CAMPANIACULTURAi personaggiOPINIONI

Maria Rosaria Di Rienzo… andar per versi…

Levità di immagini \ Le parole, specchio di vita e pensiero... Gianni Amodeo - 19 \ 05 \ 26

Un viaggio di intensa, serena e rasserenante ri–scoperta di sé e del proprio mondo, immergendosi nella polifonia dei versi che fanno librare mille avvolgenti suggestioni, con cui pulsano e si trasfigurano, in pari sintonia e vigore d’impulso, i tanti profili della natura nelle loro multiformi dimensioni ed essenze. Ed è la limpida modalità, che suscita ed irradia l’ammaliante e grazioso fascino, a cui corrispondono in sistemica correlazione i sincopati ritmi, che attraversano e connotano tutte le forme viventi, nel costituirsi delle loro distinte e peculiari singolarità per ordine e specie in classificazione di umana convenzione…

E’ un viaggio speciale che corre tra gli intimi sentimenti dell’anima e i riverberi di pensiero, così come si generano e compongono in autentica pregnanza di valore sullo schermo della realtà concreta e viva, dandone una lettura approfondita ed una visione ampia, che concorrono a far da bussola d’orientamento e guida nel composito viluppo dell’esistente spesso inestricabile. Bussola e guida irrinunciabili e proficue, nel far vivere il rapporto diretto e di conoscenza con le altrui concezioni e esperienze, innescando ed alimentando l’interattiva circolarità che commisura l’io al noi, basilare ancora ed irrinunciabile sostegno di vita, a fronte della somma finitezza e fragilità dell’umana condizione, per se stessa caduca ed effimera.

 E’ il viaggio che Maria Rosaria di Rienzo racconta con disinvolta spigliatezza e limpida chiarezza di linguaggio nell’agile silloge di ariose e stilizzate composizioni, intitolata DA SEMPRE La musica della parola, con progetto grafico e di redazione curato da Giuseppe Piccinno, immagini di Fabio Festa, prefazione di Vincenzo Serpico, e pubblicata, in carta patinata, dall’Editrice Domenicana Italiana, con sede a Napoli. Ed è il linguaggio dell’armonia musicale, quello di Maria Rosaria di Rienzo, che fa dell’essenzialità la precipua cifra distintiva e significante del verseggiare, quasi echeggiando nell’ispirazione gli eleganti e vividi slanci degli idilli e del bucolico sentire che ben s’incontrano negli squarci della splendida lirica greca classica, così come traspaiono e vivono nel nitore dei versi di Teocrito. Una cifra di essenzialità, di cui si rende un saggio di autentica e verace testimonianza, scorrendo le tre strofe di Andiamo ai campi, con la trascrizione integrale che segue…

“Prendi la mia mano \ andiamo insieme ai campi, \ riprenderemo un’ape \ che succhia il cuore a un fiore  \ le nostre ombre vicine \ coglieremo su un prato \ di quadrifogli \ e i colori del mare \ che giocano col sole … Conosceremo gli alberi \ compagni di viaggio, \ ne faremo acquarelli \ pieni di gioia e di malinconia … Prendi la mia mano \ se vivremo in pace \ ti insegnerò a fissare \ su di un velo d’argento \ i sogni più belli della vita …”.

E’ il panneggio dell’essenzialità che scarnifica la materia, facendo incontrare, come in… un’agorà, l’ape, simbolo sovrano ed unico di laboriosità e creatività, i bei e rari quadrifogli, prodigio di gentilezza, i cangianti colori del mare, il sole – il grande ed inesausto generatore di vita-, e gli acquarelli che nella varietà dei colori, figure e linee trasmettono la genuinità dell’arte pittorica negli albori del suo farsi…

