
STORIE: L’ IRPINIA E I CAMPI DI CONCENTRAMENTO
Per non dimenticare. Da Irpinia, terra di mille tradizioni del 26.01.2024
L’orrore dei campi di sterminio, con l’olocausto per milioni di ebrei, dissidenti politici, testimoni di Geova, rom e omosessuali, travolse anche l’Irpinia. Quando Hitler promulgò le leggi razziali, il fascismo si adeguò e creò ad hoc campi di internamento per lo scopo.
Gli allora alti dirigenti dello Stato promossero due tipi di internamento, quello libero (che obbligava gli stranieri a risiedere in un determinato comune, ma con libertà di movimento nell’ambito del territorio comunale) e quello coatto, vera e propria prigione.
In Irpinia, i Comuni che ospitarono internati liberi furono: Aiello del Sabato, Andretta, Avella, Bagnoli Irpino, Bisaccia, Bonito, Calabritto, Calitri, Castel Baronia, Chiusano San Domenico, Forino, Frigento, Flumeri, Gesualdo, Greci, Grottaminarda, Lacedonia, Lauro, Marzano di Nola, Mercogliano, Mirabella, Montefusco, Montella, Montecalvo, Montemarano, Montemiletto, Nusco, Ospedaletto d’Alpinolo, Paternopoli, Quindici, S. Angelo dei Lombardi, San Martino Valle Caudina, Sirignano, Teora, Torella dei Lombardi.
Il 7 giugno 1940, poi, segnò una tragica pagina di storia non solo a livello locale, ma mondiale: l’apertura di 3 campi di concentramento fascisti ad Ariano Irpino, Monteforte Irpino e Solofra.
ARIANO IRPINO – Il campo di Ariano Irpino è quello maggiormente somigliante ai lager tedeschi. Il 7 giugno 1940 il Ministero dell’Interno inviò al Prefetto di Avellino Nicola Trifuoggi una circolare con cui disponeva di destinare a campo di concentramento “per confinati ed internati” le casette antisismiche di proprietà del Comune di Ariano Irpino ed il villino della famiglia Mazza ubicati in località Martiri. Le casette erano state costruite dopo il sisma che colpì l’Irpinia il 22 luglio 1930.
Le dieci baracche-dormitorio erano circondante dal filo spinato, il campo ospitava all’incirca 100 persone, in prevalenza provenienti dall’Est. Quelle baracche furono bruciate dai tedeschi in ritirata dopo l’8 settembre, per cui restano poche tracce.
MONTEFORTE IRPINO – A Monteforte Irpino venivano ospitati soprattutto oppositori politici. Nell’ex Orfanotrofio Loffredo risiedettero per tre anni un centinaio di detenuti considerati “pericolosi”. In alcune lettere, che ricordano il loro passaggio su quei monti, emerge la durezza della loro vita quotidiana, privati della libertà, sottoposti a censura e costretti a vivere con un sussidio di 6,5 lire al giorno, ovvero l’equivalente ad un pasto alla mensa del campo. Gli internati scrivevano alla questura di Avellino e chiedevano libri in inglese, vestiti e permessi per poter raggiungere le proprie famiglie. Dopo l’arrivo degli alleati, il campo si svuotò per lasciare il posto ad altre vittime della guerra: profughi istriani e dalmati, cacciati dalle loro abitazioni dal regime comunista di Tito.
SOLOFRA – Quello di Solofra era stato istituito esclusivamente per prigionieri femminili: nel palazzo signorile di una ricca famiglia di conciatori furono rinchiuse per tre anni 26 donne, in prevalenza francesi e polacche, per lo più giovani. La loro colpa quella di aver sposato degli antifascisti.
Furono internate nel fabbricato di via della Misericordia e considerate da tutti prostitute. Quel campo rimase attivo fino all’autunno del 1943, quando lo stabile, prima per il terribile bombardamento di settembre e poi per l’arrivo degli Alleati, fu dismesso.

















