
Avella / Tra scartoffie e ricordi: L’edicola di Sant’Antonio di Vico Pompeo Barba e non solo
Nell’occasione della ricorrenza della festività di Sant’Antonio si fanno pervenire gli Auguri a quanti portano questo nome, maschi o femmine che siano.
N.M. – Tanti auguri a tutti gli Antonio storpiature e derivazioni. Auguri a tutti gli uomini maturi che si fanno chiamare Tony (volendo in questo modo tornare giovani?), a tutti i ragazzi che preferiscono la variante Tonio, a tutti i Tonino e Ntuniuccio.
Come può una nonna chiamare un bambino di 5 anni Ntuniuccio, Ntuniuccio è per i vecchietti!!!!.
Sul fronte femminile per le giovani generazioni si assiste a una forte crescita di Antonella (che in genere è la ragazza carina e “studiosa”, viceversa Antonietta è la signora un po’ avanti negli anni con le occhiali, che si tinge i capelli, che dice di avere sempre 55 anni ecc.
Bambine che si chiamano Antonietta sono in estinzione. E’ difficile, comunque, immaginare un’Antonella di 84 anni. Chi si chiama Tonia ha tutte le qualità di un’Antonella, però, in genere, Tonia è bassa di statura.
Al di là di questi luoghi comuni senza fondamento, Antonio deriva da greco e significa fiore.
Nella Parrocchia di San Romano precisamente nel vicoletto che collega Vico Pompeo Barba con Via Carmignano (questo tratto di strada è ora Via Gaetano Luciano) vi era un’antica edicola votiva (oggi è conservata nel locale attiguo alla chiesa di San Romano, dove una volta c’era una Congregazione, recuperata dal Gruppo Archeologico Avellano a seguito di lavori in loco). Si tratta di una pittura su lamiera con un dipinto del XVIII secolo raffigurante Sant’Antonio.
Sul posto, ogni anno, si celebrava una messa alla fine della quale seguiva un buffet offerto dagli ultimi italiani ivi residenti. Il vico, infatti, dal periodo post sismico, è densamente abitato da cittadini dell’Est Europa e di sera è possibile ascoltare anche canzoni neomelodiche ucraine.
Nel Vico Borselli, alias “o vico ‘e Sant’Antonio”, è stato anche trovato l’onciario catastale di Avella del XVIII sec., oggi conservato presso la Biblioteca Comunale “I. D’Anna” (?!?!).

















