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Saviano: Jessa Marie e Roberta, una scelta d’amore e di vita

La limpida storia dell’innamoramento di due ragazze, una filippina e un’italiana, incontratesi nelle Maldive con belle ed importanti esperienze di lavoro, approdata alla celebrazione dell’Unione civile. Il sostegno morale e la sensibilità delle famiglie per la felicità delle figlie.

Intervista – racconto di Cristiano Domenico Vecchione

Giornata serena, bel pomeriggio di sole. Siamo nelle immediate vicinanze del Palazzo municipale, in una delle accoglienti Ville pubbliche, nella quale si staglia la statua di Antonio Ciccone, che nell’Ottocento ha onorato la città nella cultura, nell’impegno politico, da  parlamentare e da ministro dell’agricoltura, commercio e industria  nella compagine del secondo governo del Regno d’Italia, presieduto da Menabrea. Con me c’è Giusy, un’amica: interessata all’intervista, ha voluto esserci. Ripetiamo le domande insieme. Le ragazze ci raggiungono verso le quattro di pomeriggio, ci sediamo sulle panchine e iniziamo a parlare.

Prima le formalità: presentazioni. C’è Roberta, che conosco già – il sindaco, Vincenzo Simonelli, cortesemente ha provveduto a farmi avere il numero del suo telefono cellulare ed è con lei che si è organizzato l’incontro-, poi c’è Jessa Marie, conosciuta dai più solo come Marie. Alla prima domanda seria, “Perché avete accettato quest’intervista?”, la risposta infatti è stata, “Ma per correggere il nome! C’era l’interesse di raccontare personalmente come fossero andate le cose: tendenzialmente altri articoli si sono basati sulle dichiarazioni del sindaco o sui suoi post su Facebook, in cui Jessa era indicata solo con il nome di Marie”. Spiegazione utile ve chiarimenti dovuti, con commenti … allegri del genere:  “Addirittura due spose e il sindaco ci ha rubato la scena!”

Si passa poi alla domanda evergreen: “Come vi siete conosciute?” e apre il racconto Jessa, parlando in inglese (non è italiana e ha qualche problema con la lingua, alla fine la maggior parte dell’intervista è stata proprio in inglese). Si sono incontrate per la prima volta alle Maldive: qui Jessa faceva la cameriera in un ristorante italiano mentre Roberta era una biologa marina. Avendo il privilegio di poter scegliere ogni sera il ristorante in cui mangiare, Roberta, da buona italiana all’estero, si ritrovava spesso, se non sempre, nel ristorante di appartenenza. Da cosa nasce cosa e Jessa decide di chiederle di uscire; più nello specifico, le chiede di partecipare a una delle dolphin cruise – gite in cui si va in mare aperto per vedere i delfini – attività che Roberta gestisce accogliendo i turisti.

 Da quel momento – dopo la gita – iniziano a vedersi più spesso e a trascorrere più tempo insieme. Jessa fa una bella descrizione del momento in cui ha capito di piacere a Roberta: “Seeing the sunrise, of course sitting there, say nothingIt’s like the body gesture showing that I like you”, come “Guardare il tramonto, sedute , senza dire nulla … è come se il linguaggio del corpo mostrasse che mi piaci”.

 Alla seconda domanda, “Primi pensieri l’una dell’altra?”; risponde Roberta, dicendo che all’inizio l’ha trovata una persona molto forte e genuina. Quando le ha chiesto cosa volesse fare nella vita, la risposta è stata “Voglio essere felice”. Dice che sono persone estremamente diverse, ma che alla fine apprezzano le stesse cose; e, riportando letteralmente, queste cose sono “Bere, guardare film, andare alle feste”. Sono persone molto diverse, anche perché sono diversi i luoghi di provenienza. Jessa viene dalle Filippine, ed è dovuta tornare a casa dopo aver esaurito il rapporto di lavoro nel ristorante in cui era occupata alle Maldive, dove Roberta l’ha raggiunta- dopo essere stata in Italia due mesi- e hanno vissuto insieme nella terra di Jessa per un anno e mezzo, prima di venire a Saviano.

Ovvia curiosità, segue la domanda a JessaCom’è stato il primo impatto con l’Italia?”. E il racconto prende le mosse dal cibo, che vale sempre come buon approccio. Spiega come prima di venire qui fosse abituata a mangiare molto riso, e in generale cibo molto piccante e con molte spezie, mentre da quando è arrivata in Italia mangia più che altro pasta. Di veri problemi non ce ne sono, più che altro c’è qualche fastidio. Come si è detto, Jessa ancora non conosce l’italiano, quindi per muoversi ha sempre bisogno di qualcuno che l’accompagni; poi, come ultima cosa, si è aperta la dolorosa e clamorosa parentesi dei mezzi di trasporto. Parole particolarmente espressive: “For a First World country this is not what I expected”, come per dire “ Per un paese del primo mondo non era quello che mi sarei aspettata”. Il riferimento è- neanche ad evidenziarlo- ovviamente alla Circumvesuviana e ai suoi numerosi problemi, ma anche alla mancanza effettiva di alternative.

