
Nola: Un ambizioso progetto della Contea Nolana per nobilitare l’arte e la tradizione della cartapesta
Quando la nobile arte dello stucco e del marmo rivive attraverso le mani di abili artigiani.
Antonia Solpietro – Un ambizioso progetto, pensato in questa estate 2022 con gli amici della Contea Nolana, quello di nobilitare l’arte e la tradizione della cartapesta riproducendo fregi, decorazioni e rilievi che impreziosiscono i nostri monumenti e che spesso non sono mai osservati, e pure esse sono l’ingegno di importanti artisti/artigiani del passato. E ancora il candido marmo gentile di putti ed altre opere in commessi marmorei rivive attraverso la cartapesta. La policromia dei prodotti, secondo l’antica tecnica dell’uso di calce e colori in polveri, renderà ancora più preziosa la bellezza dei manufatti in cartapesta.
Work in progress: capitello con parasta dalla facciata della chiesa di San Biagio di Nola, da poco restaurata, e angelo capoaltare della chiesa del Collegio, opera del marmoraro Matteo Bottigliero (XVIII secolo). Una nobile cartapesta, dunque. Noi in questo progetto ci crediamo e auspichiamo un anno di attività con le scuole e con la facoltà di architettura.
Quest’anno hanno partecipato i ragazzi della Scuola Media “Merliano” con il prof. Maurizio Barbato, tra gli alunni mia nipote Francesca Solpietro; il Liceo “Albertini” con la prof.ssa Anna Nunziata e gli studenti della Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli“, corso del prof. Saverio Carillo.
Entusiaste le mie nipotine romane Sara e Sofia Solpietro, che hanno lavorato la cartapesta nei corsi estivi. Le mani di Sofia Solpietro saranno protagoniste in una mostra itinerante, organizzata da una fotografa del National Geographic, che parte da Roma.
Storia della cartapesta di Nola
La lavorazione della cartapesta è un’arte sviluppata fin dall’antichità nell’ambito delle manifestazioni teatraliperfezionata, poi, a Venezia con la realizzazione degli intagli e stucchi delle ville del ‘700 e con le applicazioni delle maschere del Carnevale.
Nel Mezzogiorno d’Italia, invece, si era sviluppata intorno all’artigianato sacro nel leccese e nell’ambito delle scenografie teatrali e della tradizione pastorale a Napoli.
La Cartapesta a Nola, invece, si sviluppa intorno ai primi dell’800, intorno alle febbrili attività per la realizzazione degli apparati decorativi della “macchina” del Giglio, altissime pale, a tema sacro, portate in processione da un folla delirante il giorno di S. Paolino, vescovo e protettore di Nola.
Lo stile che riunisce le produzioni nolane appartiene alla tradizione figurativa architettonica italiana di vari periodi storici, con elementi figurativi plastici ornamentali della statuaria del settecento napoletano. Denominatori questi in continua trasformazione per la necessità di dovere ogni anno costruire “macchine” sempre più stupefacenti, per cui si sono ricercate risposte estetiche sempre più avanzate.
Infatti, a Nola l’antica arte del “cartapestare”, sviluppatasi nelle botteghe dei mastri “giglianti”, si è raccordata con materiali e procedimenti lavorativi diversi: prima legno e ferro, oggi anche resine e composti poliuretanici, metacrilati, stoffe.
La differenza rispetto ad altri distretti nell’ambito nazionale, dove si produce cartapesta, sta nell’aver sviluppato produzioni altre rispetto a quelle legate all’arte dei “Gigli”. Si sono avviate, infatti, nuove produzioni nei settori dell’oggettistica e dei componenti di arredo.
Sfruttando il valore aggiunto dato dall’utilizzazione di materiali ecologici: colla di farina cotta e carta, e di processi interamente manuali, con la cartapesta possono essere realizzati: cornici, elementi di decorazioni, riquadri di mobili, vasi, bomboniere, porta dolci, ma anche oggetti in cui prevalgono i valori della decorazione plastica.

















