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Baiano\ L’Incontro: Focus su La Repubblica, la Costituzione e le donne

 

Gianni Amodeo75 anni fa, il verdetto del referendum istituzionale segnò l’avvento della Repubblica quale forma e struttura dello Stato italiano, da configurare ed articolare nelle Istituzioni della democrazia parlamentare e rappresentativa, declinata secondo i valori della pluralità delle visioni sociali e delle idealità politiche nel primato delle libertà personali, civili, sociali, politiche ed economiche per la promozione del bene comune. Una scelta di campo netta e chiara di volontà popolare,che abrogò il modello di Stato monarchico, qual era stato proclamato con l’Unità nazionale nel 1861, ancorato alla rappresentanza istituzionale massima, ch’era  espressione del suffragio ristretto pronunciato dai cittadini sulla base del censo; ed era il criterio per il quale i parlamentari dell’unica Camera elettiva – quella dei deputati della Destra e della Sinistra storiche, mentre le nomine dei parlamentari della Camera del Senato rientravano nelle prerogative e volontà esclusive del re -, furono eletti con il voto di poco meno di mezzo milione di aventi diritto su una popolazione che superava i venti milioni di abitanti, da un capo all’altro del Bel Paese.

Era, quello abrogato il 2 giugno del 1946, lo Stato monarchico che, dopo la Grande guerra non aveva più avuto le capacità e la visione necessarie, per catalizzare ed animare lo spirito di coesione della nazione nel rapportarsi con le aspirazioni emancipatrici delle classi meno abbienti, tanto che finì per arroccarsi su se stesso e sulla propria conservazione con gravi responsabilità politiche, smarrendo il filo del proprio ruolo.

E per l’arco di un ventennio, lo Stato monarchico s’era retto sui complessi e complicati equilibri della diarchia incarnata dal re Vittorio Emanuele III e da Benito Mussolini, duce del Fascismo; una diarchia, che, in sostanza e con scelte graduali, svuotò proprio lo Stato monarchico delle originarie istanze risorgimentali e borghesi intese in senso lato, che avevano presieduto ed ispirato la proclamazione del Regno d’Italia, neanche un secolo prima, a palazzo Carignano – prima sede del Parlamento nazionale – a  Torino. Uno svuotamento a cui corrispose negli anni il progressivo consolidarsi della dittatura mussoliniana che toccò l’apice dell’esercizio del potere con l’approvazione delle leggi fascistissime del ’38, per l’attuazione delle ignobili disposizioni sul razzismo anti-ebraico, e del ’39  con l’abrogazione della Camera dei deputati e la coeva istituzione della Camera dei fasci e delle corporazioni

Vittorio Emanuele III

E’ – questo, per sommi capi – il frastornante contesto, in cui si colloca l’immane tragedia della guerra  ’3945 con i cento milioni di vittime umane, tra le popolazioni civili e gli schieramenti  belligeranti, infinite devastazioni e distruzioni in Europa, Asia ed Africa del Nord, in particolare … Ed è lo sfondo, in cui s’innerva il crollo del Fascismo con il voto del Gran Consiglio – organo “costituzionale” fortemente voluto nel 1928 dalla dittatura mussoliniana ed  innestato nell’ordinamento dello Stato monarchico, quasi per  condizionare o  limitare i poteri del re -,  pronunciato il 25 luglio del ’43,  cui seguì l’arresto immediato di Mussolini disposto dal re Vittorio Emanuele III.

Donne della Costituente

Eil quadro, in cui l’ Italia restò divisa in due, sotto le insegne del Regno del Sud e la mussoliniana Repubblica di Salò filo-hitleriana nelle regioni del Nord, dove per circa due anni si consumarono le atrocità e le nequizie della Guerra civile, fino alla Liberazione dal nazi-fascismo per opera delle milizie partigiane. Una spirale di catastrofi, a cui il sigillo  fu impresso dalle bombe atomiche, sganciate dalle superpotenze  volanti dell’Aereonautica militare statunitense su Hiroshima e Nagasaki  nell’agosto del ‘ 45, annientando le residue resistenze anti-americane del Giappone … Una successione traumatica e convulsa di scenari di dolori e sofferenze, mentre albeggiavano le attese e le speranze del voltare pagina, tagliando i ponti con il nefasto e triste passato, restituendo la Pace al mondo.

