
Palma Campania: Convegno “Alberi e piante. Tra mito, storia e archeologia”
L’evento organizzato dal Gruppo Archeologico Terra di Palma per “Archeologia Ritrovata”. Servizio e foto di Michela Buonagura.
In occasione della diciottesima edizione di “Archeologia Ritrovata”, il Gruppo Archeologico Terra di Palma ha tenuto il convegno “Alberi e piante. Tra mito, storia e archeologia”.

L’evento, che coinvolge i Gruppi Archeologici d’Italia, ha lo scopo di valorizzare e tutelare quei beni culturali cosiddetti minori che rischiano di essere abbandonati e rimossi dalla memoria storica.
Il convegno, coordinato dal prof. Giuseppe Sorrentino, ha visto come relatrice la prof.ssa Giovanna Ferrante Sorrentino.
“Le essenze vegetali, che troviamo rappresentate nei siti archeologici o sui reperti depositati nei musei più importanti del mondo– asserisce la prof.ssa
Ferrante Sorrentino –, hanno rappresentato il tema della mia relazione. Ne abbiamo notizie attraverso le monete, la storia, la letteratura, gli affreschi e i mosaici delle civiltà mediterranee. Abbiamo dedicato questa giornata a specie ormai scomparse, ma di cui si può mantenere viva la memoria attraverso un’archeologia delle piante, a esemplari tuttora diffusi, come grano, ulivo, vite, mirto, alloro e pioppo con i miti ad essi legati, e alla rievocazione di antiche piante, come il sommacco, che hanno dato il nome ad alcune località del nostro territorio, spesso mortificate dalla deformazione dei nomi originali, che meritano di essere riscoperte per meglio conoscere le nostre origini”.

La manifestazione si è svolta all’Acquedotto romano del Serino d’epoca augustea, conosciuto anche come Acquedotto Augusteo, in via Turiello, località Tirone, a Palma Campania.
Al termine del convegno, il dott. Leo Albano ha effettuato una visita guidata per i partecipanti alla Giornata di Archeologia Ritrovata, illustrando la storia e le caratteristiche dell’acquedotto, il cui sito fu portato alla luce nel 1982, durante i lavori della linea ferroviaria Cancello-Avellino.
“L’Acquedotto romano del Serino aveva inizio da Serino e si diramava per circa 170 chilometri. Il tratto suscita grande
interesse per la disuniformità della costruzione, – afferma l’ing. Luigi Sorrentino, direttore del Gruppo Archeologico Terra di Palma – in contrapposizione agli altri acquedotti romani, che si sviluppano secondo un unico schema architettonico. Coesistono, infatti, lo schema a condotta poggiante su archi, i cui piloni in alcuni punti sono rinforzati da contrafforti a scarpa, e quello a muratura piena, interrato, con sviluppo non lineare ed a gomito. Il G. A. Terra di Palma sollecita sempre visite guidate al sito, coinvolgendo scuole di ogni ordine e grado, affinché i giovani si facciano promotori della tutela, della valorizzazione e promozione del patrimonio culturale del nostro territorio”.

















