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Incendi: Stato di calamità sì? Stato di calamità naturale no?

Incendi, responsabilità e la necessità dello stato di calamità. Lettera aperta di Armando Miele, Presidente onorario dell'Associazione "laboratorio civico per Cicciano".

Armando Miele e Antonio Danna – geologi

In questi giorni, dopo aver invitato alcuni sindaci a chiedere lo stato di calamità naturale per gli incendi che hanno devastato territori come Roccarainola e Cicciano, ho ricevuto osservazioni e qualche critica che rispetto ma non condivido.

Vorrei rispondere pubblicamente, perché il tema è serio e riguarda tutti noi.

  1. Gli incendi dolosi sono crimini, ma le loro conseguenze sono calamità naturali. È vero: molti incendi sono appiccati volontariamente, e chi lo fa commette un crimine contro la natura e contro le persone. Ma questo non esclude la necessità di dichiarare lo stato di calamità. La calamità riguarda l’effetto, non solo la causa. Serve a mobilitare risorse, proteggere i cittadini, ripristinare condizioni di sicurezza. Non è un favore ai colpevoli, ma un aiuto ai danneggiati.
  1. Le colate di fango, le frane e gli smottamenti sono prevedibili — e prevenibili. A settembre, quando le piogge torneranno, i terreni bruciati saranno vulnerabili. Le colate di fango potrebbero mettere a rischio vite umane, abitazioni, infrastrutture. Chiedere lo stato di calamità ora, significa prevenire il peggio, non scaricare responsabilità. Ignorare l’allarme oggi significa essere complici del disastro domani.
  1. Non tutti i sindaci sono sordi. Non tutti gli amministratori sono corrotti. Generalizzare è ingiusto. Ci sono sindaci che lottano ogni giorno con mezzi insufficienti, territori vasti e fragili, e cittadini che chiedono risposte. Accusarli indistintamente non aiuta. Sostenere la richiesta di calamità significa stare dalla parte delle comunità, non della politica.

In conclusione, non si tratta di difendere o accusare qualcuno. Si tratta di agire. Il fuoco non aspetta le polemiche. Il fango non distingue tra chi ha ragione e chi ha torto.

Serve responsabilità, serve solidarietà, serve lungimiranza. E serve che ognuno di noi, nel proprio ruolo, faccia la sua parte.

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