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I FALLIMENTI CHE INSEGNANO

Una riflessione di Carmine Magnotti.

La parabola del figliol prodigo o del padre misericordioso è una delle più significative della bibbia. Un padre di due figli possedeva un patrimonio. Dunque non siamo in un contesto di povertà.

Il figlio minore chiede al padre di anticipargli la sua parte di eredità, atto questo che, in quella cultura, con il padre ancora in vita, era un atto sovversivo.

Le scritture ebraiche, in questo caso, autorizzavano il padre ad assegnare la sua eredità solo al momento della morte. Ma il padre fa un atto trasgressivo: fa un dono generativo rispondendo a quella richiesta. Fa diventare l’eredità-patrimonio dono-numus dei padri, “patres”. Poteva non farlo, ma invece lo fa e il figlio minore, che diversamente dal maggiore non vuole restare nell’impresa di famiglia, giovane, parte per un paese lontano, dove vive in modo dissoluto e non fa un uso responsabile del dono del padre, sperperando tutto il patrimonio.

Quando ebbe speso tutto, sopraggiunge nel paese una carestia ed egli comincia a trovarsi nel bisogno. A questo punto il giovane fa una scelta responsabile: si cerca un lavoro e trova quello umile di mandriano dei porci.

Poi, decide di tornare a casa. Una scelta questa che ricorda quei giovani che vanno lontano sperando di diventare artisti e dopo qualche tempo, esaurite le sostanze dei genitori, si riducono a lavare i piatti in qualche locale. Anche loro, qualche volta, in un giorno che diventa benedetto, tornano a casa.

E che dire dei tanti migranti di ieri e di oggi che spesso partono in cerca della terra promessa con tutto il povero patrimonio della famiglia e sperono di trovare un lavoro dignitoso. Ma, quando la terra promessa si mostra molto diversa da quella immaginata, quando i sogni si infrangono, sono costretti a svolgere lavori da schiavi e in nero, che permettono loro una sopravvivenza stentata.

Quel giovane lavora, ma il lavoro non lo protegge dalla fame. Non basta lavorare per mangiare e vivere, occorre un lavoro dignitoso.

Ma non tutti i lavori sono degni e consentono di sfamare la nostra famiglia, per cui il figlio, come ci insegna la parabola, lavorava, ma aveva fame. Il fallimento e la fame, allora, lo portano a ritornare in sé e ad esclamare: mi alzerò e andrò.

E, quando si ritorna, dopo un fallimento, non si torna, ma si arriva come se fosse la prima volta. La casa, dopo la ricerca della libertà, è un’altra casa.

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