CAMPANIACRONACHE E DINTORNICULTURAECONOMIAIERI

Archeofestival 2026: La tappa di Avella

L’antica Abella come un racconto avvincente del nostro passato, che ha permesso a chi era interessato di fruire gratuitamente della straordinaria storia e cultura materiale campana

Dopo il forzato rinvio del 16 maggio, causa all’erta meteo, domenica 24 maggio l’Archeofestival ha fatto tappa nell’odierna cittadina di Avella, in provincia di Avellino, l’antica Abella, la malifera Abella:” Non lieto il figlio del paterno reame fin da allora soggetti aveva i popoli sarrasti, le pianure che il Sarno bagna, quelli ch’abitan Rufra, Bàtulo ed i campi di Celemna e ancor quelli che dall’alto mirano Avella, ricca di pometi (Eneide, Canto VII).

La tappa è stata all’altezza delle aspettative e resa ancor più accattivante dal Gruppo Archeologico Avellano “Maiuri”, con in testa il suo direttore, il prof. Pietro Luciano, che insieme ai suoi collaboratori-soci: Andrea Siniscalchi, Salvatore Napolitano, Dario Luciano, Quirico Picaro e Caterina Caruso, coadiuvati dalle giovanissime del Servizio Civile: Carmen Cerbo ed Aurora Guerriero, nonché al supporto dell’Ufficio Turistico del Comune di Avella nelle persone di Andrea Vitale e Nelly Russo, hanno accolto nel migliore dei modi, ma certamente professionale, oltre un centinaio di visitatori.

Dopo l’accoglienza e la presentazione anticipatoria fatta dai protagonisti-organizzatori della giornata in persona: la prof.ssa Linda Solino del Gruppo Archeologico Terramare 3000 e il prof Pietro Luciano del Gruppo Archeologico Avellano “Amedeo Maiuri”, anche attraverso retroproiezioni emozionali, si è passati alla visita del MIA (Museo Immersivo Archeologico), ubicato nel Palazzo Baronale.

Il bel Museo Immersivo e quello Archeologico affrontano la narrazione storico-archeologica da diversi punti di vista e con diverse tecnologie.

Nel bel Museo Immersivo Aedi e personaggi storici del calibro di Maio Vestirikio, di Publio Virgilio Marone, di Lucio Egnatio Invento, di S. Paolino di Nola, di Federico II, di Francesca de Avella, sono stati richiamati alla memoria dalle moderne tecnologie digitali che, all’interno della cornice del cinquecentesco Palazzo Baronale, hanno narrato la ricca storia di un territorio solcato dal fiume Clanio e circondato dai verdi Monti Avella-Partenio.

Sliding monitor e videomapping a parete presentano la geografia storica di un luogo affascinante e variegato, punto di contatto fra culture diverse, vera e propria cerniera fra la Piana Campana con le sue popolazioni Etrusche, Greche, Osche, e i Monti dei bellicosi e affascinanti Sanniti.

Il territorio avellano, un luogo Interessato da numerose vicende storiche che hanno lasciato reperti e vestigia copiose, è molto ben raccontato.

Interessante anche l’Antiquarium, ricco di reperti, che, dalla protostoria al medioevo, è stato raccontato da una guida preparata, che ha saputo colmare le lacune espositive, raccontando dei vari popoli da qui passati o qui insediatisi nei vari periodi storici considerati.

Poi, una bella passeggiata ha portato i visitatori ad attraversare l’antico decumano, anche oggi cuore della Città d’Arte, potendo sbirciare un tessuto urbano fatto di palazzi datati, di piazze, chiese e reperti romani di reimpiego, fino ad arrivare all’Anfiteatro (I sec. a.C.- I sec. d.C.), attiguo alle mura del settore sud-orientale della città antica. Del monumento, uno dei più antichi della Campania Felice, si conserva l’impianto dell’ima e media cavea, resti della summa cavea.

E’ seguito, dopo la visita all’anfiteatro, il pranzo che nell’ambito dell’Archeofestival costituisce un momento importante di queste giornate, perché consente in qualche modo ai visitatori, provenienti da varie zone della Campania, di approfondire la conoscenza fra loro e scambiarsi impressioni. E, dunque, il momento conviviale è stato piacevole come sempre, nonché occasione di confronto sociale.

Ultima tappa della giornata la visita al Parco Archeologico dei Monumenti funerari romani (I sec. a.C. – I sec. d.C.) in Località Casale. Posti lungo la via che da Abella portava a Calatia, hanno ospitato le più importanti famiglie avellane di quei tempi.

Costruiti in opus incertum, laterizio e tufo grigio, presentano la tipica architettura a ‘dadi’ sovrapposti, con la presenza sul lato opposto alla strada di una cella funeraria che si apre nella parte bassa del monumento.

Il castello medievale, con le possenti e notevoli cinte murarie, è stato ammirato da lontano, essendo ben visibile dall’area archeologica dei mausolei.

Ma questa è un’altra storia che i partecipanti alla tappa avellana dell’Archeofestival, soddisfatti e contenti per la giornata, hanno indicato agli organizzatori come possibile tappa dell’edizione 2027.

Ancora una volta l’Archeofestival si è snodato lungo il territorio attraversato come un racconto avvincente del nostro passato, permettendo a chi era interessato di fruire gratuitamente della straordinaria storia e della cultura materiale campana.

Show More

Back to top button

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza online. Accettando l'accettazione dei cookie in conformità con la nostra politica sui cookie.

errore: Contenuti ( testi e foto ) sono protetti!!!!