Il patto di cittadinanza libera e democratica

Le Madri costituenti e la nuova Italia

Enza Luciano
Luigia Conte
Antonella Crisci

Per l’Italia la linea di discrimine, per la Pace e per la costruzione della nuova società fu tracciata nel giugno del ‘46 dal referendum istituzionale votato a suffragio universale maschile e – per la prima volta – a suffragio universale femminile, mentre erano ri-nati i partiti  e il libero discorso pubblico, nutrito dalla dialettica politica, attraversata dal Bipolarismo, UsaUrss, cuore del nuovo ordine mondiale disegnato a Jalta.

Un passaggio elettorale che coincise con l’elezione dell’Assemblea costituente, con il mandato esclusivo e precipuo di elaborare e formulare la Carta fondante dello Stato repubblicano e democratico; un passaggio, che per le donne rappresentò l’esercizio dei diritti civili e politici dell’elettorato attivo  e dell’elettorato passivo. E furono 21 le Madri costituenti nell’Assemblea, in cui prevaleva largamente la rappresentanza dei Padri costituenti, furono 535.

Chiara Cacace

Una pattuglia di donnepioniere attiva nel diffondere gli ideali di libertà, giustizia e democrazia, con personalità di assoluto valore culturale, tra cui Teresa Mattei, Nilde Iotti, Angelina Merlin, Angela Guidi Cingolani, Vittoria Titomanlio, Rita Montagnana, Maria De Unterrichter Iervolino; e la pattuglia delle Madri costituenti, a sua volta, era stata preceduta da due mila donnesindaco e donneconsigliere comunali elette negli organi di governo locali  di oltre 5 mila Comuni nella tornata amministrativa, svoltasi tra marzo ed aprile dello stesso anno.

Su queste tracce si colloca il Focus, indetto ed organizzato dal Circolo socio-culturale “L’Incontro”sul tema, “La Repubblica, la Costituzione e le donne”. L’evento vuole rappresentare un momento di analisi e riflessione sulle valenze storiche del voto di 75 anni e sui percorsi seguiti dalle donne per l’evoluzione e civile progresso della società, concorrendo all’affermazione delle Istituzioni democratiche nella libertà e nella pluralità delle idee; analisi e riflessione che si proiettano sull’oggi  della nuova normalità rispetto al Covid-19, con la ripresa delle attività sociali ed economicoproduttive,in rapporto anche e soprattutto alle dinamiche dell’Unione europea e agli obiettivi del Recovery plan, per il quale si consolidano i valori della cittadinanza europea.

Beatrice Colucci

Il Focus  sarà interamente animato da donne, attivamente impegnate nella realtà sociale del territorio, nel lavoro e nelle professioni, nelle Istituzioni e nella Scuola.

Filo conduttore la relazione dell’avvocata Enza Luciano, Consigliera per le pari opportunità nel Consiglio provinciale di Avellino, docente di Procedura penale nell’Università degli Studi di Salerno. Interverranno, la prof.essa Luigia Conte, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivoA. Manzonidi Mugnano del Cardinale, Sirignano e Quadrelle, la dott.ssa Antonella Crisci, assessora del Comune di Baiano, l’avvocata Chiara Cacace, consigliere comunale di Avella, l’avvocata Beatrice Colucci, candidata al Consiglio regionale della Campania nelle recenti elezioni, la dott. ssa Tonia Caruso,medico e assessore del Comune di Avella. Coordinerà i lavori  la prof.essa Luciana Sorbini, con l’ introduzione curata dall’avvocata Giusy De Laurentiis.

L’evento è in agenda per domenica – 13 giugno, ore 10,30 – nella Villa comunale, nello spaziosalotto, attiguo all’accogliente Chalet del bel Parco di verde pubblico, tra alti tigli e svettanti platani, che fanno evocare l’atmosfera della suggestiva e vigorosa Alpestre Carnia de “Il Comune rustico”, che Giosuè Carducci celebra e canta con il poetante spirito laico che gli è tanto peculiare. Ma siamo ai piedi della collina di Gesù e Maria, che con il suo Eremo s’incastona nel verdeggiante e dolce fondale dei Monti Avella.          

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