ANGOLO OPINIONINEWS E DINTORNISociale

La paura non è un’identità dannosa da evitare

Riflessioni per un mondo migliore di Carmine Magnotti.

La paura è un fondamentale meccanismo di tutela della sicurezza individuale e collettiva e svolge una funzione analoga a quella del dolore fisiologico, un meccanismo che mira a garantire la salute fisica minacciata. Non è un’identità dannosa da evitare. Quando è ben orientata, quando si dirige verso pericoli reali, e non quelli immaginari o manipolati, può essere uno strumento per affrontare il rischio.

Secondo il filosofo Jonas, dobbiamo recuperare la paura dal nostro bagaglio biologico ed imparare ad usarla come strumento adattivo. Si tratta di un sentimento arcaico, dunque, che nasce nell’amigdala, la parte più antica del nostro cervello ed è legata all’istinto di conservazione. E’ uno dei modi attraverso cui si manifesta il principio di responsabilità. La conoscenza e la consapevolezza segnano il confine tra la paura pericolosa e quella ragionevole.

La paura non è il contrario del coraggio, ma la premessa del coraggio. Non esiste coraggio, se non come risultato di una reazione di un’elaborazione della paura. Il coraggio, infatti, è una reazione attiva ai pericoli individuali e collettivi. È il contrario dell’indifferenza di passività e rassegnazione. E’ la forza di affrontare il mondo consapevoli della sua complessità, ma anche della nostra forza di cambiarlo.

Le paure sono cambiate nel tempo e dipendono dalle condizioni e dall’ambiente in cui ci si trova a vivere. Nella savana africana il leone è un nemico, mentre è un amico se si va a vederlo allo zoo, sostando davanti alle gabbie di protezione per ammirarlo. La percezione di un rischio cioè modifica il nostro corpo e anche quel comportamento che noi chiamiamo sociale.

La risposta è di una grande attivazione: dal battito cardiaco, che aumenta, alla gittata del cuore e a ogni sua contrazione che induce ad un aumento della pressione. Con la paura aumenta anche la produzione di “endo-morfine”, che hanno la funzione di renderci più resistenti al dolore. Anche la mente, che è   la manifestazione del cervello, muta sotto l’effetto della paura: aumenta l’attenzione, migliora la concentrazione. Persino la visione diventa più acuta, la motivazione all’agire si fa forte e impellente anche nei soggetti più meditativi. Persino le regole seguite nel comportamento sociale vengono sconvolte nel rapporto con gli altri. Si è portati ad urlare, a denigrare il nemico offendendolo, a bestemmiare, mentre fino a pochi istanti prima eravamo dominati dalla gentilezza e dal formalismo verbale.

La sensibilità alla paura dipende da individuo a individuo, e persino dall’ambiente esterno, dove ci si trova. Esiste anche una paura sine materia, nel significato proprio della mancanza di qualcosa esterno al soggetto che possa aver attivato il sistema di allarme e le paure interiori, quelle “dentro di me”. E’ come se io stesso mi facessi paura, spaventato dai mostri costruiti dalla mia immaginazione e poi proiettati fuori di me. Siamo alle voci delle allucinazioni.

Ci sono paure delle Nazioni e delle Società che si tramandano di generazione in generazione. Basta pensare all’Italia e al nemico d’oltralpe: Il nemico tedesco. Nel presente si è diffusa una vera e propria cultura del nemico, nel senso che chiunque io incontri è, fino a prova contraria, qualcuno che mi vuole annientare, un essere altro da me e, comunque, un nemico, finché non dimostri convincendomi di essermi amico, o almeno di essere privo di intenzioni malevoli nei miei riguardi. La cultura del nemico, in definitiva, conduce verso la fatica del vivere, perché la paura è diventata un campanello continuamente attivo. E, in queste condizioni la gioia di vivere non è nemmeno immaginabile.

Oggi la guerra in Ucraina, l’innalzamento della temperatura a livello globale causato dall’effetto serra, lo spettro della fame per scarsità di grano e fertilizzanti, l’aumento dei prezzi di tutte le materie prime a cominciare dal gas e dal petrolio e, infine, la pandemia da Covid, che non è ancora cancellata, alimentano le nostre paure e non ci fanno sperare in un futuro migliore. Perciò è urgente che le Nazioni concordino soluzioni responsabili e urgenti a tutte le suddette emergenze perché è  in pericolo la stessa vita sulla Terra.

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