SABINO CASSESE, IL PROFESSORE DI ORIGINI IRPINE ADOTTATO DALLA LEGA DI SALVINI E CALDEROLI, NON INTENDE MOLLARE LA PRESA SUI LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI
Riflessioni di Antonio Caccavale sulla diatriba tra Comitato LEP e Alta Corte Costituzionale.

Andando a spulciarne le notizie, anche anagrafiche, che lo riguardano, si potrebbe pensare che se c’è qualcosa a cui, il professore Sabino Cassese, nativo di Atripalda, tiene particolarmente e contro la quale sarebbe pronto a spendere tutto il suo sapere, questa non può che essere la prospettiva di qualsiasi danno, le popolazioni meridionali, possano subire dal ghiribizzo di un Calderoli qualsiasi.
La recente sentenza della Corte costituzionale che ha, di fatto, demolito la legge sull’autonomia differenziata, ha sottolineato alcuni principi fondamentali rispetto ai quali nessuna deroga è ammissibile. La Corte ha, infatti, scritto che “il popolo e la nazione sono unità non frammentabili”, che, in Italia, “non siano in alcun modo configurabili ‘popoli regionali’” e che “il regionalismo deve essere costruito ed orientato al servizio del bene comune e della garanzia dei diritti. Dalla parte del popolo, dei cittadini, e non di chi governa”.
E, invece, contrariamente a quanto si potesse pensare, il professore di origini irpine, che presiede il Comitato a cui è stato affidato il compito di stabilire i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni), continua imperterrito a percorrere una strada di cui l’Alta Corte ha disposto la chiusura per manifesta incostituzionalità e impraticabilità.

Sarà per l’età avanzata del professore (ha da poco compiuto 89 anni), sarà perché si sente indissolubilmente impegnato a raggiungere non si capisce bene quale traguardo glorioso, sarà per la sua testarda convinzione che quanto ha portato finora avanti in materia di LEP sia un capolavoro politico-giuridico che non lede affatto i diritti degli uomini e delle donne delle Regioni meno ricche, fatto sta che fino alla fine del suo mandato che, fortunatamente, si concluderà il prossimo 31 dicembre, non intende darla per vinta all’Alta Corte di cui, peraltro, ha fatto parte. Diversamente da lui, e poco dopo che il Comitato che doveva determinare i livelli essenziali delle prestazioni si insediò, alcuni illustri costituzionalisti, come Massimo Luciani, Francesco Saverio Marini, Maria Alessandra Sandulli, Giovanni Tarli Barbieri e Filippo Vari, evidenziarono le non poche criticità proprio in riferimento alla determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni.

Allo stesso modo la pensavano Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo e Alessandro Pajno, che di quel Comitato presieduto dal professor Cassese facevano parte e che decisero di abbandonare, motivando le loro dimissioni con argomenti del tutto simili a quelli con i quali la Corte costituzionale ha giudicato “illegittime tutte le disposizioni chiave della legge Calderoli”.
Tanto più grave e incomprensibile appare il comportamento del professor Cassese in quanto, con la sua testarda volontà di continuare a percorrere una strada “dichiarata incostituzionale e impraticabile” (e dal momento che la Consulta, nella sua sentenza, ha spiegato che “i Livelli essenziali delle prestazioni non possono essere stabiliti dal governo, ma dal Parlamento con una legge o anche con una delega al governo che però preveda specifici principi e criteri direttivi”) si pone, di fatto, contro un principio fondamentale della nostra Costituzione, che stabilisce che il potere legislativo è una prerogativa del Parlamento.
Dispiace dover prendere atto che un esimio accademico, qual è stato il professore Sabino Cassese, abbia scelto di assecondare il progetto scellerato, da sempre molto caro ai leghisti, di fare dell’Italia un insieme disomogeneo di Stati e Staterelli alle prese con un “si salvi chi può” che non si concilia affatto con i principi solidali e democratici sanciti dalla Costituzione repubblicana.

