E’ la stessa essenzialità che pervade di sé le composizioni di genere naturalistico– paesaggistico, incorporando il caldo omaggio e il doveroso onore reso alla ruralità, qual è stata in un mondo ormai svanito. Ne fa da specchio riflettente la gamma di altre composizioni, ben degne di menzione particolare, tra cui La mia collina… su cui volavano colorati aquiloni… a cui appartiene, in affettuosa e permanente simbiosi integrale, la spensierata infanzia dell’autrice, includendo il… candido approdo ai Gigli di campo e ad Anche tu chicco di grano. Sono visioni, che corrispondono a quel gioiello di amabilità descrittiva, cesellato con solare finezza, ne Il borgo, che Maria Rosaria di Rienzo rianima e rievoca nel verseggiare, facendo percepire sottili rimpianti, con cui se ne accentua il fascino. Ed eccolo inquadrato dall’immaginario obiettivo, Il borgo, emblema di un ieri lontano e smarrito che nulla più dice ai nostri giorni, che si lasciano attanagliare dalla spirale dell’oblio “… Ha il tetto ricoperto \ da vecchi embrici, \ pareti rivestite a tratti \ da muschi verdi. \… La scala della casa \ all’ interno è di legno, \ il legno da sempre \ amico dell’uomo, \ il legno non dimentico del bosco. \ … Pochi gradini scendono \ alla piccola piazza, \ caldi di sole a sera \ per raccontarsi ancora \ piccole storie…”.

Sono incastri di virtuosa originalità, in cui la poetessa colloca l’afflato della spirituale trascendenza religiosa, delineandolo nei versi che punteggiano e scandiscono con profonda sensibilità l’ultima strofa di “Un Altare… E’ questa la corona d’ oro \ che Dio promette ai giusti, \ tutti i tuoi giorni \ sono sbocciati all’improvviso, \ in una sola fioritura \ ghirlanda di luce bella, \ come la prima alba sul mondo …”.

E risaltano nella stessa atmosfera di orante raccoglimento i versi di Lui solo, che narrano l’universalità amorevole di Francesco d’Assisi… E torna del tutto significativo, condividerne alcuni sprazzi di eloquente densità espressiva “… Alla tua prima alba, \ hai visto prati verdi \ bianchi agnelli belavano \ uomini ti guardavano \ con occhi grandi e lucidi, \ usi a scrutare il cielo. \ Hai amato subito \ questa meravigliosa terra. \… Francesco, lui solo, ha capito. \ Ha parlato agli uccelli, \ ha accarezzato il lupo. \ Folle il cuore di gioia \ ha cantato la luna, \ le stelle, il sole, il vento, \ belli come la morte \ che respira nella nuda terra…”.

Si avverte nei passaggi, appena configurati, il pregio della silloge DA SEMPRE La musica della parola, specchio della poesia di Maria Rosaria di Rienzo, donna e madre, con lungo percorso di docente sia di Materie letterarie che di Filosofia negli Istituti superiori e nei Licei statali, a Napoli ed Avellino. Una triplice dimensione di operosità, che Maria Rosaria di Rienzo traduce nell’attiva partecipazione alla vita sociale, con interventi in pubblici convegni di studio e per la presentazione di libri e testi di saggistica varia.                        

Di pregevole fattura nella silloge, il corredo delle illustrazioni a tema, aderenti ai contenuti espressi nelle composizioni. Un ottimo lavoro, curato nei dettagli da Fabio Festa, docente di Storia d’Arte nei Licei statali, a Roma. Non di poco conto è il fatto che Fabio Festa sia il figlio, per cui la sua è una preziosità che arricchisce il valore culturale dell’opera di Maria Rosaria di Rienzo.

Un’opera che si legge. E si fa leggere, per la sensibilità emotiva da cui pervasa. E per lo spirito di riflessione che fa alitare, costituendone il sostanziale tratto identificativo.

Show More

Back to top button

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza online. Accettando l'accettazione dei cookie in conformità con la nostra politica sui cookie.

errore: Contenuti ( testi e foto ) sono protetti!!!!