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LA RELIGIONE DEL CONSUMO

Gli sconti sono il centro attorno al quale ruotano le liturgie, come i saldi di fine stagione, e ancora più il nuovo culto del Blak Friday.

Carmine Magnotti –  Affinché una nuova religione possa subentrare a quella esistente deve occupare e ribattezzare le vecchie feste popolari, lasciare la data e qualche volta il nome, e cambiare il significato… Con l’avvento del Cristianesimo il Sol Invictus divenne il Natale, le Ferie di Augusto il Ferragosto divennero l’Assunta, il Culto dei Morti Ognissanti.

E poi, come secondo atto fondamentale, occorre introdurre nuove feste per celebrare lo specifico del nuovo culto. La religione capitalista, cioè, sta facendo con il Cristianesimo quello che questo aveva fatto in Europa con i culti pagani. Prima ha occupato le feste cristiane, ora ne sta introducendo delle nuove, tra questa il Black Friday.

Gli sconti sono il centro attorno al quale ruotano le liturgie, come i saldi di fine stagione, e ancora più il nuovo culto del Blak Friday. Gli sconti devono essere reali, perché lo sconto vero è un elemento essenziale del culto. Gli sconti reali devono essere reali perché non c’è religione senza qualche forma di dono, grazia o sacrificio.

Nelle religioni tradizionali è il fedele che fa dono a Dio, nella idrolatria capitalista è, invece, l’imprenditore che fa dono ai suoi fedeli. Nella religione del consumo, cioè, la divinità è il consumatore che le imprese devono fidelizzare con il loro sacrificio-sconto.

Marx e Benjamin ci avevano avvisato che la forza del capitalismo si trovava nella sua natura di religione, senza metafisica e di puro culto. Le chiese erano occupate a combattere il comunismo e l’ateismo e non si sono accorte che il consumismo stava occupando le anime della gente.

Il primo dogma della religione dei consumi è: Senza se e senza ma. La società tradizionale aveva posto il risparmio al centro dell’economia. Saper risparmiare era considerato una virtù economica più importante e sprecare i soldi un vizio.

Ora i governi e le istituzioni economiche sono preoccupate perché le famiglie non consumano abbastanza. La prudenza da virtù è diventata vizio capitale. Chi non consuma tutto il reddito, non rilancia i consumi e blocca la crescita. Le famiglie a causa dell’inflazione, che ha prodotto l’aumento dei prezzi anche dei beni essenziali, hanno ridotto i consumi che riprenderanno regolarmente quando la moneta recupererà il suo potere di acquisto.

Molte famiglie, in questo tempo di crisi   di lavoro, specialmente nelle città, si mettono in coda per ricevere assistenza dalla Caritas o da altri Enti di beneficenza.E’ commovente vedere i bambini, il futuro del paese, ricevere il necessario da mani estranee invece che da quelle amorevoli dei loro genitori.

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