
ECONOMIA CIRCOLARE O NO
Riflessioni sulla politica e sull’economia oggi.
Magcarm – Economia circolare sembra la parola d’ordine della nuova economia green e sostenibile. La circolarità nell’uso delle risorse e un’importante conquista della nostra civiltà. L’economia circolare, però, deve essere anche civile e magari di comunione. Innanzitutto l’etica non è solo questione ambientale: deve essere ambientale, ma anche altro.
I Governi dovrebbero mettere lo stesso impegno che mettono nel combattere la co2, anche per combattere la co2 della diseguaglianza, come hanno chiesto i giovani della economia di Francesco: “Mettessero la stessa energia per eliminare i paradisi fiscali che è la più grande evasione legale del capitalismo”.
I milioni di tasse evase da multinazionali e grandi imprenditori potrebbero essere impegnati per la riduzione delle disuguaglianze, causa prima di malcontento che genera violenza. Mettessero lo stesso impegno nel chiedere alle imprese e banche che hanno guadagnato molto dalla pandemia di restituire parte degli extraprofitti per pagare i vaccini e le medicine ai Paesi più poveri. Dovrebbero mettere lo stesso impegno nel combattere il contrabbando delle armi che arricchisce i signori della guerra.
Tutto il mondo delle associazioni umanitarie: le cooperative sociali, le organizzazioni nate per occuparsi degli esclusi e delle varie forme di povertà, non ultima quella educativa, denunciano una progressiva riduzione delle risorse loro destinate a favore di programmi di sostenibilità ambientale. Come se i poveri fossero scomparsi dalla terra, come se occuparsi di ambiente significasse occuparsi di alleviamento della miseria.
Il grido della Terra è quello dei poveri, è unico; ma la nuova economia circolare sembra dimenticare questo secondo grido assorbito dal primo. Se si fa di tutto per recuperare gli scarti delle risorse, si deve fare altrettanto, magare di più, per recuperare gli scarti umani.
La società dell’efficienza e del massimo profitto non intende farsi carico degli scarti umani: disoccupati, fragili, perché improduttivi. Molte imprese non mostrano nessun interesse per la povertà, né per la equità salariale e neanche per la creazione dei posti di lavoro, anzi per massimizzare i profitti preferiscono delocalizzare all’estero dove trovano manodopera a buon mercato.
L’ecologia integrale include anche l’uso dei profitti le delle tasse pagate e non pagate, il benessere dei lavoratori e la creazione di lavoro. L’economia civile richiede anche la capacità di chiamare fratello e sorella l’uomo e la donna. Non solo la Terra.

















