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“Le Sorelle Alzheimer” di Camillo Vittici al Teatro Comunale di Scisciano per la regia di Alfredo Lace

Successo di critica e di pubblico per lo spettacolo dell’Associazione Teatrale" La quinta nera".

 

Martina Giugliano –  Stupenda, unica parola che suggella l’intera rappresentazione teatrale che ha visto in scena – al Teatro Comunale di Scisciano – l’Associazione Teatrale:” La quinta nera” con la regia di Alfredo Lace. E’ stato uno spettacolo davvero esilarante, ricco di spunti di riflessioni, che ha toccato un tema delicato e meritevole di divulgazione sociale, ovvero: La demenza senile. Uno spettacolo ben strutturato e con una Regia presente dall’inizio alla fine della sceneggiatura.

E’ la storia di quello che accade tra le quattro mura della modesta casa di tre sorelle che, complice l’età parecchio avanzata, ben evidenziano lo status di iniziale demenza senile. La gente, con malcelata ironia e con un buon tocco di dileggio, le chiama “le tre sorelle Alzheimer “.

Come evidenziato dalle note di regia tutta la sceneggiatura è ambientata all’interno delle mura domestiche, un’unica ricostruzione scenica che – se mal strutturata – poteva far celare diversi momenti di empasse e una noia che si sarebbe potuta protrarre per i due atti della commedia , ma di contro: L’armonia delle tre sorelle, così come la buona interazione delle parti maschili, l’acceso e piacevole colore della sceneggiatura, la scelta di costumi eleganti e coerenti con la scrittura, così come un trucco scenico che sposava benissimo il ruolo degli attori sul palcoscenico, hanno creato un commedia grintosa, intensa e con una morale da non sottovalutare, evidenziata da un monologo conclusivo che  ha rincalcato l’impotenza di chi soffre di malattie degenerative e la solitudine che ne è purtroppo portatrice diretta.

Pochi gli attori, ma giusti nelle parti, mai stucchevoli, petulanti, volgari o fuori tempo. Considerata la complessità del tema posto in essere, tutti gli interpreti – soprattutto le tre sorelle – avrebbero potuto cedere alla teatralità della disperazione, ad un recitato artefatto o ancor di più avrebbero potuto cercare di creare momenti di compassione per ingentilire il pubblico in sala, invece sono state sempre un passo avanti alla stessa malattia che era indiscussa protagonista della sceneggiatura, senza cedere il passo ad una più semplice commiserazione.

Pina Maino nei panni di Teresa è stata elegante, ironica, precisa nella parte, così come Pina Cafariello che, nelle vesti di una sbadata e sciantosa Antonietta, – di rosa vestita – è stata la spalla perfetta per la terza sorella Carolina, interpretata da Antonietta Cafariello, che con la sua ironia, goffaggine e buone intenzioni – a dispetto della resa finale delle sue azioni – ha creato nel pubblico molti momenti di riso ed ilarità, come d’altronde tutti gli attori della compagnia.

Insomma la recensione per “La quinta neranon può esser che positiva. Sono riusciti con sarcasmo e leggerezza a portare in scena un tema fortemente impattante dal punto di vista sociale e che di leggero ha ben poco, questo perché come asseriva lo stesso Jonathan Franzen: “L’Alzheimer è particolarmente triste orribile, la persona che viene colpita da questa devastante malattia ha bisogno di leggerezza in quanto perde il proprio «io» molto prima che il corpo muoia.”

 

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