
Lo sguardo di Santo Stefano sul sigillo del Notaio: un tesoro d’archivio a Baiano
Ricerchie di archivio di Angelo Piciullo da Dimentichiamo il Baianese "Costrui...Amo la Città di ABELLA".
Nell’antica prassi notarile, i professionisti usavano rilegare gli atti stipulati nel corso dell’anno in volumi di pregio. La coperta, spesso in pergamena, veniva ripiegata e incollata su un’anima rigida, rifinita internamente da un foglio di carta chiamato controguardia.
Non era raro che alcuni notai scegliessero di impreziosire queste controguardie con stampe d’arte, incisioni di carattere religioso, realizzate da maestri del bulino.
È il caso del notaio baianese Domenico Antonio Foglia, il quale, nel 1694, decise di porre all’inizio del suo fascicolo una splendida stampa raffigurante Santo Stefano, affidando idealmente la protezione della sua intera attività professionale al Protomartire.
L’opera, nata dal bulino sapiente di Vincenzo Colecchia, è un capolavoro di delicatezza e simbolismo. Il giovane Santo è ritratto al centro di uno scenario naturale dove cime montuose e valli profonde fanno da scenografia.
È suggestivo pensare che l’artista abbia voluto omaggiare proprio il territorio di Baiano, ancorando la figura sacra al contesto locale.
Il martire, vestito di una raffinatissima dalmatica, volge lo sguardo fiero verso il cielo, mentre un’ampia aureola a raggi ne illumina il volto. Ai suoi piedi, le pietre della lapidazione riposano ormai inermi, trasformate da strumenti di morte in testimoni di gloria. Con una mano Stefano regge con fermezza un’imponente palma, emblema del martirio vittorioso, mentre l’altra sostiene il Libro, custode della Verità.
A incorniciare questa visione è una sontuosa architettura templare, sorretta da eleganti cariatidi e animata da angeli festosi sul frontone, quasi a voler elevare il lavoro del notaio a una dimensione celestiale.

















