
Lauro: il giornalista Salvatore Biazzo ospite a Mammellart 2021
Presentati “60 d.D.” e “Grazie Ameri, a te Valenti” nella splendida cornice del Palazzo Pignatelli. L’intervista di Clemente Scafuro.
Lo scorso 11 luglio, palazzo Pignatelli, magnifica struttura cinquecentesca di Lauro, ha ospitato un importante evento, all’interno del Festival “Mammellart”.
In questo paese-borgo, negli ultimi anni la Pro Loco ha calendarizzato moltissimi eventi culturali e artistici inserendoli in questo Festival delle arti, in cui è riservata massima attenzione al teatro, alla musica e alla pittura.
Quest’anno la stagione degli eventi è stata inaugurata con il giornalismo, ospitando Salvatore Biazzo, nome noto soprattutto nel mondo del calcio, ma che ha lavorato per oltre 30 anni in Rai e attualmente è docente presso la Scuola di giornalismo dell’Università di Salerno.
Negli anni in cui il Pibe de Oro era a Napoli, riuscì ad instaurare con lui un rapporto confidenziale, che lo ha portato a scrivere “60 d. D” (60 dopo Diego), una narrazione dell’uomo più che del campione, “con deprecabili debolezze e incomprese fragilità”.
Alla manifestazione di Lauro, oltre all’autore Salvatore Biazzo, è intervenuto per portare i suoi saluti il presidente della Pro Loco Nuova Lauro, Francesco Mazzocca, mentre Salvatore Grasso, amministratore Remedia srl, ha fatto da moderatore.
I due libri di Salvatore Biazzo, “60 d. D.” e “Grazie Ameri, a te Valenti” sono editi da Guida editori e disponibili negli store ufficiali.
60 d.D. – “Maradona, luce che diventava abbagliante, la claritas della bellezza rinascimentale. La luce a cavallo, venata d’azzurro e di colori sanguigni, che dura pochi minuti e sta tra due condizioni di luce diverse e opposte: quando non è ancora terminato il giorno e non è ancora calata la sera. Luce unica, di mezzo tra il calcio pensato e quello creato dalla sua costola. Maradona, geniali pennellate che chiudevano in maniera fiammeggiante azioni destinate a degradare verso il grigio e il nulla. L’altra metà è uomo, con deprecabili debolezze e incomprese fragilità“.
Grazie Ameri, a te Valenti – “Nel Cinquantenario di 90° Minuto l’autore, che vi collaborò, ha ricostruito i profili dei colleghi cui si deve il successo della trasmissione. Dai ‘volti storici’ ai colleghi di oggi. La sigla stessa emozionava quanto il racconto per immagini dei giornalisti: alcuni, popolarissimi, erano essi stessi notizia. Leggende, miti e finanche storie vere, perché di quei personaggi viene svelato l’impegno professionale anche oltre il calcio. 90esimo iniziò il 27 settembre del 1970, e di domenica cade il Cinquantenario. Stando alle date ufficiali ricorre pure il Sessantenario di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. Le due trasmissioni furono modalità diverse dello stesso romanzo popolare. L’autore, per questo, ha ripreso con inediti particolari le vite dei radiocronisti più noti, spingendosi tanto indietro nel tempo, a.C. (ante Carosium), da individuare i pionieri della radio-telecronaca italiana”.
Di seguito l’intervista a Biazzo fatta da Clemente Scafuro nel cortile del Pignatelli, mentre concorda con il Presidente della Pro Loco Mazzocca gli ultimi dettagli dell’evento.
D – “Lei ha lavorato tanto nel mondo del giornalismo: come si è trasformato col passare degli anni?”
R – “Oggi non si raccontano più le partite con l’emotività di una volta, bensì come se si trattasse di formule algebriche: dati su dati, numeri, statistiche… Non funziona così. I padri della radiocronaca ci hanno insegnato a raccontare le emozioni. Io personalmente ho sempre fatto così e lo faccio ancora oggi, quando scrivo libri sui grandi giornalisti che hanno realizzato importanti radio-telecronache: cerco di raccontare le emozioni. Da questo punto di vista, penso che il giornalismo attuale sia peggiorato”.
D – “Mi viene in mente la recente radiocronaca di Repice ai rigori di Italia Spagna, che sta facendo il giro del mondo sui social, per la forte emozione che ha trasmesso. Lei cosa ne pensa?”
R – “La ripetizione della parola (la parata, la parata, la parata,) l’ha resa virale, perché è strana. Certamente non ha la stessa enfasi di “Campioni del mondo, campioni del mondo!”. Stimo tantissimo Repice, ma forse si è lasciato trasportare un po’ troppo”.
D – “Il libro 60 d. D. parla di Maradona uomo: quanto è particolare, o complicato, raccontare la vita normale di una leggenda come lui?”
R – “Io ho raccontato le emozioni. Il libro non è la biografia di Maradona, né cerco di far rivivere quello che la gente ha già vissuto. Mi sono chiesto cosa ci fosse dietro a quella maglia numero 10, cosa ci fosse dietro ai suoi problemi di droga. Certo, sullo sfondo ci sono le sue grandi imprese, però, dato che io l’ho seguito per 8 anni in giro per il mondo, racconto degli episodi inediti e che non abbiamo avuto il tempo di descrivere compiutamente, con tutti i particolari. È un libro che racconta le emozioni. Dopo la morte di Maradona vidi un giovane, nei pressi del San Paolo, recarsi verso la curva B che è diventata il santuario pagano dedicato a Diego. Pioveva tantissimo. Questo ragazzo si è avvicinato a tutti quei cimeli, ai lumini e si è fatto il segno della croce. È rimasto a pregare, come davanti a una tomba. In quel luogo ognuno portava qualcosa che riportava alla memoria del Campione, come a dimostrare che non ci si sentiva più degni di conservare qualcosa che apparteneva a “Dios”. Quando sono tornato a casa, ho cominciato a scrivere il libro: l’ho scritto in poche ore”.
D – “Secondo lei, un fenomeno, sia sportivo che “sociale” come Maradona si potrebbe riproporre, nel presente o nel futuro?”
R – “Ci sono tanti campioni di cui non si ha più memoria; penso a Cruijff, il profeta del goal, sul quale Ciotti ha realizzato anche un film: se chiedi a un giovane chi fosse Cruijff, avrà difficoltà a ricordarlo. Invece, se uno va in giro a chiedere “Chi era Maradona?” beh, lo sanno tutti. Quando Maradona fece la Coppa Campioni a Mosca, non ci andò con la squadra, ma col suo aereo privato. Andò per conto suo in giro per la città e in Piazza Rossa le guardie tentarono di bloccarlo; un giornalista da lontano lo riconobbe ed esclamò il suo nome; le guardie lo salutarono entusiaste lo lasciarono girare liberamente per la città”.

















