊𝘩𝘳𝘪𝘴𝘵𝘰𝘧𝘦𝘳𝘶𝘴), i nomi 𝙍𝙚𝙥𝙧𝙤𝙗𝙪𝙨 (in latino 𝘧𝘪𝘯𝘵𝘰) e 𝘼𝙙𝙤𝙘𝙞𝙢𝙪𝙨 (in greco 𝘧𝘢𝘭𝘴𝘰, 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘳𝘦𝘥𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦) 𝗋𝖺𝗉𝗉𝗋𝖾𝗌𝖾𝗇𝗍𝖺𝗇𝗈 𝖽𝖾𝗂 𝘯𝘰𝘮𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘯𝘵𝘪 (nomi che descrivono il carattere del personaggio o il suo destino).
Il sogno del gigante era di incontrare e servire il più potente della terra.
Con questo intento si mise in viaggio e, raggiunta la corte di un 𝙧𝙚 molto potente, si mise al suo servizio come servitore.
Un giorno, assistendo allo spettacolo di un menestrello, il potente 𝙧𝙚 si fece il segno della croce sentendo pronunciare il nome del 𝘿𝙞𝙖𝙫𝙤𝙡𝙤.
«Perchè fai così?» chiese stupito il gigante.
«Perchè io ho paura del 𝘿𝙞𝙖𝙫𝙤𝙡𝙤», rispose il 𝙧𝙚.
«Se lo temi significa che è più potente di te. Allora io voglio servire il 𝘿𝙞𝙖𝙫𝙤𝙡𝙤» e così dicendo, 𝙊𝙛𝙛𝙚𝙧𝙪𝙨 abbandonò la corte.

Si rimise in viaggio e nel deserto vide avanzare un’orda di cavalieri vestiti di rosso al capo dei quali ce n’era uno vestito di nero, gli chiese: «Che cosa vai cercando?».
“Io cerco il 𝘿𝙞𝙖𝙫𝙤𝙡𝙤, per servirlo”, rispose 𝙊𝙛𝙛𝙚𝙧𝙪𝙨.
«Io sono il 𝘿𝙞𝙖𝙫𝙤𝙡𝙤, seguimi!», rispose l’oscura figura.
E così il gigante si trovò arruolato fra i cavalieri di 𝙎𝙖𝙩𝙖𝙣𝙖.
Durante una cavalcata la schiera infernale incontrò sul bordo della strada una 𝙘𝙧𝙤𝙘𝙚.
Il 𝘿𝙞𝙖𝙫𝙤𝙡𝙤 arrestò la corsa ed ordinò immediatamente di tornare indietro.
«Perchè?» chiese 𝙊𝙛𝙛𝙚𝙧𝙪𝙨. «Perchè io temo l’immagine del 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤!» rispose il 𝘿𝙞𝙖𝙫𝙤𝙡𝙤.
«Se lo temi significa che sei meno potente di lui. Io allora voglio servire il 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤» e, così dicendo, 𝙊𝙛𝙛𝙚𝙧𝙪𝙨 passò da solo oltre la 𝙘𝙧𝙤𝙘𝙚 abbandonando il 𝘿𝙞𝙖𝙫𝙤𝙡𝙤 e i suoi cavalieri.
Si rimise in viaggio e iniziò dunque a chiedere in giro dove avrebbe potuto incontrare questo 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤.
Gli indicarono un 𝙚𝙧𝙚𝙢𝙞𝙩𝙖, «ti mostrerà il 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤», gli dissero.
L’eremita lo prese per mano e lo condusse sulla riva di un torrente impetuoso che scendeva da un’alta montagna. «Tanta povera gente è morta tentando di attraversare quest’acqua. Resta qui e porta sull’altra riva, sulle tue robuste spalle, quelli che te lo chiederanno.»
Una notte, fu svegliato dalla voce di un 𝙗𝙖𝙢𝙗𝙞𝙣𝙤 che lo chiamava.
