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CON LA COMMEDIA 7 14 21 28 LA COMPAGNIA “GLI IGNOTI” NON DA PER NIENTE I NUMERI

“Gli Ignoti”- anche nella rassegna scorsa – ha sempre dato prova di esser una Compagnia ben salda, con attori preparati e che tendono dal primo all’ultimo in scena a creare una bella sinergia tra i personaggi da studiare, con un identità da copione, con una loro struttura scenica e l’elemento personale che dà al personaggio un guizzo in più che se lasciato al copione sarebbe solo un personaggio da riproporre in scena, ma non da far vivere con emozioni e sensazioni che solo l’attore che interpreta può dare.

Al Teatro Santa Teresa di Napoli per la rassegna teatrale A.C.I.S IL Sipario è andata in scena l’allegra Commedia: 7 14 21 28 con la Regia di  Andrea Sottolano. E’ la storia di vita di due fratelli, che per puro interesse economico decidono di prendersi gioco di una vedova piuttosto “vogliosa”, facendole credere di poter costruire una “macchina atomica reincarnamorti” che sarebbe in grado di far rivivere il coniuge defunto. Attorno ai due fratelli ruotano una serie di personaggi molto divertenti: alla sorella alla vicina di casa, ambedue zitelle ed estremamente religiose, dal parroco esorcista al creditore ‘guappo’ in un susseguirsi di esilaranti situazioni che contribuiscono a rendere tutta la vicenda estremamente divertente.

Piacevole, interessante e leggera l’interpretazione dell’attrice protagonista Patrizia Pozzi che nei panni di Maria Addolorata Cafiero si è ben calata nell’immaginario di una donna casta e pure e che per non cedere ai piaceri della carne ed in battute qualunquiste o a doppio senso, preferiva rintanarsi nella sua stanza o in cucina a preparare caffè per gli ospiti quando l’occasione stava per sfuggirle di mano.  Perfetto l’utilizzo della mimica facciale, così come i cambi vocali per rendere il personaggio adulto e fanciullesco allo stesso tempo, come per sottolineare la presenza in uno stesso personaggio di due figure femminili l’una complementare all’altra; da una parte  la donna qual è e dall’altra la femmina che avrebbe voluto esser se non fosse stata così tanto devota al fratello, alla famiglia e ad una vita religiosa invalidante.

Questa volta nessun neo ho riscontrato, anzi anche chi in passato è stato giudicato tale, risultando inesperto e poco pronto alla scena è da applaudire. A tal proposito una menzione speciale è affidata a Massimo Ardito che, nell’interpretazione del suo personaggio, è risultato spontaneo, ironico e con una battuta mai forzata o falsata dagli eventi.  Positiva anche l’interpretazione di Roberta Amoruso che, nei panni di Agnese Vacca, ha dimostrato padronanza della scena, risultando elitaria nei modi e con una giusta dizione, solo a tratti ho percepito una leggera impostazione che poteva esser tradotta come poca spontaneità nella resa finale di alcune scene. Il pubblico ha risposto ridente e divertito ad una commedia leggera, ironica e per questo motivo per niente stanchevole. Presente la regia nei cambi scena così come nell’equilibrare le stesse con momenti in scena più statici ed altri più intensi e ricchi di brio . Sia gli attori protagonisti ,sia i caratteristi hanno ben interpretato i propri ruoli in scena:  I primi trainando i colleghi in palcoscenico, i secondi creando momenti di compiaciuti divertimento.

Insomma una commedia e soprattutto una compagnia all’altezza delle aspettative, non solo della giuria ma anche del suo pubblico.

MARTINA GIUGLIANO

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