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IL CINISMO IERI E OGGI

Riflessioni di CARMINE MAGNOTTI.

Se tutti pensano soltanto a fare i propri interessi, perché non dovrei farlo io? Il cinico la vede esattamente così. In questa società frammentata, dove il senso di comunità talora si sbriciola nel nulla, il cinismo è diventato una chiave dei comportamenti, un modello, un riferimento e quasi una corazza da indossare.

Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde (16 October 1854 Ð 30 November 1900) (Photo by: Pictures From History/Universal Images Group via Getty Images)

Il cinico è, secondo Oscar Wilde, un uomo che conosce il prezzo di tutto e il valore di nulla, perché nulla ha valore se non il raggiungimento dei propri benefici anche calpestando tutti gli altri.

Il cinismo è uno dei volti dell’individualismo di oggi. Recenti studi ci dicono che è in aumento anche tra i giovani. Spregiudicatezza, assenza di remore morali sono le caratteristiche peculiari del cinsmo moderno.

Alcune persone ritengono che un atteggiamento cinico sia legato ad una superiorità intellettuale: chi è cinico è spesso considerato come un furbo, e l’astuzia richiede acume e intelligenza.

Il cinismo affonda le radici nella filosofia greca, nel pensiero di Diogene che lasciò tutto per vivere con semplicità e preferì abitare in una botte di legno. Era un uomo senza città, mendico, errante alla ricerca quotidiana di un tozzo di pane.

Jean-Léon Gérôme (French, 1824-1904). ‘Diogenes,’ 1860. oil on canvas. Walters Art Museum (37.131): Acquired by William T. Walters, 1872.

Ma mentre il cinico antico voleva affermare la dignità suprema della persona, del pensiero, della filosofia, il neocinismo sembra esprimere la rassegnazione, la frustrazione e l’avvilimento morale.

Il cinismo assume tanti volti e non sempre è facile individuarlo e riconoscerlo perché, almeno all’inizio, non sono sempre chiare le intenzioni delle persone. C’è il cinico che adotta forme di manipolazione a svantaggio degli altri che vengono così isolati o sfruttati; c’è anche una forma di cinismo che si alimenta di aggressività sociale: Si svalutano gli altri, si parla male di loro, li si trasforma in nemici, tutto per ridurre le loro difese e quindi riuscire ad avanzare più facilmente nei propri interessi.

Vignetta di Stefano Rolli

Esiste il cinismo del potere e di coloro che si servono delle loro posizioni in maniera ben più che disinvolta; magari sono in possesso di informazioni che potrebbero condividere, ma le utilizzano soltanto a proprio vantaggio, oppure si accaniscono su soggetti deboli che potrebbero essere loro concorrenti.

Si è portato a pensare che il cinismo sia una condizione soprattutto degli adulti, di coloro che la vita ha forgiato e talora bastonato, e hanno la pelle indurita dai colpi ricevuti. Da uno studio fatto dall’università del Minnesota è emerso un dato fondamentali: il cinismo e la mancanza di rispetto sono direttamente proporzionali.

Chi è stato oggetto di angherie o forme di sopraffazione tenderà ad assumere un atteggiamento cinico verso gli altri. Il cardinale RUINI affermava che chiuso il secolo dell’ateismo si era aperto in occidente quello del cinismo. GIANFRANCO RAVASI, oggi cardinale affermava: L’ateismo conclamato è certamente meno pericoloso, perché mette in guardia il cristiano in modo quasi automatico. Il cinismo è più diabolico perché si ammanta di buonsenso concretezza, pragmatismo e lentamente strangola i valori, la moralità, la coscienza chiudendoci nel mero interesse, nel materialismo, nell’egoismo, spegnendo lo SPIRITO che è in noi.

Inganno, fakenews diffuse ad arte, superficialità di giudizio sono strumenti del cinismo di oggi. Contro il dilagare del cinismo occorre costruire percorsi educativi, già a partire dalla scuola primaria. E’ utile introdurre una valutazione più attenta del potere e della ricchezza che in una società edonistica sono visti spesso come obiettivi assoluti.

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