Si alzò, pose il bambino sulle sue forti spalle, ed entrò nell’acqua. Ma nel mezzo dell’attraversata il fiume si ingrossò e comparvero delle onde alle quali 𝙊𝙛𝙛𝙚𝙧𝙪𝙨 dovette opporre il massimo della sua forza per non esser rovesciato, ed il bambino diventava sempre più pesante, tanto che 𝙊𝙛𝙛𝙚𝙧𝙪𝙨 disse «𝙈𝙞 𝙨𝙚𝙢𝙗𝙧𝙖 𝙙𝙞 𝙨𝙩𝙖𝙧 𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙞𝙡 𝙈𝙤𝙣𝙙𝙤!»
Quando, stremato, giunse all’altra riva col bambino sano e salvo, questi gli disse: «𝙉𝙤𝙣 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙝𝙖𝙞 𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙞𝙡 𝙈𝙤𝙣𝙙𝙤, 𝙢𝙖 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝘾𝙤𝙡𝙪𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙝𝙖 𝙛𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙞𝙡 𝙈𝙤𝙣𝙙𝙤. Per i tuoi servigi io ti battezzo nel Nome di mio Padre, nel mio proprio Nome e in quello dello Spirito Santo. Da oggi ti chiamerai 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤𝙛𝙤𝙧𝙤 (Χριστοϕόρος).»
Nel film 𝙄𝙡 𝙈𝙞𝙜𝙡𝙞𝙤 𝙑𝙚𝙧𝙙𝙚 (1999), tratto da un romanzo di 𝙎𝙩𝙚𝙥𝙝𝙚𝙣 𝙆𝙞𝙣𝙜, il personaggio di 𝙅𝙤𝙝𝙣 𝘾𝙤𝙛𝙛𝙚𝙮, interpretato dall’attore statunitense 𝙈𝙞𝙘𝙝𝙖𝙚𝙡 𝘾𝙡𝙖𝙧𝙠𝙚 𝘿𝙪𝙣𝙘𝙖𝙣 (l’interpretazione gli valse una candidatura all’Oscar 2000 come migliore attore non protagonista) è un gigante buono e innocente. Rinchiuso per un omicidio mai commesso nel penitenziario di Cold Mountain, mostra alle guardie carcerarie di avere un dono miracoloso e apotropaico: come 𝙎𝙖𝙣 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤𝙛𝙤𝙧𝙤 carica su di sè le malattie e le miserie delle persone che lo circondano.
In una scena toccante del film, 𝙅𝙤𝙝𝙣 𝘾𝙤𝙛𝙛𝙚𝙮 si reca nella camera da letto di 𝙈𝙚𝙡𝙞𝙣𝙙𝙖 𝙈𝙤𝙤𝙧𝙚𝙨, moglie del direttore del carcere, delirante a causa del tumore al cervello in fase terminale. Il condannato a morte assorbe il tumore della donna che torna cosciente e perfettamente guarita: tra la commozione dei presenti, abbraccia 𝙅𝙤𝙝𝙣 𝘾𝙤𝙛𝙛𝙚𝙮 e gli mette al collo la sua catenina di 𝙎𝙖𝙣 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤𝙛𝙤𝙧𝙤.
Nelle foto
- Affresco 𝖽𝗂 𝙎𝙖𝙣 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤𝙛𝙤𝙧𝙤 che guarda il fiume con Gesù Bambino sulle spalle. Andrea Delitio. Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore, Guardiagrele (CH).
- Affresco 𝖽𝗂 𝙎𝙖𝙣 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤𝙛𝙤𝙧𝙤. Oratorio di San Pellegrino, Bominaco (AQ).
- Affresco 𝖽𝗂 𝙎𝙖𝙣 𝘾𝙧𝙞𝙨𝙩𝙤𝙛𝙤𝙧𝙤 realizzato su uno dei pilastri della navata principale. Chiesa di Tommaso Becket, Caramanico Terme (PE).

















