
Palma Campania: Riaffiora un tratto dell’Acquedotto Augusteo
La storia riemerge dal sottosuolo
Un nuovo frammento della grande ingegneria romana torna a raccontare la storia millenaria della Campania. Nel territorio di Palma Campania, in località Tirone, è stato riportato alla luce un segmento dell’antico Acquedotto Augusteo durante i lavori di sostituzione della rete idrica.
Il rinvenimento, avvenuto a fine dicembre a circa tre metri sotto l’attuale piano stradale, conferma ancora una volta come il sottosuolo campano custodisca un patrimonio archeologico di eccezionale valore.
Non si tratta di una scoperta qualsiasi, perché il punto individuato riveste un’importanza strategica nel tracciato dell’acquedotto: è qui, infatti, che l’opera proveniente dalle sorgenti del Serino lascia il paesaggio collinare per aprirsi alla pianura, dirigendosi verso alcuni dei centri più vitali della Campania antica. Da questo snodo l’acqua raggiungeva Nola, Acerra, Pompei, Ercolano, Neapolis e Pozzuoli, fino a Bacoli, dove alimentava la monumentale Piscina Mirabilis, la più grande cisterna romana giunta fino a noi.
Il tratto compreso tra Sarno e Palma Campania è considerato uno dei più suggestivi dell’intero percorso dell’Acquedotto Augusteo. Qui l’infrastruttura si sviluppa tra gallerie scavate nella roccia, arcate e lunghi muri di sostegno che seguono con precisione l’andamento naturale del versante montano.
Proprio a Tirone, nel passaggio tra collina e pianura, il tracciato diventa particolarmente leggibile, offrendo agli studiosi un prezioso punto di osservazione sulle soluzioni tecniche adottate dai Romani.
La struttura emersa conserva ancora la copertura originaria risalente al I secolo a.C., epoca in cui l’acquedotto fu realizzato per volontà di Ottaviano Augusto. Sono visibili anche tracce di interventi successivi, databili al III secolo d.C., che testimoniano la lunga vita dell’opera e la sua importanza strategica nel garantire l’approvvigionamento idrico a un territorio densamente popolato e produttivo.
I lavori procedono sotto la supervisione della Soprintendenza, che è intervenuta sin dal primo momento, con i provvedimenti di competenza subordinando ogni attività alla presenza di un’archeologa incaricata, operante sotto la propria direzione scientifica.
Intanto l’attenzione si concentra ora sulle prospettive di tutela e valorizzazione del sito, che potrebbe diventare un nuovo punto di riferimento per la conoscenza dell’ingegneria romana e della storia del territorio vesuviano.
La scoperta di Palma Campania non è solo un fatto archeologico: è l’ennesima conferma di un dialogo continuo tra presente e passato, spesso riattivato da interventi ordinari sul territorio. Un richiamo alla necessità di coniugare sviluppo, manutenzione e memoria storica, in una regione dove ogni scavo può trasformarsi in una finestra aperta su duemila anni di storia.

















