
NOLA: LA SCOMPARSA DI BENIAMINO CALO’
Un importante tassello viene rimosso dal composito e variegato tessuto culturale, che ha connotato ed animato Nola d’intense passioni sociali e politiche, soprattutto tra gli anni ’60 e ’90.
Geo – 11.06-2021 – Avrebbe compiuto 92 anni, il prossimo cinque luglio, Beniamino Calò ed era nato a Santa Maria Capua Vetere, ma da sempre è stato profondamente radicato e presente nella realtà civile di Nola per le diffuse ed estese relazioni amicali e per l’attività di medico esperto, aperto e disponibile verso tutti in ogni circostanza e situazione di disagio o difficoltà, dispensando cure e consigli di sicura efficacia.
Era un medico che sapeva ascoltare, senza mai risparmiarsi, con spiccato senso ed osservanza della deontologia professionale. Una formazione di larghe ed affidabili competenze ed un impegno metodico, che per anni hanno accompagnato Beniamino Calò nella direzione dell’Ospedale Civile.
Con la scomparsa di Beniamino Calò, un importante tassello viene rimosso dal composito e variegato tessuto culturale, che ha connotato ed animato Nola d’intense passioni sociali e politiche, soprattutto tra gli anni ’60 e ‘90; una presenza di memoria che, tuttavia e certamente, permane viva in coloro che hanno avuto modo di conoscerlo, nell’ambito dell’attività professionale e nella consuetudine dei rapporti; quella consuetudine che lo rendeva attivamente partecipe delle problematiche che attraversavano – ed attraversano – la quotidianità cittadina.
E nell’itinerario di Beniamino Calò un ampio squarcio è affidato all’esperienza politico–amministrativa che maturò nella tornata elettorale del 22 novembre del 1964, così come ben focalizza con i suoi puntuali e documentati rilievi Leonardo Avella, nella sua preziosa parte prima di Cronaca nolana\ Anni sessanta e settanta, pubblicata nel 2010 dall’Istituto grafico editoriale italiano, con presentazione di Mario Palma e prefazione di Rodolfo Rubino. Una tornata che segnò lo scacco per la Democrazia Cristiana.
Maggioritaria in tutte le precedenti elezioni comunali, cedette il passo alla lista civica, contrassegnata dal simbolo della Torre campanaria della Basilica-Cattedrale consacrata a Santa Maria Assunta in Cielo; era una compagine che allineava eminenti figure delle professioni e delle imprese, oltre che del notabilato cittadino di orientamento liberale, monarchico, socialista repubblicano e ex-democristiani, gratificata dall’elettorato con l’attribuzione di quindici seggi consiliari, undici furono assegnati alla Democrazia Cristiana, tre al Partito comunista italiano ed uno al Partito socialista italiano. Sindaco della discontinuità, fu il magistrato Giuseppe Giugliano.
E quando Giugliano si dimise dalla guida dell’amministrazione, in vista della candidatura al Senato nelle “politiche” del ‘67 per il collegio di Nola – Marigliano, in rappresentanza dell’abbinamento Psi–Psdi, a prendere le redini del governo della città fu Beniamino Calò, assessore-anziano. Un incarico di breve durata, per i veloci cambiamenti di appartenenza, che si registrarono rispetto all’originaria composizione dei gruppi consiliari ch’erano stati eletti nel ’64 – determinati anche dalla mancata candidatura dei Giugliano per il Senato – e per la guida del governo cittadino il civico consesso optò per il comm. Sabato Angelillo, eletto da indipendente nella lista della Democrazia Cristiana.
Furono anni speciali, i ’60, a Nola, densi e intensi di eventi. E Beniamino Calò li visse con trasporto e autenticità di slancio ideale, così come l’intera città.
Alla moglie Carolina Persico, ai figli Lorenzo e Mario, ai familiari tutti, il profondo cordoglio della redazione de Il Meridiano.

















