
San Vitaliano\ Scisciano- Per conoscere Ya Basta, associazione- modello di supporto all’inclusione sociale
La solidarietà operosa e l’impegno del volontariato verso i meno abbienti nel tempi del Covid-19
Ci accolgono, con una certa pacatezza, Ayoub e una bella giornata di Sole. Con me c’è Giusy che aveva piacere di partecipare, e Salvatore, che è un amico e anche membro di YaBasta!, e che ci ha accompagnati per un tratto di strada in macchina.
L’intervista inizia dopo aver rotto il ghiaccio e dopo un giro per la sede, poi ci si siede nel salone dove si fa doposcuola e si comincia.
La prima cosa da specificare sono le attività alle quali s’interessa l’Associazione: tra queste ci sono il doposcuola – che è una di quelle che vengono portate avanti da più tempo, poi l’ assistenza a favore di coloro che appartengono alle fasce di reddito basse, con distribuzione di beni di prima necessità ed altri aiuti pratici (i quali verranno descritti lungo l’articolo), il Sanacore, che è una festa tenuta grazie ai ragazzi a cui si insegnano i balli tipici e la musica tradizionale, poi la ciclofficina per la riparazione delle biciclette.
Se alcune delle iniziative, come il Sanacore, hanno sofferto e sono condizionate dalla crisi sanitaria e socio-economica della pandemia, altre hanno dimostrato la loro importanza proprio durante i primi mesi dell’emergenza- Covid: pensiamo alla distribuzione di pacchi alimentari e vestiti; l’aiuto è stato essenziale per tutte quelle persone che, per un motivo o per un altro, si sono trovate senza soldi o direttamente senza lavoro. YaBasta! ha aumentato, nel tempo, il numero delle famiglie aiutate, che, oggi, grazie anche ai fondi europei dei quali l’associazione è riuscita ad usufruire vincendo dei concorsi, arriva a centosettanta.
Durante la pandemia, YaBasta! ha fornito aiuti di diversa natura, oltre a cibo e vestiti anche assistenza (si poteva chiamare un numero verde gestito dai soci – Ayoub ha gestito il numero verde un giorno ed è stata una mole di lavoro molto più che discreta) e ha promosso l’idea del “pacco sospeso”, che consiste nella donazione di cibo. A Scisciano si è donato parecchio; ed è un paese di seimila abitanti, in cui “ tutti si fanno sentire, collaborando”.
Come c’è arrivato Ayoub all’Associazione? Si è avvicinato in seconda media, più di sette anni fa, per un debito in francese. Il suo mister aveva contatti con l’Associazione e gliel’ha fatta conoscere. Allora era ancora una realtà piccola e il doposcuola era una delle poche attività fondamentali. Ayoub ha iniziato dal francese e ha continuato con diverse altre materie, con crescente interesse. Poi si è unito anche Nourdinne, suo fratello e, insieme, hanno anche iniziato a trattenersi alle riunioni del mercoledì, dove si prendevano decisioni per l’organizzazione di YaBasta!. Il fatto di essere ascoltati e tenuti in considerazione li ha portati ad avvicinarsi ancora di più, fino ad entrare a far parte dell’associazione. Questo è anche uno dei punti di forza di YaBasta!, il passaggio del fruitore ad operatore.
Sia Salvatore che Ayoub sono impegnati soprattutto nel doposcuola. È importante per tutti quei bambini che non sono seguiti dalla famiglia e che, per questo, rischiano l’abbandono scolastico. In questo senso l’attività del doposcuola è essenziale per vari motivi, tra questi proprio evitarlo, l’abbandono scolastico (viene data la possibilità di seguire in Didattica a distanza, la mattina) ma anche di seguire i ragazzi e permettere loro di fare amicizia, perché fondamentalmente senza doposcuola non avrebbero con chi stare: l’importanza è da un punto di vista sociale. Ayoub aveva anche pensato di introdurre un pomeriggio cinema, per permettere a tutti di svagarsi e restare un altro po’ di più lontani da casa.
Si diceva della riunione del direttivo il mercoledì. L’associazione è composta da un direttivo e poi una riunione generale per prendere decisioni. YaBasta! è fatta in modo che l’organizzazione sia quasi del tutto orizzontale, senza un coordinatore che tenda a prevalere sugli altri: ci sono solamente quelli che sono all’associazione da più tempo o che hanno a che fare con un po’ tutte le attività – come Alessio, uno dei fondatori. Ognuna delle persone che decide di collaborare può rendersi disponibile a seconda delle proprie esigenze, rendendo così l’impegno più leggero – se i turni fossero imposti non lo sarebbe altrettanto. Ci si potrebbe chiedere quanto sia efficiente questo tipo di organizzazione, immaginando sia troppo dispersiva o con tempi troppo lunghi, ma nessuno di questi problemi si manifesta. Anzi, un’altra associazione, Novakoinè, si è unita a YaBasta! avendo un sistema direttivo completamente diverso; gli altri operatori sono riusciti ad abituarsi senza problemi.
È pur vero che certe decisioni vanno prese al volo, senza passare per il direttivo – ci si ritrova davanti a situazioni difficili. Ayoub ci fa l’esempio di una famiglia di quattro persone sfrattate di casa che, in piena notte, hanno chiamato l’associazione per un alloggio. Al padre veniva data la casa in cambio di lavoro per il padrone, ma nessun compenso. Quando ha trovato un altro lavoro effettivamente retribuito è stato cacciato di casa; là è intervenuta l’associazione. Un altro esempio è quello di una donna con un figlio piccolo cacciata di casa, perché ha rifiutato le avances del padrone; i membri di YaBasta! sono riusciti a trovare un appartamento anche a loro. Questi sono altri aiuti pratici dei quali si occupa l’associazione, ovvero il trovare alloggi a chi non può permetterseli o è stato sfrattato; da poco si stanno impegnando nella sistemazione di case-rifugio, cercando di far circolare la notizia il più possibile per attirare eventuali persone interessate.
YaBasta! ha mostrato e dimostrato la sua importanza, come si è descritto, durante tutta la sua storia ed anche e soprattutto in questo periodo di crisi, riuscendo, nell’aiuto, anche a dare la voce a quelle difficili realtà locali che sono vicine pur passando inosservate. Che l’azione porti alla presa di coscienza è utile oltre che necessario, perché permette di conoscere la situazione sociale per come è e lavorare per cambiarla.

















