Pietrastornina e la storia della testa di San Biagio
Dal Post di Arturo Bascetta del 30 Agosto 2025.

Chiusi i festeggiamenti a Pietrastornina, i fedeli si si sono dati appuntamento al 2 febbraio. Ma a proposito di San Biagio, non tutti sanno la storia della testa che era gelosamente custodita nel monastero di San Giovanni a Baiano in Napoli.
C’è d dire che le peripezie cominciarono nel 1577 con la dismissione del monastero di San Giovanni a Baiano, custode del sangue del santo in una ampolla, che si dice già fosse di fronte dove è chiamato il fondaco di San Ligorio, con la chiesa attaccata all’arco dove sta il campanile, e si vedevano i ruderi della porta fino al 1688, poi tolti dai frati di San Lorenzo per rifare il muro.
Fu poi detta da San Liguoro, San Gregorio, ma pare già fosse stata chiamata San Panaleone o San Sebastiano, ma dal vulgo sempre detta Liguoro.
Anche il cranio del santo Biagio, quindi, fu portato e conservato nel nuovo monastero delle monache di San Gregorio, ma giunse con le monache dal vecchio sito nella Piazza di San Nicolò a Don Pietro e riportato in processione nella chiesa, dove ha inizio il quartiere di Forcella.
Cioè quando fu dismesso la preziosa reliquia fu sempre custodita nella nuova chiesa detta San Gregorio Armeno, dove era la testa di questo santo, protettore di Napoli.
La prima candela in onore della festa del Santo, per vecchia contesa dei monaci con gli Origlia, nel 1618, fu presa dal Viceré a Monte Oliveto.
Anche a Pietrastornina c’era l’uso della candela e la reliquia custodita un tempo dal Principe di Pietrastornina. A quanto pare infatti San Biagio non fu il primo patrono del paese, già devoto ai santi Cosma e Damiano, che stando agli ultimi documenti rinvenuti in chiesa, erano titolari dell’altare principale della chiesa di Santa Maria de Juso, collegiata arcipretale retta per tradizione da un abate con mitra e pastorale, perché a capo di tutti i preti della Valle…. Ma questa è un’altra storia del libro che uscirà a Natale, dopo il successo di quello sul Palazzo Badiale dei Beneventani con la scoperta di Papa Leone che scalò la roccia, cioè l’ilice, quando era giovane e fu in vacanza in paese per guarire dalla sua malattia con l’aria salubre.

















