
Curiosità giornalistiche: Giovanni Ansaldo, direttore de Il Mattino
In occasione dei 130 anni del quotidiano “Il Mattino”, riportiamo un documento che ricorda il direttore del quotidiano napoletano, tratto da un libretto di Raffaele Mezza.
Nicola Montanile – Il compianto prof. Raffaele Mezza, per le Edizioni Unione Vesuviana della Stampa periodico “La Bardinella” – Napoli, 1996, diede alla stampa, un libretto, con copertina celeste, col titolo “IL MIO DIRETTORE GIOVANNI ANSALDO”, con l’introduzione di Ermanno Corsi, per ricordarlo, a quindici anni dalla sua morte, avvenuta il 1° settembre 1969, all’età di 74 anni.

Il teologo, tra altro autore di molti scritti, parla del modo in cui fece il suo ingresso nel mondo giornalistico e l’incontro e l’amicizia che lo legherà a colui che quando “apriva il rubinetto”, il getto delle idee e delle immagini era davvero inarrestabile.
Egli affermava: “All’epoca io ero pubblicista da appena due anni (ma dopo molti, però, di…attesa, secondo la strana legge ancora in vigore, per cui non potresti scrivere se non sei un giornalista, ma non sarai mai giornalista se non avrai esibito la tua produzione di articoli!).
Il su menzionato, avvalendosi degli studi teologici, scrisse un articolo sul Concilio Vaticano II e “…infilai l’articolo in una busta < fuori sacco>… e lo imbucai alla Posta Centrale di Napoli che erano quasi le quattordici…- sì, proprio all’indomani – avrei <ammirato> con un tuffo al cuore il mio corsivo, in terza pagina!“.
Il rapporto tra il Mezza e il direttore del quotidiano divenne sempre più forte, improntato sulla corrispondenza ed un giorno e, precisamente il 2 agosto 1963, riceveva questa lettera “Caro Mezza esiste, nel calendario romano, un Sant’Umile? Io ho l’impressione di aver incontrato, nei libri un < Padre Umile> ma ora m’imbatto in un signore che si chiama Umile di nome proprio. Che ne sa lei? Suo Giovanni Ansaldo”.
La risposta non tardò ad arrivare e grande fu la soddisfazione pure quando nel capomoscone (un’altra tradizione giornalistica purtroppo tramontata, che vide a Napoli redattori prestigiosi quale Matilde Serao), si viene a sapere non solo che quella persona era il dottor Umile Granieri, suo compagno di deportazione, ma che per conoscerne l’origine del nome Ansaldo si era rivolto al professore: “Mi rivolgo perciò al collega Raffaele Mezza, che in questa materia ne mastica ben più di me...”, parole che evidenziavano un senso umiltà e di rispetto per gli altri, considerando, dichiara, l’ottavianese, “Immaginiamo poi quanto debba aspettare invano uno che scriva ad un giornalista <di fama>. (La nostra è ,. dopo quella dei clinici, forse la categoria che vanta il maggior numero di <palloni gonfiati>)”.

Il Capomoscone, “Umile” ancora oggi rimane uno degli insuperati (e insuperabili) di Ansaldo, il quale aveva una grafia indecifrabile
Nel giorno di San Giovanni, il Mezza, in latino, lingua che Ansaldo stimava tanto da scriverne anche in un volumetto intitolato appunto “Latinorum”, gli invia i dovuti auguri e i ringraziamenti non si fecero attendere, usando questa prassi “formulato in una vera epigrafe latina che è apparsa a me e a Nazzaro ben tornita. Lì per lì fui tentato dal diavolo della vanità e pensai di cavarne un titolo di capomoscone; poi recidetti dal pensiero perché la pubblicazione avrebbe dato luogo al lettore volgare di credere che Lei avesse voluto lusingarmi“.
Lusinghieramente rispose, il 28 gennaio1965, quando il Mezza gli chiese di scrivere la prefazione per il suo libro “La ringrazio. Sono peraltro perplesso dell’opportunità che io faccia la presentazione. Lei è un < professionista> ed io non sono altro che un dilettante. A mio avviso una prefazione mia rileverebbe troppo questo mio carattere”.
Indubbiamente c’è da riconoscere nell’Ansaldo la capacità di riconoscere i limiti della sua cultura, mentre quanti soloni che non hanno mai preso in mano un catechismo di prima comunione si permettono di fare i cacasenni in materia ecclesiastica.
Intanto una simpatica polemica scoppia tra i due, quando l’Ansaldo preferisce al suo articolo una foto dell’attrice Virna Lisi seduta in atteggiamento disinvolto, tale da mostrare ampiamente le belle gambe, per cui, al rimprovero, così rispose “Caro Mezza, purtroppo il confronto che Lei avanza nella sua cartolina non regge. Non è che io dia più importanza alle gambe di Virna Lisi che non ai suoi pezzi, più semplicemente io devo tener conto delle esigenze del pubblico, s’intende compatibilmente salvando un certo decoro al giornale che, su questo, è meno peggio di tanti altri” ed in poscritto aggiunse “Mi interesserebbe essere rassicurato su un punto, quando il sacerdote accede all’altare per dire la Messa, recita le parole <Introibo ad altare Dei>. Ora è il chierico che serve messa che risponde <Ad altare Dei qui laetificat juventutem meam?> Come vede, la mia ignoranza è tale che Lei dovrebbe davvero rinunziare al Suo progetto di fare prefazionare da me il Suo prossimo volume”.
Dopo questa polemica divennero ancora più amici, poiché per Ansaldo fu una lezione di umiltà, per il Mezza di giornalismo e poi lo fece telefonare dal suo segretario di redazione volendo sapere perché si dice “Domenica in Albis”.

