
Decremento Demografico e Denatalità: L’andamento in Italia, in Campania, nelle Province di Napoli e di Avellino, nell’Alto Nolano e nella Bassa Irpinia
Ricerca-indagine nel Servizio di Antonio Caccavale.
L’Italia, come sta succedendo in molti altri paesi dell’Unione europea, è alle prese con il fenomeno di un calo demografico caratterizzato, non in maniera omogenea dal punto di vista territoriale, dalla diminuzione delle nascite e da altri fattori che hanno a che vedere con le condizioni materiali di vita di non poche persone. Molto significativo è il dato dei diecimila bambini in meno nati nel 2024, rispetto ai 370 mila nati nel 2023. Un motivo del decremento della natalità, che dura già da diversi anni, è senz’altro dovuto all’età media delle madri (32,6 anni) che possono “accasarsi” solo quando una serie di condizioni favorevoli lo rendano possibile.
Per un più ampio sguardo sul fenomeno del calo demografico è il caso di tener presente che, mentre nell’Europa comunitaria dal 2008 al 2020 le nascite sono diminuite fino al 9,1%, in Italia dal 2008 al 2023 il calo è superiore a un terzo (-34,2%), e cioè quasi 200mila nuovi nati in meno in 15 anni.
Si è, così, accentuato un calo demografico generale che anche per effetto della pandemia, tra il 2001 ed il 2020 ha visto crescere di oltre il 30% il numero dei decessi a Malta, in Spagna, in Italia, a Cipro e in Polonia.
Può sembrare strano, ma per quanto riguarda il nostro Paese il decremento della popolazione riguarda soprattutto le Regioni meridionali. A partire dai primi anni duemila è accaduto che, a fronte di un incremento di 1,6 unità ogni mille abitanti nelle Regioni settentrionali, il Mezzogiorno d’Italia ha fatto registrare un calo di 3,8 unità ogni mille abitanti, con un picco negativo che ha riguardato, in particolare, la Basilicata (meno 6,3 unità ogni mille abitanti) e la Sardegna (meno 5,8 unità ogni mille abitanti).
Qual è il trend registrato nella Regione Campania? Se si tiene conto che nel 2001 la popolazione della nostra Regione contava 5.701.389 abitanti e nel 2023 ne contava 5.593.906, non si può non osservare un calo che, per quanto non eccessivamente accentuato, si contrappone ai dati di una crescita costante che, nel decennio 1982 – 1991, aveva visto crescere dai 5.462.610 ai 5.621.030 la popolazione della Campania.
Quali sono i fattori che influiscono maggiormente sul calo demografico delle Regioni meridionali? Alla diminuzione delle nascite, dovuta alle difficoltà economiche con cui devono fare i conti molte giovani coppie, si accompagnano la mancanza di lavoro, l’estrema precarietà dello stesso e gli insufficienti livelli retributivi, che alimentano un flusso migratorio di molti giovani verso le Regioni del nord Italia o verso Paesi stranieri.
Se è vero che, negli ultimi due decenni sono aumentate le acquisizioni della cittadinanza italiana da parte degli immigrati, in particolare albanesi, marocchini e rumeni, che vivono tra noi già da molti anni, è altrettanto vero che, come attesta l’Istat, un lento e costante spopolamento sta interessando le aree interne del Mezzogiorno, che hanno perso 1,2 milioni di residenti, equivalenti ad una perdita media annua di 2,5 unità ogni mille abitanti, a fronte di un calo, su scala nazionale, di 1,6 unità ogni mille abitanti.
Al 31 dicembre 2024 la popolazione residente in Italia era di 58 milioni e 934mila unità, con un trend in calo delle nascite e un numero maggiore di cittadini, ben 191 mila, che hanno scelto di emigrare soprattutto verso la Germania, la Spagna e il Regno Unito.
Guardiamo più da vicino se e in che modo, tra il 2001 e il 2023, il calo demografico ha inciso nella Città Metropolitana di Napoli e nella Provincia di Avellino e, per quello che ci riguarda più direttamente, nei territori dell’Alto nolano e della Bassa Irpinia.
Come mostrano i dati relativi alle due province, mentre in quella napoletana il calo della popolazione è stato del 2,91%, in quella di Avellino il calo del 7,48% della popolazione mostra un più consistente decremento.
Attraverso la tabella che segue, osserviamo, ora, l’andamento demografico che tra il 2001 e il primo gennaio 2025 ha riguardato undici Comuni dell’Alto nolano (Camposano, Casamarciano, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Liveri, Nola, Roccarainola, Tufino, San Paolo Belsito, Visciano) e sei Comuni della Bassa Irpinia (Avella, Baiano, Mugnano del Cardinale, Quadrelle, Sirignano, Sperone).
Più specificamente la tabella successiva ci mostra l’andamento demografico dei Comuni dell’Alto nolano e quello dei Comuni della Bassa Irpinia tra il 2001 e il primo gennaio 2025. Si noterà che mentre per l’Alto nolano si registra un lievissimo calo quantificabile intorno allo 0,22%, per la Bassa Irpinia si registra una crescita di poco oltre il 3,5%. Quest’ultimo dato evidenzia, a favore della Bassa Irpinia, una significativa controtendenza demografica rispetto a quella fatta registrare dall’intera provincia di Avellino in calo del 7,8% tra il 2001 e il 2023.
A conclusione di questo articolo, che si è avvalso di dati ufficiali dell’Istat, e per offrire ai lettori ulteriori elementi relativi all’andamento demografico, si aggiunge quest’ultima tabella che riporta il numero degli abitanti del 1982 e del 1991 dei Comuni presi in esame.


