Prima di chiedere ragguagli sull’iter dell’unione civile, la domanda verte sulle loro esperienze personali più dirette e immediate. Roberta descrive i suoi genitori come molto aperti, con la madre che l’ha sempre invitata a cercare la persona che fosse giusta per lei, ed è stato così anche per Jessa. Sua madre ha avuto giusto qualche incertezza in più, sperando che si sposasse con un uomo. E’ di una vecchia generazione, spiega Jessa, che poi prova essere effettivamente brava con la sintesi, riassume efficacemente il dialogo con la madre nel momento in cui ha detto che si sarebbe sposata con Roberta:

  1. Mamma, sposo Roberta
  2. Sei sicura?”
  3. Ah! O.K

Le due famiglie sono in buoni rapporti: Roberta è molto apprezzata dai fratelli di Jessa e, da quando è qui, anche lei ha legato molto; è stato semplice, nella famiglia di Roberta conoscono bene l’inglese.

                        I garbugli e l’atavica impreparazione della burocrazia

                            Il ruolo dell’AssociazioneRestiamo umani

L’iter burocratico,invece, non è stato altrettanto rilassante. C’è stata una grande confusione sui documenti che sarebbero serviti per il matrimonio; all’inizio credevano che fosse anche necessaria la visa, quindi molte cose sono state anche fatte con l’ansia che scadesse. Fondamentalmente una delle cose più importanti era l’ apostille, ovvero la certificazione sui documenti che attestavano che Jessa non fosse già sposata nelle Filippine. Prima si sono rivolte alla Prefettura che le ha indirizzate al Consolato, quando hanno chiamato il Consolato non c’è stata risposta, quindi si sono rivolte all’ambasciata a Roma. Ma dopo aver trascorso un’allegra giornata nella Capitale, al Consolato dicono che l’apostille avrebbe dovuto essere fatta nelle Filippine. Inoltre la data di scadenza della visa si avvicinava, contribuendo a creare un clima teso.

 Due fortune le aiutano: la prima è che dall’altra parte del mondo ci sia la mamma di Jessa che può provvedere a tutti i documenti, l’altra è l’incontro con due collaboratori dell’Associazione “Restiamo umani”, attiva in quel di Scisciano sul versante dei diritti civili, Luisa e Peppe, che le aiutano a districarsi fra le ragnatele burocratiche. Scoprono che la visa non serve, ma c’è bisogno del passaporto. E poi tutto fila liscio, senza alcun inciampo. Dopo aver riordinato tutti i documenti, con le traduzioni certificate in italiano, l’intero dossier è stato consegnato e affidato al protocollo degli Uffici comunali. Pratica interamente regolare e chiusa nella normalità. E il rito che rende ufficiale lo sposalizio tra Jessa e Roberta è celebrato alla presenza del sindaco Vincenzo Simonelli, il 18 febbraio. La sala di rappresentanza municipale per fortuna è grande, tanto da aver dato la possibilità ad alcuni spettatori di assistere al rito, rispettando le misure di distanziamento fisico anti Covid-19.

A questo punto del racconto c’è un’altra curiosità che mi sembra opportuno soddisfare e chiedo loro: “Perché avete deciso di sposarvi qui, a Saviano?”. I motivi sono molti, è la risposta.  La prima cosa riguarda le leggi sulle unioni civili, che nelle Filippine, semplicemente, non esistono. La gente in realtà non si fa particolari problemi, ma la legislazione in materia è del tutto carente; di conseguenza, non ci sarebbe stata la possibilità di sposarsi lì. Rimanere nelle Filippine avrebbe comportato di fatto che Roberta sarebbe risultata formalmente ospite, e nulla di più; uno status che non volevano né JessaRoberta.

La loro intenzione era di essere riconosciute come coppia di fatto e per legge; un riconoscimento del tutto praticabile in Italia e, per l’ospitalità avuta, a Saviano. Come se non bastasse, c’è per l’una e l’altra anche la volontà di sistemarsi, trovare un bel posto in cui stare insieme e avere figli; una prospettiva, per la quale sarebbero interessate all’adozione, ma stavolta non c’è la legge né qui né nelle Filippine- Tutte e due si trovano d’accordo su questi punti di vista.

Alle Maldive non avrebbero potuto farlo: sono un bel paradiso terrestre, ma non è un posto in cui si vorrebbe rimanere a vivere. Si riservano di decidere dopo la pandemia come comportarsi: se rimanere o spostarsi di nuovo nelle Filippine. Ovviamente c’è ancora molto da fare, c’è bisogno che Jessa prenda la cittadinanza. Vogliono costruire un passo alla volta, con calma; ora, dopo il matrimonio e dopo che Jessa è riuscita ad avere il permesso di soggiorno, vogliono rilassarsi un po’.

C’è l’ultima domanda prima di salutarci: “Pensate che questa prima unione civile possa essere un esempio per altre persone e nei paesi vicini?”. C’è da dire che è un qualcosa di ancora complicato da affrontare e fanno il loro esempio; all’inizio non credevano che avrebbero suscitato tutta questa attenzione e che qualcuno avrebbe voluto scriverne. Nei centri piccoli tendenzialmente accade che quando c’è qualcosa di nuovo si suscita l’attenzione di tutti. Ma questa cosa forse è anche una conseguenza del fatto che sia la prima volta. Loro comunque sperano di riuscire ad ispirare più gente possibile facendo in modo che stia bene con sé stessa.

Sono molto cattoliche, hanno apprezzato il momento in cui al matrimonio il sindaco Simonelli ha citato le parole di  Papa Francesco, dicendo che tutti meritano di avere una famiglia. Chiude la lunga conversazione,  Roberta, con una frase a effetto. “Oh, two girls got merried and the world’s still here!”, come dire con franca spigliatezza … Ah, due ragazze si sono sposatee il mondo è ancora qui!

 

 

 

 

 

 

 

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