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In Calabria, un paese quasi estinto ha ripreso vita grazie ai migranti

Riaperti la scuola, l'ufficio postale e persino il bancomat. Di Tetiana Holubova da Facebook del 1 marzo 2026.

In Italia c’è una storia che rompe il consueto dibattito sull’immigrazione a livello di verità quotidiana. Nel piccolo Comune di Caminì, in Provincia di Reggio Calabria, vivono circa 800 persone, e quasi la metà di loro sono immigrati. Negli ultimi anni qui si sono trasferiti afghani, siriani, bengalesi, pachistani e persone da vari paesi africani. E questo non ha semplicemente cambiato la composizione dei residenti – ha letteralmente restituito vita al paese.

Quello che di solito in posti del genere chiude, a Caminì ha ripreso a funzionare. Hanno riaperto l’asilo nido e la scuola elementare, che soffrivano per la mancanza di bambini. Sono tornati l’ufficio postale e il bancomat, senza i quali per gli anziani e le famiglie in un piccolo paese è particolarmente difficile vivere. Per l’Italia, dove molti piccoli Comuni si svuotano da anni, questo è un esempio molto significativo: sono arrivate persone – e insieme a loro sono tornati i servizi di base.

Il punto chiave è che non si tratta solo di accoglienza. Un’équipe cooperativa sociale locale ha aiutato i nuovi arrivati a trovare alloggio nelle case vuote e ha dato loro la possibilità di lavorare. In paese sono nati laboratori, botteghe artigiane, corsi di lingua italiana, piccoli progetti per donne, un bar, persino una web radio locale. Insomma, non ha funzionato lo schema dell'”accoglienza temporanea”, ma un modello più maturo – casa più lavoro più vita quotidiana. E dove c’è lavoro, la gente poi affitta o compra casa e resta.

Colpisce particolarmente che Caminì si sia ispirata all’esperienza della vicina Riace, ma abbia cercato di trarre insegnamento dalla sua crisi. L’attenzione non è stata solo sull’assistenza, ma anche su un’economia che potesse reggersi da sola. Per questo oggi in paese non si vedono solo famiglie immigrate, ma anche studenti, turisti, piccole attività commerciali e persino giovani del posto, che prima erano emigrati e ora stanno tornando. Per il Sud Italia è una notizia molto rara e importante.

Questa storia può suscitare polemiche, ed è normale. Ma il fatto resta: dove c’era il rischio di una silenziosa estinzione, sono comparsi bambini, lavoro e movimento. Per la vita in Italia, questa non è solo una questione di immigrazione, ma anche del futuro di centinaia di piccoli paesi. Continueranno a svuotarsi o troveranno un modo per sopravvivere senza grandi slogan?

Secondo voi, per paesi come questi in Italia è più importante “chi è arrivato” o il fatto che finalmente siano tornati lavoro, scuole e una vita normale?

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