
IO, ALFREDO E VALENTINA DI ORESTE DE SANTIS PER LA REGIA DI LUIGI DE RISI
Una commedia sulla diversità, ricca di colpi di scena e con grandi momenti di comicità
Federico è un single che vive in un appartamento a Roma. Ogni tanto la sorella “Maria“ gli va a fare le pulizie. Maria è molto affezionata al fratello, e vorrebbe che si sposasse, di stampo tradizionale si preoccupa delle chiacchiere della gente che crede Federico ormai Gay. Ma Federico non ha ancora trovato la donna del suo destino. Alfredo è un amico di Federico che sta passando u brutto periodo, perché si è perdutamente innamorato di una donna di nome Valentina. Una commedia sulla diversità, ricca di colpi di scena con grandi momenti di comicità .
Una commedia divertente, allegra con attori che ben si sono calati nella parte affidatagli, spontanei nell’interpretazione, come se non faticassero ad interagire in scena tra loro, comunicando in maniera impeccabile e senza errori o difficoltà tangibili all’occhio dell’osservatore. Giusta l’interpretazione di Luigi De Risi nei panni di Federico il quale- né come attore protagonista né come regista -è stato preponderante in scena: giusto nella parte, divertente, simpatico, pronto nell’aspetto comunicativo e preparato nello studio del copione.
Altrettanto interessante e lodevole di commento positivo sono state le interpretazioni di Felice de Falco nei panni di Alfredo e dell’attore caratterista Domenico Tafuro nei panni di un sognante e a tratti sciocco Peppino. Il Regista conosce perfettamente le caratteristiche personali, l’impatto scenico e soprattutto le potenzialità interpretative dei propri attori, non sbagliando -in questi termini- a quale interprete affidare un ruolo più elitario ed esteticamente più freddo e a chi invece far calare in un ruolo più divertente ed emotivamente più coinvolgente e solare.
Nota positiva va a: Brigida Simonelli nei panni di Fiammetta, elegante nell’esaltazione della propria immagine, ottima presenza scenica, giusta in dizione e nell’interpretazione di una donna dubbiosa ed indagatrice. Francesco Romano una voce fuori dal coro , lineare nella propria interpretazione, palesandosi nel momento giusto e rompendo una monotonia che da lì a poco avrebbe potuto stancare, ma che così non è stato perché quella stessa staticità è andata vanificata grazie alla sua entrata in scena. Studiata e ben organizzata anche la scenografia che ha fatto da contorno -con colori e posizionamento giusto di elementi d’arredo -ad una storia piena di colpi di scena e punti di riflessioni
Se proprio dovessi trovare un neo all’intero di una compagnia coesa, bella, simpatica, giovane e preparata quale sono i Fuitevenne, è stata la scelta solo puramente estetica ed anagrafica data a Tania Giugliano nei panni di Valentina . Anagraficamente in relazione scenica ad un Alfredo o ad un Federico cozzava con il ruolo affidatogli. Per meglio comprendere la critica è come se per l’interpretazione di un’adolescente in scena affidassi – in quanto regista della commedia – l’interpretazione di quest’ultima ad una donna matura e con un vissuto già formato e definito, c’è qualcosa che complessivamente mi disturba.
Insomma una Compagnia che non delude mai ed una commedia che ha alternato momenti di ilarità e divertimento ad una morale molto più complessa da analizzare e che deve necessariamente far riflettere chi è mosso da atteggiamenti omofobi e discriminanti. Il monologo finale posto in essere dall’attore protagonista e regista Luigi De Risi, ha dato valore aggiunto all’intera pièce, sottolineando come la diversità di genere non E’ e non DEVE esser invalidante nella propria vita e nella scelta personale di un individuo, che liberamente ha il diritto di vivere la propria sessualità in maniera spontanea e senza connotazioni linguistiche né categorizzazioni sociali demoralizzanti e deplorevoli per la propria dignità personale.
MARTINA GIUGLIANO

