Si confrontarono su tanti altri temi che ora sarebbe lungo da enumerare, per cui non rimane che chiudere col mettere in risalto il necrologico sgrammaticato che apparve su “Il Mattino” del 1° settembre 1982 che recitava “1969 1° settembre 1982 Giovanni Ansaldo nn ricordo” e sotto una pubblicità funebre in riquadro così improntata “Organizzazione internazionale TROMBETTA Tariffe comunali Telef. 229115 – 287511“.
A scriverlo, ironia della sorte era lo stesso linotipista che quando lui era vivente gli componeva “ignoranza grassa” per “crassa?” e questa volta, invece di battere la U, battè la N, dando tutto un altro significato.
Infine da sottolineare che nell’appendice del Dizionario Enciclopedico UTET (1979), nella sezione “Aggiornamento Biografico” alla voce Giovanni Ansaldo annota: (industriale): Napoli, confondendolo con l’ascedente genovese, l’anonimo redattore ha così, come dice il Mezza, spogliato la sua figura della componente essenziale: la professione giornalistica.
APPENDICE: TUTTI I DIRETTORI DI “IL MATTINO” DAL 1892
EDOARDO SCARFOGLIO dal 16 marzo 1892 al 6 ottobre 1917
PAOLO SCARFOGLIO dal 7 ottobre 1917 al 30 dicembre 1925
RICCARDO FORSTER dal 31 dicembre 1925 al 1° marzo 1928
NICOLA SANSANELLI e FRANCESCO PAOLONI dal 7 marzo 1928 al 30 dicembre 1931
LUIGI BARZINI dal 2 gennaio 1932 al 19 agosto 1933
VICO PELLIZZARI dal 1° settembre 1933 al 7 dicembre 1939
CESARE MARRONI dall’8 dicembre 1939 al 2 aprile 1942
GHERARDI CASINI dal 3 aprile 1942 al 30 dicembre 1942
ARTURO ASSANTE dal 1° gennaio 1943 al 30 luglio 1943
PAOLO SCARFOGLIO dal 1° agosto 1943 al 30 luglio 1943
Dal 15 settembre 1943 “IL MATTINO” cessa le pubblicazioni.
Dal 4 ottobre appare la testata “RISORGIMENTO” che assorbe IL MATTINO”, il “ROMA” e il “CORRIERE DI NAPOLI”.
I direttori del Risorgimento sono stati nell’ordine: Floriano Del Secolo, Corrado Alvaro, Alberto Consiglio, Raffaele Cafiero, Carlo Nazzaro.
Il 9 aprile 1950 “IL MATTINO” riappare nelle edicole diretto da:
GIOVANNI ANSALDO dal 9 aprile 1950 al 3 luglio 1965
GIACOMO GHIRARDO dal 4 luglio 1965 al 2 luglio 1975
ORAZIO MAZZONI dal 3 luglio 1975 al 7 novembre 1978
ROBERTO CIUNI (P2) dall’8 novembre 1978 al 22 novembre 1981
FRANCO ANGRISANI dal 23 dicembre 1981 al 22 febbraio 1985
PASQUALE NONNO dal 22 febbraio 1985 al 1993
SERGIO ZAVOLI dal 1 agosto 1993 al 15 settembre 1994
PAOLO GRALDI 1998- 1989
PAOLO GAMBESCIA da settembre del 1999 a settembre 2002
MARIO ORFEO dal 2002 al 23 luglio2009
Dal 24 novembre 2008 Il Mattino ha dato il via alla pubblicazione on-line del quotidiano, con aggiornamenti in tempo reale sulle notizie della regione e su quelle nazionali e mondiali.
VIRMAN CUSENZA dal 5 agosto 2009 al 10 dicembre 2012
ALESSANDRO BARDANO dal 10 dicembre 2012 al 1 giugno 2018
FEDERICO MONGA dal 2 giugno 2018

















