
C’È SEMPRE MENO GENTE CHE VA A VOTARE: COME ARGINARE IL FENOMENO DELL’ASTENSIONISMO?
Riflessioni sul voto regionale di Antonio Caccavale.
Anche in quest’ultima consultazione elettorale l’astensionismo ha fornito un’altra prova di sé. Il fenomeno sta assumendo dimensioni tali che non possiamo non interrogarci su quali rovinose conseguenze esso potrà arrecare alla nostra democrazia rappresentativa. Occorre riflettere in maniera non affrettata, analizzando ogni elemento utile a “svelare” i motivi di un fenomeno che, a mio modo di vedere, non si può addebitare unicamente alla cosiddetta disaffezione.
A questo scopo occorrerebbe capire quanti e chi siano effettivamente quelli che fino ad un po’ di anni fa si recavano ai seggi elettorali e che, oggi, non lo fanno più. Così come occorrerebbe capire in che modo sia possibile sollecitare tutti quegli aventi diritto al voto che non si sono mai recati a votare.
Sia in riferimento alla prima che alla seconda categoria di cittadini capita di chiedermi spesso se a disincentivare tanti di loro ad esercitare il diritto/dovere di voto non sia l’ormai onnipresente uso dei social. E mi chiedo spesso se ciò che molti scrivono quotidianamente sui social in merito a qualsivoglia argomento, compresi i temi legati alla politica, non finisca col depotenziare la necessaria motivazione a recarsi al seggio elettorale per esprimere, in tutta segretezza, la propria convinzione politica, senza poterle dare lo stesso peso di quello che assume tutto ciò che si esprime attraverso un post o tramite un commento che, di contro, diventano immediatamente di dominio pubblico.
C’è, oggi, un’indubbia voglia di dire la propria e di farla conoscere, in tempo reale, a chiunque capiti di leggere ciò che si scrive. Ho l’impressione che il numero dei cittadini che continuano a credere nella democrazia della rappresentanza sia destinato ad assottigliarsi sempre di più, anche a causa di un malinteso esercizio della democrazia diretta, che molti credono di potersi limitare ad esercitare attraverso la libertà di espressione sui social, rinunciando a recarsi al voto perfino in occasione di consultazioni referendarie. In che modo si potrebbe cercare di arginare il sempre più crescente astensionismo?
La butto lì: sfruttando la grande familiarità che molti hanno con gli strumenti elettronici (computer, smartphone e altro) non sarebbe il caso di consentire ai cittadini di poter votare senza recarsi al seggio elettorale, introducendo il voto da remoto? Chi può dire che il voto da remoto non potrà contribuire, non solo a porre un freno, ma anche a invertire la tendenza di un astensionismo galoppante che, a briglie sciolte, può arrecare solo gravi e pericolosi guasti alla nostra democrazia?
Vuoi vedere che lo strumento principe della rappresentanza politica, il voto, potrebbe essere messo in sicurezza proprio grazie al diffusissimo uso di personal computer, di tablet e smartphone?
Ma per una maggiore compiutezza sulla questione dell’introduzione del voto a distanza non si può non tenere conto di quali siano le possibili criticità a cui esso potrebbe essere esposto.
La materia è alquanto complessa, soprattutto se si considera che, in termini di sicurezza, non pochi sono i rischi che il sistema del voto per via telematica può comportare.
Sappiamo bene che oggi, alla grande utilità di tante operazioni che facciamo mentre siamo tranquillamente seduti davanti al nostro computer, fanno da contrappunto attacchi informatici molto sofisticati che rendono vulnerabili i nostri account.
È pur vero che non pochi brogli possono essere perpetrati, de visu, da malintenzionati attraverso l’uso di documenti artefatti. Resta il fatto che, a giudizio di molti, il voto cartaceo sia, senza dubbio alcuno, maggiormente sicuro rispetto a quello elettronico.
In Europa c’è un solo paese che, per tutte le consultazioni elettorali, ha adottato il voto a distanza: l’Estonia. La Francia lo h adottato solo per gli elettori che vivono all’estero e la stessa cosa dovrebbe sperimentare l’Italia. La Svizzera lo sta gradualmente introducendo Cantone per Cantone. Negli Stati Uniti d’America, già diversi anni fa, il voto a distanza ha sofferto di non poche criticità, soprattutto per la non uniformità del sistema nei vari Stati, in Brasile è stato adottato su larga scala e non sembra che si sia rivelato poco affidabile.

















