OPINIONIRiceviamo e pubblichiamoSociale

IL MERCATO DA SOLO NON FA FELICI

Le società progrediscono quando le persone orientano la loro natura competitiva ed agonistica nella produzione e nel lavoro. Foto: Fonte Internet.

Carmine Magnotti – La centralità del consumo non è un fatto inedito né tipico della nostra società. IL fenomeno ha radici molto antiche e in generale è una cosa buona perché, quando sono negati i beni di consumo, sono negati i diritti e la libertà. Le civiltà precedenti la nostra avevano però imparato che il consumo delle cose va educato, orientato e anche limitato.
Nel Medioevo questo concetto era centralissimo, infatti le “Leggi suntuarie” limitavano i consumi dei beni di lusso dalla lunghezza degli strascichi dei vestiti all’altezza delle torri e dei campanili.
Oggi possiamo constatare la modernità del messaggio che ci viene dall’età medievale perché sono evidenti i danni individuali e collettivi che producono consumi illimitati di quei beni che gli economisti chiamano “Beni Posizionali”. Ci sono, infatti, beni di consumo che non vengono acquistati per necessità, ma per gareggiare e confrontarci con gli altri o per posizionarci nelle gerarchie sociali.
Ieri erano i vestiti, le carrozze e le case che venivano usate per gareggiare con i concorrenti delle città. Oggi questi beni sono aumentati a dismisura e non solo; per competere e confrontarci con gli altri consumiamo le auto e le barche di lusso, ma anche lo smartphone e molti altri beni. I consumi dei nuovi beni tecnologici ci fanno mettere addirittura in fila per ore quando vengono lanciati nuovi e costosi modelli.
I nuovi beni di consumo sono il frutto di una potentissima industria che muove immensi capitali, eludendo il fisco, e per aumentare le vendite ricorre ad enormi investimenti pubblicitari attraverso i media.
Gli effetti di questa grande macchina posizionale sono molteplici. Il primo è l’immiserimento delle classi più fragili che, consigliate dalle campagne pubblicitarie, dilapidano in consumi posizionali i loro risparmi, e perciò sono costretti a rivolgersi agli usurai per comprare il necessario.
Un secondo effetto ha a che fare con lo spiazzamento di risorse, che l’enorme investimento per migliorare efficienza e confort di telefonini e tablet produce nei confronti di quei settori non posizionali, dove non c’è sufficiente ritorno economico.
Le multinazionali usano le innovazioni tecnologiche non per aumentare la creatività e l’autonomia dei cittadini, ma per creare sempre più confort e i consumatori sostituiscono velocemente i beni che invecchiano sempre più velocemente.
Dobbiamo potenziare la dimensione del dono e di gratuità presente anche in questi doni. Dobbiamo contrastare la tendenza a privatizzare e mercantizzare i nuovi beni tecnologici. L’uso gratuito di rete wifi nelle nostre città, nelle stazioni e negli aeroporti è in forte calo.
L’attuale capitalismo, insomma, ha dato vita ad una cultura del consumo individuale e posizionale che ci sta impoverendo.
La felicità, però, non sta nel consumare molti beni, ma nel possedere gioiosamente alcuni beni, avendoli prodotti gioiosamente.
Le società progrediscono quando le persone orientano la loro natura competitiva ed agonistica nella produzione e nel lavoro e non solo nel consumo.

Show More

Back to top button

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza online. Accettando l'accettazione dei cookie in conformità con la nostra politica sui cookie.

errore: Contenuti ( testi e foto ) sono protetti!!!!