CULTURAi personaggiOPINIONIPAGINE DI STORIA

IL QUARTO MAGIO TRA MITO E CATACOMBE

Di Tania Perfetti del 6.01.2025 da Amici dell’Archeologia.

Artaban, il cosiddetto “quarto Re Magio”, è una figura affascinante che non appartiene ai Vangeli canonici, ma alla tradizione apocrifa e soprattutto letteraria moderna. La sua storia prende forma in modo compiuto nel racconto The Other Wise Man (1895) dello scrittore presbiteriano Henry Van Dyke, che rielabora motivi più antichi della pietà orientale trasformandoli in una parabola morale profondamente moderna.
Secondo Van Dyke, Artaban è un sapiente persiano che, come gli altri Magi, scruta il cielo e riconosce il segno della nascita del Re dei Giudei. Parte per Betlemme portando tre doni preziosi, uno zaffiro, un rubino e una perla, ma lungo il cammino viene continuamente trattenuto dalla necessità di aiutare chi soffre. Ogni gesto di misericordia gli costa uno dei doni, finché, giunto a Gerusalemme, scopre che la Sacra Famiglia è già fuggita. La sua ricerca di Cristo durerà tutta la vita e si compirà solo alla fine, quando comprenderà che ogni atto di carità è stato, in realtà, un incontro con Cristo stesso, secondo le parole di Matteo: «Ogni volta che lo hai fatto a uno di questi piccoli, lo hai fatto a me» (Mt 25,40).
Dal punto di vista storico, è importante chiarirlo con precisione: Artaban non è una figura antica. Non compare nelle fonti tardoantiche, né nei testi patristici, né nell’iconografia paleocristiana. È una creazione letteraria ottocentesca, dotata di una forte efficacia simbolica, ma priva di fondamento storico.
Questo chiarimento è essenziale per comprendere anche le raffigurazioni delle catacombe di Santa Domitilla, dove i Magi appaiono talvolta in numero quattro. Tale scelta non ha alcun legame con Artaban. Le pitture di Domitilla, databili tra III e IV secolo, appartengono a una fase in cui il numero dei Magi non era ancora fissato. Il Vangelo di Matteo non lo specifica, e l’arte cristiana delle origini privilegia il significato simbolico rispetto alla precisione narrativa.
A Domitilla i Magi non sono re, non hanno nomi né corone: sono sapienti orientali in cammino, spesso raffigurati come una processione. Il numero quattro va letto in chiave simbolica: richiama i punti cardinali, l’intero mondo abitato, l’universalità della salvezza. È una proclamazione visiva: Cristo è riconosciuto da tutta l’umanità, anche dal mondo pagano, e il messaggio è rivolto a una comunità che vive il confine tra vita e morte nello spazio delle catacombe.
Solo tra VI e IX secolo, con la progressiva stabilizzazione liturgica e dottrinale, i Magi diventeranno definitivamente tre, saranno identificati come re e riceveranno nomi propri. Il “quarto Magio” delle catacombe scomparirà dall’iconografia ufficiale, mentre Artaban nascerà molti secoli dopo, in un contesto culturale del tutto diverso. Le due realtà non vanno confuse: non condividono una tradizione storica comune, ma al massimo un orizzonte simbolico che riflette l’idea di una salvezza universale e di una ricerca di Cristo che può compiersi anche fuori dalla scena canonica della Natività.

FONTI ESSENZIALI
• Vangelo di Matteo, 2,1–12; 25,40 • Henry Van Dyke, The Other Wise Man, 1895.
• R. Krautheimer, Early Christian and Byzantine Architecture, Yale University Press.
• J. Elsner, Art and the Roman Viewer, Cambridge University Press.
• F. Bisconti, Le catacombe romane. Storia, immagini, iscrizioni, Laterza.
• P. Testini, Archeologia cristiana. Le catacombe, Libreria Editrice Vaticana.

Show More

Back to top button

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza online. Accettando l'accettazione dei cookie in conformità con la nostra politica sui cookie.

errore: Contenuti ( testi e foto ) sono protetti!!!!