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Verso l’8 marzo: Focus con l’avvocato Enza Luciano sul ruolo della donna e il dramma della pandemia

Il dover restare forzatamente a casa ha evidenziato ed accentuato disparità, povertà e violenza domestica.

La pandemia ha totalmente cambiato la nostra quotidianità con l’arrivo del virus Covid-19. Una situazione, che per un verso o un altro ha stravolto il nostro modo di essere e di fare. L’unica arma per combattere il nemico silenzioso è stata il lock-down (prima dell’avvento dei vaccini). Il dover “restare” a casa forzatamente ha evidenziato ed accentuato sempre più situazioni di disparità, povertà e violenza domestica. In un anno la vita di ogni essere umano è mutata, ma allo stesso tempo è cambiato anche il ruolo della donna tra smart-working, famiglia e Dad.

Con l’ausilio della Consigliera di Parità della Provincia di Avellino Vincenza Luciano abbiamo cercato di delineare il cambiamento in un anno esatto di pandemia, analizzando anche le situazioni di oltre 10 femminicidi in Italia e dell’aumento sempre costante di violenza.

D-Da un anno a questa parte la nostra vita è totalmente cambiata per colpa della pandemia. A marzo scorso siamo entranti nella “prima fase” più cruenta del virus, conoscendo per la prima volta il lock-down. Successivamente ad ottobre si è entrati nella fase più delicata e cruenta della seconda ondata, dove si è dovuto attanagliare la lotta al virus con ulteriori restrizioni. Il lock-down è stata l’unica arma per sconfiggere il virus, ma allo stesso tempo ha evidenziato sempre più situazioni di violenza domestica soprattutto contro donne e bambini. Quale potrebbe essere una spiegazione di tutta questa brutalità?

R-“La convivenza forzata e le limitazioni di movimento con consequenziale aumento delle ore vissute insieme non hanno di certo giocato in tutti quei contesti dove, già era latente una situazione riconducibile ai casi di violenza contro le donne ed i bambini. “

D-Secondo i dati Istat, il 31,5% delle donne ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Oltretutto a partire dal primo gennaio si contano già 10 femminicidi in Italia, un dato che fa molto riflettere. Situazione davvero drammatica ed incresciosa, come si può combattere questo fenomeno così gravoso, se non avere la forza di denunciare e di educare soprattutto le future generazioni?

 R-“Per fare queste due cose fondamentali è necessario un sistema di tutela delle vittime efficace ed efficiente e che, soprattutto, non trasformi la vittima in imputata. Non è più possibile assistere a situazioni in cui si liquida un caso di violenza dicendo “se l’è cercata”, “vestita così …”, ecc. ecc. Sotto il profilo dell’educazione (e quindi del cambio di mentalità) è necessario che lo Stato investa la scuola di questo compito in modo che già dalle scuole elementari si impari che cosa significhi la parità di genere. Il fatto che, invece, ci siano libri di testo dove si associa il papà che studia e lavora e la mamma che cucina e stira fa sì che nelle bambine si perpetuino stereotipi che già da piccole fanno pensare di non essere in grado di fare ad esempio un lavoro diverso da quello della cura della casa.”

D-Analizzando sempre più la situazione, la fascia d’età ad essere colpita da eventi di qualsiasi forma di violenza si è molto abbassata, in particolare le ragazze. Le più giovani non riescono quasi sempre a denunciare queste situazioni di gravità inaudita ed intollerabili, come si può trovare il coraggio di chiedere aiuto?

R- “Non è facile. E non lo è a prescindere dall’età. La violenza ti annienta e riuscire a trovare la forza di chiedere aiuto significa riuscire ad avere fiducia in qualcuno. Che può essere un familiare, un amico o un’altra persona (medico, assistente sociale, operatore di polizia giudiziaria, ecc). Non è facile, ma è l’unica cosa che può salvare la propria vita. Quindi, proprio pensando a quest’ultima cosa bisogna trovare la forza di chiedere aiuto.“

D- L’attuale emergenza sanitaria, oltre a cambiare la nostra quotidianità, ci ha permesso di conoscere le potenzialità del web con l’introduzione dello smart-working e della Dad. La figura della donna si è dimostrata di vitale importanza, dividendosi tra la lavoro, famiglia e didattica. Ancora una volta la donna in generale si è fatta carico di un lavoro. Com’è cambiata la figura della donna durante questo lock-down?

 R-“Veramente è stata penalizzata più di tutte. Si parla di una recessione, infatti, che ha colpito soprattutto le donne. Il 67% dei lavori persi durante l’anno di pandemia sono lavori persi dalle donne. La pandemia ha colpito i lavoratori più fragili quindi quelli con contratti a chiamata, intermittenti, che sono quelli statisticamente più offerti alle donne. “

D-E’ sempre più chiaro che la figura della donna sia sempre più determinate e fondamentale nella società attuale. Ha senso ancora parlare di quote rose negli enti pubblici, nonostante sia alla vista di tutti che ormai l’essenzialità della donna è di vitale importanza?

R-“Siamo proprio sicuri che sia così? Intanto oggi quando si pensa a un capo si pensa sempre a un uomo. Attenzione. Questo non è un problema per femministe arrabbiate, come qualcuno potrebbe pensare, ma ha a che fare col tasso di crescita del nostro Paese. Noi stiamo giocando una partita con metà dei giocatori in campo: gli uomini. E non è detto che siano i più bravi, perché i risultati scolastici delle ragazze ci dicono giusto il contrario. Le ragazze lasciano meno la scuola, completano il percorso di studi con risultati migliori, sono più costanti nello studio, ma quando cercano un lavoro o non lo trovano o ne trovano uno peggiore. È un problema di tutti. Perché? Perché è questo il blocco principale alla crescita in Italia. In campo abbiamo soltanto metà giocatori. Siamo il penultimo Paese europeo per divario occupazionale tra donne e uomini. Meno della metà delle donne, che potrebbero e dovrebbero, lavorano (o non ricoprono il ruolo che spetterebbe loro in base alle competenze acquisite). È evidente che quindi non riusciamo ad esprimere a pieno il potenziale dell’intero Paese. Sbloccare questo meccanismo conviene a tutti, anche ai soli giocatori in campo in questo momento; perché ciò significa far ripartire il Paese. Più che di quote di genere, allora, il discorso, a mio giudizio, andrebbe letto in quest’ottica. E per farlo non possiamo aspettare che ciò accada per grazia ricevuta da parte dell’altro genere ma dobbiamo conquistarlo noi. Con coraggio e consapevolezza.”

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