
La straordinaria testimonianza di Alessandro Coppola, un giovane che ha saputo fare della sua “diversità” un esempio da imitare
“Le mie orecchie parlano” è il libro presentato dall’autore domenica 26 gennaio, nel corso di una iniziativa organizzata dall’Amministrazione comunale di Roccarainola in collaborazione col Museo Civico D’Avanzo. Nella splendida cornice del Museo multimediale un folto e attento pubblico ha potuto conoscere e apprezzare un giovane dalla straripante forza d’animo. Servizio di Antonio Caccavale.
“Le nostre giornate si stavano trasformando in un vortice caotico di impegni, eppure stavamo pian piano entrando nei nuovi ritmi, scanditi dal sudore della fronte, da pranzi fugaci, dalle corse in auto da un punto all’altro della città e da impegni, ma i piccoli e medi progressi ci facevano sentire soddisfatti, dopotutto, della freneticità che caratterizzava sempre più la nostra quotidianità. Ale era entusiasta e, di conseguenza, lo eravamo anche noi”.
Sono le parole con cui la mamma di Alessandro racconta le giornate contrassegnate da un continuo via vai, da una parte all’altra della città di Napoli, per accompagnare il figlio a scuola e agli appuntamenti con la logopedista, senza trascurare la passione della figlia Erica per il nuoto, che praticava presso un palazzetto con piscina che una bambina non poteva raggiungere da sola.
Fu la maestra dell’asilo che suggerì ai genitori di Alessandro di sottoporlo ad una visita specialistica che consentisse di capire che cosa, spesso, impediva al bambino di sentire quando veniva chiamato. Un semplice raffreddore, questo è quanto diagnosticò un noto otorino napoletano. Un raffreddore che si sarebbe risolto con terapia marina e termale.
Né l’aria marina né le cure termali guarirono quel presunto raffreddore e fu grazie al consiglio di uno zio del piccolo Ale che quest’ultimo fu portato all’ospedale del Bambin Gesù, a Roma, dove, dopo approfondite indagini, fu diagnosticata una ipoacusia neurosensoriale bilaterale di grado medio-grave a destra e profonda a sinistra.
Per i suoi problemi di udito Alessandro dovette munirsi di una protesi e per le difficoltà che, a causa di quella tipologia di sordità, manifestava nell’esprimersi, fu seguito da una bravissima logopedista, la dottoressa Silvana che, ai genitori del bambino, aveva fatto capire subito quali, enormi problemi, certe patologie dell’udito, possono provocare nel comportamento e nella comunicazione.
La dottoressa Silvana, nei cui confronti Alessandro non manca di esprimere immensa gratitudine, per come lo ha accompagnato a sviluppare le sue straordinarie capacità comunicative, capì quanto fosse importante, attraverso l’Educazione Uditiva, iniziare un percorso dagli esiti per niente scontati. “L’allenamento acustico – scrive, nel libro, la dottoressa -, la discriminazione e l’identificazione uditiva, hanno permesso di comprendere e rendere funzionali i fenomeni sonori percettibili e, cosa fondamentale, la voce umana e il linguaggio in quanto tale”. Neanche la grande professionalità e la dedizione con cui la dottoressa Silvana ha accompagnato Alessandro nel suo percorso “abilitativo” sarebbero stati sufficienti a fargli raggiungere risultati strabilianti, come li definisce la stessa terapeuta, se non ci fossero stati l’impegno e il totale affidamento, a quel delicato percorso, da parte del ragazzo e della sua famiglia. Quei risultati strabilianti, aggiunge la dottoressa, hanno reso Alessandro quel magnifico essere umano che è oggi.
Ma il povero Alessandro, adolescente, doveva subire un altro, gravissimo colpo: in seguito ad alcuni problemi alla vista gli fu diagnosticata la sindrome di Usher di tipo 2 collegata alla sordità, una malattia molto rara che lo avrebbe reso cieco.
“Ci crollò tempestivamente il mondo addosso”, scrive il giovane nel libro “Le mie orecchie parlano”, che ha pubblicato e che sta presentando ovunque lo invitino. Ma il suo temperamento, reso più forte dai problemi uditivi che aveva dovuto affrontare e che aveva brillantemente superato, fecero giurare a se stesso che non avrebbe fatto trasparire le sue debolezze, che era pronto ad affrontare questa nuova esperienza e che, sicuramente, da quel giorno la sua vita sarebbe cambiata. Tuttavia, non era spaventato dalla consapevolezza che, in futuro, sarebbe diventato un grande problema per la sua famiglia.
Ma guai arrendersi, guai rinunciare a combattere! Quella capacità di saper affrontare con grande determinazione le avversità che la vita gli ha riservato, hanno consentito ad Alessandro di tuffarsi con entusiasmo in mille attività, di crearsi una rete di relazioni con giovani italiani e stranieri, di praticare lo sport, di innamorarsi, di studiare e conseguire la maturità scientifica, di “lavorare” per il mondo della moda. E al mondo della moda si sente particolarmente legato, per le tante opportunità che sa di poter cogliere per realizzare i suoi sogni.
A sentirlo parlare dal vivo, Alessandro trasmette una forza d’animo che i giovani d’oggi dovrebbero prendere a modello per sottrarsi non solo dalla vita sregolata che spesso conducono e per allontanare certe tentazioni non proprio lecite e salutari, ma per eludere quella noia per la quale, alcuni adolescenti, arrivano a commettere perfino dei crimini.
Questo giovane straordinario è una forza della natura, un vero e proprio inno alla vita. La sua storia e il racconto che ne ha saputo fare nel bel libro che ha scritto, andrebbero fatti leggere e anche ascoltare dalla sua viva voce, per scoprire la non comune qualità di straordinario comunicatore e motivatore, quale egli è diventato. Un motivatore capace di trasmettere con eccezionale efficacia il messaggio, tanto interessante quanto prezioso, che invita ad amare la vita a dispetto delle mille traversie che questa può riservarci. Alessandro sa che, col tempo, cadrà nelle tenebre della cecità, ma non smette mai di sperare che, attraverso la ricerca, la sua malattia rara potrà trovare una cura che gli restituirà il dono della vista.

















