
Scisciano: Incontro sul culto di San Germano
Sono intervenuti don Aniello Verdicchio, Antonio Esposito e Tonia Solpietro.
In occasione della solennità del santo patrono di Scisciano, il 30 ottobre, l’Azione Cattolica ha organizzato un convegno su «Il culto di san Germano, vescovo di Capua, a Scisciano».
Dopo i saluti del parroco, padre Pasquale Mauro, sono intervenuti don Aniello Verdicchio, che ha delineato la figura di san Germano vescovo di Capua, e Antonio Esposito che, partendo dalla vita di san Germano, ha evidenziato i luoghi dove si è diffuso il culto fino ad arrivare a Scisciano, ipotizzando che siano stati i benedettini ad introdurre la venerazione al santo nel piccolo paese sciscianese. Lo studioso, nel corso del suo dire, ha mostrato una carrellata di immagini storiche inedite, nonché dei luoghi dove è diffusa la venerazione del santo.
E’ seguito l’intervento della direttrice dell’Ufficio Beni culturali della Diocesi di Nola, Tonia Solpietro, che ha focalizzato una serie di spunti in relazione all’edificio di culto, ripromettendosi un successivo approfondimento di studio.
Parlando dell’edificio di culto, ha evidenziato che esso è attestato dalle fonti note sin dal primo Trecento, ma che probabilmente la sua origine è più antica, forse alto medievale; che, ancora nell’Ottocento è ricordata “posta alla parte occidentale del paese luogo denominato torre“. Testimonianza questa che consente di ipotizzare che la chiesa originaria fosse posta in un ‘area campestre ed afferente ad un piccolo abitato sparso, costellato da torri di guardia isolate a protezione dell’abitato.

In epoca moderna, in particolare dopo il Concilio di Trento e precisamente nel 1586, la chiesa risulta in fase di trasformazione. La cappella del Corpo di Cristo, tenuta dalla confraternita o Società del Sacratissimo Corpo di Cristo, posta verosimilmente alla destra dell’altare maggiore e deputata alla conservazione del Santissimo Sacramento, viene spostata sull’altare maggiore e trasferita, ossia “eretta ed istituita” nella cappella di san Giovanni della famiglia Ayaldo, dove nel 1615 è documentata anche una icona lignea con cornice monumentale indorata del Santissimo Corpo di Cristo.
Nel luogo, ove era originariamente la detta cappella del Corpo di Cristo, viene deputato per essere affidato alla confraternita del Santissimo Rosario, che nel 1586 risulta “noviter erecta et ian confecta icona cum immagine Beate Virginis et Misteriis preditti Sanctissimi Rosario”, fatta a spese dell’università e dei fedeli.
Interessante la presenza di cappelle titolate a santa Cecilia, culto molto antico e di origine romana, a san Nicola e a san Sebastiano, ai quali si aggiunge nel Seicento quello alla Vergine delle Grazie.
La chiesa dovette subire poi diversi altri rifacimenti anche nel Settecento. La facciata, infatti, presenta una foggia tipica del XVIII secolo, anche se fu poi rimaneggiata agli inizi dell’Ottocento in stile neo rinascimentale. Ne è testimonianza una foto dell’Archivio di Antonio Esposito che mostra la facciata ottocentesca e soprattutto lo spessore murario di rivestimento rispetto alle ali laterali. Settecentesca è anche il mezzo busto ligneo di san Germano, realizzato prima degli anni cinquanta del XVIII secolo, allorquando viene ordinato di rifare il braccio “iconis santi germani”.
L’ultima fase edilizia documentata è quella degli anni cinquanta del Novecento che dovette comportare un ampliamento verso la zona presbiterale con la realizzazione della cupola.
Sono stati questi in sintesi gli spunti, che la Solpietro ha detto che saranno oggetto di un successivo approfondimento di studio.
I lavori sono stati moderati da Domenico Iovine, giornalista e presidente dell’Azione Cattolica.

















