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Ragazzi violenti e fragili

Considerazioni di Carmine Magnotti. Foto: Fonte Internet.

Dobbiamo tornare ad educare al fallimento. Abbiamo il compito di spiegare ai ragazzi che le cadute, talvolta anche rovinose, fanno parte del percorso della vita e che in amore la fine di una relazione non è la fine di tutto, anche se è molto difficile da tollerare da parte del maschio, perché non finisce solo l’amore, ma viene messo in discussione il valore di sé.

Finisce la relazione e l’autostima crolla, infatti, perché non siamo abituati a gestire il fallimento, quello della propria relazione.

In questi ultimi anni, i ragazzi hanno evidenziato una fragilità molto forte, perché li abbiamo abbandonati ad una fragilità affettiva. E lo dimostra l’episodio di un sedicenne di Napoli che, abbandonato dalla fidanzatina, sfoga la sua delusione e la sua sofferenza sfregiandola con il coltello.

Esiste, dunque, una fragilità crescente che si esprime sia verso gli altri, sia verso se stessi.

Il suicidio è la seconda causa di morte per i giovani. Il corpo è il megafono che esprime disagi e alcuni ragazzi manifestano il proprio disagio attaccando gli altri: risse e violenze senza motivo; altri, invece, indirizzano la violenza verso  se stessi  suicidandosi o autolesionandosi.

Abbiamo costruito, in definitiva, una cultura in cui successo, denaro e popolarità sui media contano più di tutto; e ne siamo tutti consapevoli, per primi i giovani.

L’insuccesso, la povertà, la mancanza di lavoro e la scarsa considerazione sociale che ne deriva, fanno piombare i giovani, non educati al fallimento, nel disagio che si esprime attraverso la violenza verso gli altri e verso sé stessi.

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