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VII edizione Mai d’Argento 2026/Premio Galante Colucci-Pio Stefanelli: Incroci di microstoria e macrostoria ne “Le chiavi del Mandamento”

Ragazze e ragazzi del Giovanni XXIII-Parini, detective del passato raccontano uno spaccato di vita del territorio. Di Gam. Si ringrazia il prof. Carmine Montella per aver fornito le foto del Palazzo comunale, che s’affaccia su corso Garibaldi e sui piazzali dedicati alla memoria di Francesco Napolitano.

“L’elaborato costituisce un’interessante e significativa testimonianza di vita sociale del territorio, con ricchezza di dettagli informativi e una scrittura di agevole linearità e fluida scorrevolezza”, si legge nella motivazione del Premio.

E’ l’esito di un’indagine, articolata in tre fasi, che fornisce un quadro di conoscenza esaustiva sulla presenza del Carcere e della sua funzione all’interno del Mandamento di Baiano, in provincia di Avellino. Ed è il contesto dei primi decenni dell’Italia postunitaria, con l’assetto amministrativo dei territori, articolato in Circondari e Mandamenti intercomunali per l’amministrazione della giustizia, comparabili, nella fattispecie e in largo senso, al ruolo delle Preture, con le correlate Carceri. Un assetto che nel 1923 sarà interamente riformato, nell’ambito di un più ampio ed articolato sistema di amministrazione della giustizia, con l’abolizione dei Mandamenti e delle Carceri correlate, nel quadro della cosiddetta giurisdizione minore. Ed è oltremodo più che indicativo, aver intitolato l’elaborato, autentico saggio storiografico, Le chiavi del Mandamento

L’indagine, che racconta per filo e segno questo spaccato di vita del territorio, la si deve alle comunità delle classi prima e terza del corso C della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto comprensivo Giovanni XXIIIParini, con plessi attivi a Baiano e Sperone, diretto dal prof. Pasquale Napolitano, e coordinate dalla prof.ssa Anna DAvanzo.

L’elaborato investigativo non soltanto ri-costruisce la funzione del Carcere mandamentale di Baiano, che poteva ospitare al massimo una ventina di detenuti \ detenute, fissando i tasselli della convulsa realtà sociale post-unitaria, ma focalizza anche il complesso caso, di cui è protagonista, Nicola Peluso, preposto alla custodia e alla gestione del Carcere, insieme con la moglie Giuseppa Buglione. Una custodia ed una gestione di Carcere, in modalità più che discutibili. Una giostra di denunce, accuse e contro-accuse, che chiamano in causa rappresentanti istituzionali ed altro ancora.

E’ un elaborato che si fa leggere e che offre uno squarcio di realtà sociale, fatta di compromessi e condizionamenti che negano il bene comune. E sullo sfondo si collocano le vicende del fenomeno del brigantaggio territoriale e sulle sue cause, tra cui l’abrogazione degli usi civici, con figure maschili e femminili che ne furono coinvolte.

Un eccellente elaborato, che propone analisi acute, espressione di accurati ed approfonditi studi della cosiddetta microstoria, con l’operosa e metodica consultazione degli atti e documenti nell’ Archivio di Stato di Avellino, con il supporto e la larga disponibilità del direttore, il dottor Massimo Napolitano.

Un mix concepito con chiarezza di idee e sviluppato con linearità di scrittura, al filtro dei contenuti tematici, analizzati con congrui  riscontri documentali ed avvalorati  da puntuali riferimenti storiografici. Un mix, affidato ad agili ed esaustive pennellate discorsive, per tratteggiare le complesse vicende della transizione dal Regno delle Due Sicilie al Regno dItalia, nel 1861, focalizzando e illustrando, al contempo, significativi aspetti e profili che raccontano Baiano e quello chè stato il correlato territorio mandamentale di riferimento, coincidente con l’Unione intercomunale della Valle dellAlto Clanio, istituita sul versante formale nel 2017, ma  ancora mummificata in semplice e velleitaria petizione di principio, senza essere mai diventata operativa, quale fattore costitutivo della governance dei servizi primari ed essenziali per la  coesione delle comunità del territorio, elevandone  il paradigma di vita civile e socio-produttiva.

E’ un mix, che fa incontrare e rapportare in mutua simbiosi gli scenari della microstoria con quelli della macrostoria, seguendo gli itinerari delle lezioni metodologiche e delle opere di Carlo Ginzburg, l’autorevole studioso delle cupe e torbide vicende, di cui lInquisizione si rese artefice implacabile e tristemente violenta tra il500 e il600, scomparso la scorsa settimana, e Alain Corbin. E senza dire delle opere e dei saggi di Marc Bloch, Lucien Febvre e Fernand Braudel, che hanno profondamente e radicalmente innovato sia le modalità di narrazione della storiografia, sia i criteri della ricerca storica, nell’interazione della pluralità delle conoscenze e dei saperi, in ragione anche e soprattutto dell’ingente dovizia di dati che la tecnologia informatica assicura con puntuale tempestività e varietà nella riscoperta del cammino dell’umanità.

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