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Avellino / Caffè Solidale “HOPE”: Presentato “Proverbi e Dizionario del dialetto di Capriglia Irpina”, un lascito di tradizioni e sapere

Il libro comprende una raccolta di modi di dire e proverbi della tradizione, in dialetto con rispettiva traduzione in italiano, e un ricco dizionario di oltre milleduecento parole dei principali termini dialettali.

“Proverbi e dizionario del dialetto di Capriglia Irpina” è il lavoro di ricerca dell’autrice Agostina Spagnuolo, il cui tema è stato al centro della discussione-incontro tenutosi sabato 17 gennaio presso il Caffè Solidale “HOPE”

I dialetti come patrimonio da salvaguardare, capaci ancora di produrre senso, di custodire memoria e parlare al nostro tempo, è il messaggio lanciato con forza nel corso del confronto promosso da Insieme per Avellino e l’Irpinia e da Avellino per il mondo

Nel suo intervento, la prof.essa Ilenia D’Oria, presidente dell’Archeoclub pone l’accento sul valore di cui si carica lo studio di Spagnuolo che ci aiuta a comprendere meglio il territorio in cui si è diffuso il dialetto, “la sua cultura, le dominazioni che si sono alternate, il modo di concepire il lavoro, il tempo, il rapporto uomo/donna, così non è strano trovare nelle parole origini greche, latine, longobarde, spagnole, francesi fino alla lingua osco-sannita ancora presente in alcune espressioni locali. Scopriamo così che anche il dialetto ha le sue regole, penso all’accusativo preposizionale che è tra le caratteristiche del dialetto di Capriglia”.

Poi Ilaria Di Gaeta, esperta di tradizioni popolari, sottolinea comeil dialetto rappresenti una forma del pensiero, un modo di stare al mondo; è la lingua delle origini che continua a vivere nel presente, si fa forma inseparabile dal territorio, fortemente ancorata al concreto, lingua incarnata. Ci ricorda che le culture sopravvivono perché continuano a produrre senso, a parlare dell’esperienza umana; incarnano secoli di esperienza collettiva, di verità situata; rappresentano una resistenza silenziosa che ci obbliga alla lentezza e alla complessità. Ci insegnano a prendere coscienza che ogni lingua è sempre portatrice di una cultura, ma non tutto è traducibile e a volte il significato più autentico è proprio in ciò che non è traducibile. Difendere il dialetto non significa chiudersi in uno sterile localismo, piuttosto ci ricorda ciò che siamo stati e dove stiamo andando, per ribadire che l’identità non è mai un limite”.

Emanuela Conforti di Insieme per Avellino e l’Irpinia ribadisce come i dialetti sono parte integrante della nostra storia, “rappresentano un esempio di patrimonio immateriale che ci ricorda il valore della lingua, simbolo di memoria, della forza della cultura contadina, in cui il mondo femminile aveva una sua centralità. Di qui l’importanza di trasmettere questo patrimonio alle nuove generazioni.

Giuseppe Silvestri, presidente dell’Unpli provinciale, poi, sottolinea come finalmente l’Irpinia abbia acquisito piena consapevolezza del valore delle tradizioni, che rappresentano sempre una ricchezza, a partire dal rito dei falò di Sant’Antonio che si celebra il 17 gennaio fino ai Carnevali. “Queste tradizioni sono parte integrante della nostra cultura, una cultura a cui anche i giovani cominciano ad appassionarsi.  La salvaguardia della memoria è indispensabile per guardare al futuro ma è chiaro che dobbiamo fare i conti con lo spopolamento se vogliamo restituire un futuro ai territori”.

Pasquale Luca Nacca, a sua volta, spiega come è compito delle famiglie, delle associazioni, della scuola, delle istituzioni insegnare alle nuove generazioni il rispetto per la cultura contadinaPenso al ruolo cruciale svolto dalla scuola nella salvaguardia dell’arbereshe di Greci, alla difficile condizione che vivono le aree interne. Hanno molteplici potenzialità e risorse che devono essere valorizzate ma servono politiche dei governi per rilanciarle”.

Spagnuolo, infine, racconta di aver voluto rendere omaggio con questo lavoro alla sua comunità e di aver dedicato il volume alla madre e al nipotino Niccolò in un abbraccio di memoria e futuro “Questo libro nasce dalla consapevolezza che una lingua è in costante evoluzione e non può essere fissata su carta in maniera definitiva. Probabilmente sono proprio i nostri emigranti coloro che meglio sono riusciti a conservare i dialetti del loro paese di origine”.

Ricorda come ogni dialetto ha la sua dignità e ribadisce l’orgoglio di essersi fatta custode del dialetto di Capriglia:“Il volume riunisce milleduecento parole, trecento modi di dire e proverbi del paese. Ho provato a ricostruire la grammatica della lingua, l’etimologia di alcune parole, il legame tra lingua e cultura del territorio nella consapevolezza che un lavoro del genere non è mai del tutto concluso”.

E’, poi, la stessa Agostina Spagnuolo insieme a Paolo De Vito a leggere alcuni dei modi di dire di Capriglia, che a tutti o quasi sembra di aver sentito una volta nella volta, da “Futtitenne” a “M’aggia fa ‘a croce ca mano storta”, da “Manch’ i cani” a “M’aggia mette ‘e pezze nfronte”, o ancora vocaboli come “babbalone” e “arrecetta’”.

Bravissimo anche il giovanissimo musicista Mario Freda che ha concluso l’incontro con l’omaggio “Brigante se more”. I lavori sono stati moderati dal giornalista Gianluca Amatucci.

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