Pacello da Mercogliano: l’uomo e la sua eredità dimenticata. Un ponte di verde tra Rinascimento italiano e francese
Giornata di studi per riscoprire il padre dei giardini europei.

Ci sono figure che attraversano la storia restando al margine del racconto, pur avendo contribuito in modo decisivo alla costruzione di un linguaggio comune tra epoche e culture. Pacello da Mercogliano appartiene a questa categoria.

Architetto di giardini, religioso e uomo di ingegno del Quattrocento, la sua opera si colloca nel punto d’incontro tra due civiltà: quella italiana e quella francese , e in una stagione in cui il paesaggio diventa, per la prima volta, un’estensione del pensiero umanistico.
Il 21 ottobre scorso, nella Sala degli Arazzi del Palazzo Abbaziale del Loreto di Mercogliano, si è tenuta una giornata di studi a lui dedicata: “Pacello da Mercogliano e il giardino nell’Europa del Rinascimento”, iniziativa promossa dall’Associazione Pacello da Mercogliano insieme al Comune, che ha riunito studiosi provenienti da università italiane, francesi e spagnole.
L’appuntamento, che non è nato come celebrazione, ma come occasione di ricomposizione storica, è stata una sorta di restituzione, dopo secoli di oblio, a una figura che operò con discrezione, ma lasciò un’impronta profonda nella cultura del paesaggio europeo.
Pacello – o Catello Mazzarotta, come appare nei documenti – nacque a Mercogliano intorno alla metà del XV secolo. Monaco benedettino, si formò a Napoli, città che nel tempo aragonese rappresentava un crocevia di saperi tecnici e artistici. Qui si distinse per le sue competenze nella progettazione di giardini, un’arte che, nel Rinascimento, univa conoscenze architettoniche, botaniche e idrauliche. Gli sono attribuiti, tra gli altri, i giardini di Castel Capuano, della Duchessa e della celebre delizia di Poggio Reale, simbolo dell’urbanistica umanistica aragonese.
Dopo la discesa di Carlo VIII, Pacello seguì il sovrano in Francia, dove rimase per il resto della vita. Lì lavorò ai giardini di Amboise, Blois e Gaillon, importando modelli italiani che si sarebbero trasformati, nei decenni successivi, nella matrice del giardino “alla francese”.
A lui si devono innovazioni tecniche e compositive: la disposizione scenografica “a terrazze”, l’uso sistematico degli agrumi e dei frutteti ornamentali, la geometrizzazione dello spazio.
Nel 1503 fu nominato canonico a Blois e morì intorno al 1534, dopo aver ricevuto in dono dal re Francesco I il castello di Gaillard, in segno di riconoscenza per il suo lavoro.
Due sessioni di approfondimento: tra radici locali e apertura internazionale.
La giornata di studi del 21 ottobre, curata dal professor Paolo Mascilli Migliorini, è stata organizzata in due sessioni.
La prima, presieduta da Leonardo Di Mauro dell’Università Federico II di Napoli, è stata dedicata al contesto napoletano e monastico; la seconda, coordinata da Cettina Lenza dell’Università della Campania, ha esplorato la dimensione europea e il rapporto con la Francia.
Sono intervenuti, tra gli altri, Francesco Zecchino, Carlos José Hernando Sánchez, Laurent Paye e Marc Lelandais, studiosi che hanno contribuito alla ricostruzione storica del paesaggio rinascimentale.
Alla vigilia del convegno, il 20 ottobre, nella chiesa di San Pietro a Capocastello è stato proiettato un documentario di Ilaria Di Gaeta, in collaborazione con i proprietari del Château Gaillard, luogo simbolico della carriera francese di Pacello, un lavoro per riscoprire Pacello e la sua opera
Nel presentare l’iniziativa, Nicola Argenziano, presidente dell’associazione promotrice, ha ricordato che il progetto è nato «dalla volontà di restituire a Pacello la dignità della memoria, e alla città di Mercogliano il ruolo che le spetta nella storia del giardino europeo».
Parole, queste, che delineano la duplice ambizione dell’associazione: da un lato la riscoperta scientifica di un protagonista del Rinascimento; dall’altro la costruzione di un’identità territoriale fondata sulla sua eredità culturale.
Maria Ilaria Di Gaeta, presidente del Consiglio comunale e delegata alla Cultura, ha aggiunto: «Questo convegno è un atto dovuto. Pacello fu stimato da tre sovrani, un uomo che seppe unire competenza e visione. Mercogliano aveva il dovere di ricordarlo».
Il sindaco Vittorio D’Alessio, a sua volta, ha sottolineato l’intenzione dell’amministrazione di «proseguire il lavoro di valorizzazione attraverso progetti dedicati agli spazi verdi cittadini», mentre il professor Mascilli Migliorini ha evidenziato l’importanza accademica dell’iniziativa: «Questa è la prima occasione in cui Pacello diventa oggetto di uno studio organico. La risposta del mondo scientifico è stata immediata e convinta».
Nel corso della manifestazione, l’associazione ha annunciato che per il 2026 ci sarà una “Settimana Pacelliana”, che si terrà tra Mercogliano e Amboise, con l’obiettivo di consolidare il legame culturale tra le due città. Ciò che emerge da questo progetto, quindi, non è soltanto il desiderio di commemorare un artista, ma di restituire alla storia la complessità del suo tempo.
Pacello da Mercogliano fu un mediatore tra mondi, tra il sapere tecnico e quello simbolico, tra l’ordine naturale e la forma umana, e il suo lavoro dimostra come il giardino, nel Rinascimento, fosse non un semplice spazio di bellezza, ma un dispositivo di conoscenza: un luogo in cui l’uomo tentava di misurarsi con l’armonia del cosmo.
Riscoprirlo oggi significa interrogarsi su un tratto più profondo della cultura europea: la capacità di costruire bellezza attraverso la precisione, la disciplina e l’intelligenza del progetto. Un lascito che, a distanza di cinque secoli, trova a Mercogliano il suo punto di ripartenza.

















