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La modernità del pensiero di Vincenzo Russo: giustizia, etica, guerra

Celebrato l’anniversario della nascita del martire palmese dal Gruppo Archeologico Terra di Palma. Di Michela Buonagura

Il 21 giugno 2025 il Gruppo Archeologico Terra di Palma ha celebrato l’anniversario della nascita di Vincenzo Russo, il martire palmese della rivoluzione napoletana del 1799. I giovani del servizio civile operanti quest’anno nell’Associazione hanno deposto una corona d’alloro sulla lapide affissa sul muro della casa natia in Vicoletto Russo, a futura memoria.

Il presidente del Gruppo Archeologico Terra di Palma Luigi Sorrentino ha salutato i presenti e ha sottolineato l’importanza di queste manifestazioni affinché non vada perduto il ricordo di un giovane che ha combattuto per la libertà, un bene prezioso che è continuamente minacciato. Si è rammaricato che nonostante i tanti eventi dedicati al rivoluzionario, proprio la città di Palma Campania non conosca a fondo il pensiero russiano.

La prof.ssa Teresa Albano, che ha moderato la manifestazione, ha evidenziato quanto sia importante parlare agli studenti, ricordando il nostro rivoluzionario non solo con manifestazioni e celebrazioni, ma con lo studio del suo pensiero, con l’educazione ai suoi valori civili e morali. Tante sono le attività messe in campo affinché il suo ricco lascito non vada perduto tra le pieghe del tempo.

La vicesindaca dott.ssa Elvira Franzese, sempre presente agli eventi del concittadino Vincenzo Russo, ha condiviso le forti emozioni che la colgono ogni volta che si reca alla casa di Vincenzo Russo, ripensando a questa giovane vita spezzata così precocemente e in modo tragico. Ha ricordato che sono diversi anni che si impegna affinché la memoria di questo martire palmese non si affievolisca vanificando il suo sacrificio, prima come assessore alla cultura e oggi come vicesindaca, convinta che il suo pensiero possa far fiorire nei nostri giovani azioni costruttive per il bene comune.

La relazione del prof. Rega ha appassionato tutti i presenti per l’attualità delle riflessioni e l’umanità delle sue parole. Il professore ha rimarcato che quando pensiamo al Russo dobbiamo sforzarci di immaginarlo come figura viva, come un giovane che ha saputo unire ideale e azione, che in un periodo storico dominato da privilegi e interessi personali ha parlato di giustizia, uguaglianza e libertà.

«Mi colpisce il legame, – ha sottolineato lo studiosoapparentemente lontano ma in realtà profondo, tra Vincenzo Russo e un uomo come Pepe Mujica. Due secoli e due mondi diversi, eppure la stessa convinzione: che la libertà non si misura col potere o con il possesso, ma con la capacità di restare fedeli a un principio, a un’etica. Entrambi ci hanno insegnato che servire il bene comune significa prima di tutto rinunciare a qualcosa di sé. Russo ci ricorda, oggi più che mai, che la vera forza non sta nella conquista, ma nella coerenza tra ciò che si pensa e ciò che si fa. E che la libertà è vera solo se unita al bene e alla verità, come scriveva lui stesso. In un’epoca in cui si fatica a credere nella politica come servizio, il suo esempio è una voce limpida che ci invita a ripensare il nostro ruolo di cittadini. Forse non siamo ancora diventati ciò che potremmo essere, ma è proprio per questo che dobbiamo continuare a leggerlo, a studiarlo, a sentirlo vicino. Russo è stato un eroe che agisce, ma anche un eroe che pensa: un politico e un pensatore.  E anche se aveva partecipato a una guerra rivoluzionaria, nei Pensieri politici del 1798 ripudiava questo strumento di risoluzione dei problemi. La guerra, affermava, è così poco adatta a risolvere le controversie fra popoli così come inaccettabile è il ricorso al duello fra due individui che hanno litigato. Si chiedeva infatti Russo: “Perché mai la violenza sarebbe la misura del meglio fra due esseri che hanno una facoltà calcolatrice, in virtù della quale possono avere altri mezzi conformi al principio del loro meglio per comporre le loro contese?  La guerra fra le nazioni è conforme alla natura, quanto il duello fra gl’individui”. Vale a dire, l’uomo, per natura, dispone della ragione (la facoltà calcolatrice) con la quale trovare un modo migliore per regolare i rapporti con gli altri individui senza ricorrere alla violenza (qui riecheggia il pensiero di Hobbes). Ma allora, se l’uomo è per natura razionale, cos’è che lo distoglie dal fare uso della propria ragione? Qui Russo risponde come il suo maestro Rousseau, al quale pure guardava Kant. La corruzione ha degradato gli esseri umani, allontanandoli dalle loro potenzialità più riposte. O, meglio, l’uomo non è ancora maturato al punto tale da essere ciò che potrebbe. Naturalmente, rimane il problema di come dirimere le questioni finché gli uomini non hanno raggiunto questo stadio di piena realizzazione, oppure uno dei contendenti non voglia sentire ragioni. Ma forse è vero che il politico teorico ha il compito di additare una meta ideale alla quale, forse, il politico pratico non guarderebbe».

Oggi, che lo spettro della guerra si riaffaccia sullo scenario mondiale, questa riflessione si presenta quanto mai attuale. Il giovane Vincenzo Russo, pur avendo partecipato a una rivoluzione reputandola giusta, aveva comunque compreso che la violenza non poteva risolvere i conflitti e biasimava la guerra come una sconfitta della ragione e una regressione della civiltà. Il suo messaggio è chiaro: l’uomo deve essere capace di instaurare un dialogo civile con l’alto uomo, perché la libertà non può germogliare dalla violenza, ma solo da ideali consapevoli e condivisi.

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