
AVELLA: LA “MIA” E’ UNA BELLA REALTA’
Riflessioni “a freddo” di una Festa appena conclusa.
Nicola Montanile – La “MIA” – Museo Immersivo Archeologico Avellano -, è una concreta e felice realtà, che ha fatto affluire un cospicuo numero di visitori, già nella prima giornata di inaugurazione.
In effetti, l’inaugurazione e la conseguente apertura, adesso, rimane una matassa, che si deve cercare di non farla ingarbugliare, dedicandoci cura e passione, amore e scrupolosità come hanno fatto tutti, ad iniziare dall’Amministrazione e la Sopraintendenza e il suo personale, nonchè la “Cooperativa Ales”, dei socialmente utili, i cui operai erano sempre pronti ad aprire al pubblico in ogni momento e a qualsiasi orario, perché le visite guidate non devono essere una prenotazione, ma qualcosa di permanente, e la Cooperativa avellana “Territorio Ambiente”.
Si dovrebbero, inoltre, ringraziare tanti altri, tra cui i compianti coniugi Loiola/Criscuolo: il marito Tonino, Amministratore sempre sensibile alle problematiche storiche locali, e la moglie Angela, insegnante, motore propulsivo di attività didattiche e organizzatrice di manifestazioni pubbliche inerenti, con il coinvolgimento di studenti elementari e medie ed il loro genitori.

E come non ringraziare il Gruppo Archeologico Avellano “A. Maiuri” e l’Associazione Turistica Pro Loco Abella, con il deus ex machina prof. Pietro Luciano e tanti altri, che hanno sempre collaborato con tutte le amministrazioni indistintamente a prescindere dalle ideologie, perché si parlava dello sviluppo turistico ed archeologico del proprio paese.
Certamente, non si può parlare di quelli che, nel corso degli anni, bloccavano i fondi, stornandoli, in materiali e denari, per altri siti, con mani locali, per non fare decollare il nostro paese, ma a noi rimane il gradito compito di ricordare Soprintendenza e Soprintendenti e Funzionari, onesti e lavoratori, in modo particolare, Pasquale D’Apoto, che, per amore ed onestà pagò, poiché dava fastidio, facendo troppo, anche se, alla fine, la verità trionfa sempre, e l’attuale, valente ed indefessa lavoratrice, Raffaella Buonaudo, che ha dovuto lavorare tra non poche difficoltà ed invidie e non quelli che, in ultimo, si sono affiancati, o meglio accodati, con la coda fra le gambe, come cagnolini e cagne, a lei, per prendersi i non dovuti meriti, tra l’altro, erano personaggi che optavano e suggerivano di abbattere il Palazzo Baronale, gettare via le “pignatelle” e creare un ampio pargheggio suppurtato e “suppustato” anche da quello che si poteva creare pure con l’abbattimento della Casa Comunale.

Ma non si può, non ringraziare il nostro amato e grande “Mimì, che dopo trentasette anni dalla sua morte, se in vita avrebbe avuto la veneranda età di 94 anni, ha visto il realizzarsi di uno dei suoi tanti progetti.
Di lui e dell’allora passione per il paese natio e la sua storia ci sono una infinità di racconti, ma quello più significativo da raccontare è senz’altro l’episodio della visita di un amico quando la sua malattia era ormai nella fase terminale. In questa circostanza subentra anche il concetto di Dio che ti toglie i lumi per non farti soffrire maggiormente.
Lui che era un ottimo medico che subito comprendeva l’origine delle malattie, disse all’amico, chiamandolo per nome: “Tieniti pronto, che nunn’appèna stò buone aggià purtà a termine une rè miei tanti pruggetti; ‘o primme è chille r’accattà o palazzo ducale (anche lui lo chiamava così), addù amma mettère ‘o museo, ‘a biblioteca e tutti è libri ro conte che facietti recuperà, e ‘ncoppa a tutto ò museo rà civiltà cuntadina, pecchè chelle songhe e radice mèie“.

Ora bisogna, con l’aiuto di tutti, conservare l’opera, renderla più raggiungibile con una adeguata segnaletica, di modo che il turista eviterà di chiedere indicazioni ai soliti sfaccendati e pensionati, come sta capitando spesso per l’ubicazione della nuova sede della Comunità Montana Partenio Baianese-Vallo di Lauro, e persino per lo stesso mercato del Lunedi, fatto storico che si potrebbe inquadrare in un’ottica turistica, avendo l’avvenimento, in forma ufficiosa 238 anni, con il nobiluomo genovese e banchiere Ottavio Cattaneo e ufficiale 417, essendo stato istituito da Maria Giovanna Doria del Carretto, Principessa di Avella e Duchessa di Tursi. Ed è anche per questo ed altri motivi che il Museo acquista pregio grazie al maniero ed al suo retrostante giardino. E per questo “Mimì, non avendo una immensa cultura in proposito, si affidava agli addetti ai lavori, perché ne capiva l’importanza e sul democratico suggerimento deliberava e si dava molto da fare, pedalando a destra e a manca.
Si attende, per ricordare un altro grande collaboratore, scomparso molti anni orsono, il prof. Galante Colucci, che nella “Mons. Pasquale Guerriero” di Avella, insegnando Educazione Artistica, portò gli alunni ai primi approcci con la storia locale, di collocare nel museo la sua creazione: il mosaico dell’Edipo Re, e di sistemare le porte di bronzo del castello – fortezza di San Michele, realizzato da un altro importante artista del territorio: Ciccio Capasso.
Infine, un appello va’ a quelli che si sono prodigati per la realizzazione di questa grossa realtà, il sindaco attuale in testa, perché la “creatura” rimanga e cresca bene. Il suggerimento è quello di avvalersi dell’amore di tutti e soprattutto di quello delle persone che faranno consapevoli i visitatori delle bellezze archeologiche, storiche, monumentali, architettoniche e paesaggistiche, perché, senza amore, ogni e tutti gli interessi cessano, anche col Dio denaro. “GRAZIE MIMI’!”

















