Il 28 agosto la Festa di Sant’Agostino, la Fiera di Prata e le altre ricorrenze
Notulae su una delle fiere più antiche ed importanti dell’Alto Casertano e delle altre che ancora si ricordano e sopravvivono. A cura di Santino Martinelli del Gruppo Archeologico Prata Sannita.

Fin dal lontano Medioevo si ha notizia di fiere tradizionali e mercati nel territorio di Prata, che coincidevano e coincidono tuttora, con feste religiose particolarmente sentite dal clero locale e dagli abitanti.
Costituivano un’importante occasione di scambi, soprattutto per la parte dedicata alla compravendita di animali da soma, da allevamento e da cortile, che, in genere, si svolgeva il giorno precedente alla festività a cui erano dedicate, mentre il giorno successivo, soprattutto per garantire maggiore igiene, venivano esposti prodotti agricoli e merci diciamo così “pregiate”.
Negli ultimi tempi, a partire dagli anni settanta del Novecento, l’originaria funzione viene a perdere la sua importanza con il divieto di vendere “sulla pubblica piazza” animali. In ragione di ciò questi eventi nel tempo si sono ridotti ad un solo giorno, dedicato alla vendita di merci varie le quali finiscono anche col perdere il loro valore sia in qualità che in quantità.
Oggi la “fieria” è ridotta addirittura ad un semplice mercatino.
Ma proviamo ad immaginare come poteva essere una giornata di Fiera di qualche tempo fa’, senza andare troppo indietro negli anni.
Tanta gente è venuta anche dai paesi vicini, a piedi o in bicicletta; alcuni mediatori e sensali si affannano a discutere per la compravendita di animali; il veditore di acqua urlava ”acqua fresca a chi vò beve, 10 lire nu bicchiere”; il tosatore di ovini era all’opera con le sue grosse forbici arrotate; l’arrotino, con la sua mola ad acqua, affila asce, forbici e coltelli vari; il ramaio espone le sue “tine” per l’acqua e le sue pentole e casseruole luccicanti; ci sono anche tanti altri artigiani… l’albergatore, affittacamere e cuciniere, per l’occasione preparava un’ottima pasta e fagioli con le cotiche o un saporito soffritto perlopiù fatto con carne “bassa” (ovina), il tutto accompagnato con un robusto bicchiere di vino… il banditore con la sua trombetta annunciava a gran voce le “occasioni” e le offerte migliori, guadagnandosi così un po’ di frutta, uova e minestre varie…. Ecco in esposizione anche sementi, frutta, alberi, ortaggi e verdure fresche, tela, scarpe ed altro ancora…
Insomma un gran chiasso che poco aveva a che vedere con la devozione composta, da tenersi in Chiesa, il giorno della festa che ne era stata l’occasione.
La fiera più antica di Prata, ben documentata, è quella che si teneva fin dal sec. XIV nell’area antistante il convento di Sant’Agostino.
Era organizzata dai monaci ed era definita “reale” nei documenti dell’epoca, in cui si dice che vi partecipassero mercanti provenienti anche da Napoli. I ritrovamenti di monete medievali e di vari tipi di reperti ceramici, anche di importazione da luoghi distanti, ne sarebbero la conferma.
La memoria di questa fiera è sopravvissuta fino ad oggi e, infatti, il 28 agosto, giorno in cui si celebra Sant’Agostino, ancora si tiene a Prata, anche se non più nel luogo originario, che è andato in rovina, ma nelle vicinanze del Convento di San Francesco.
I frati francescani, poi, che nel sec. XV svolgevano il loro ufficio presso il Convento di San Francesco, non vollero sfigurare rispetto agli agostiniani, coi quali spesso litigavano, tutto ciò è ben documentato presso l’Archivio Segreto Vaticano), istituirono una loro fiera da tenersi nel giorno dedicato a San Francesco. Anche questa fiera ancora oggi sopravvive e si tiene il 4 ottobre di ogni anno.
A queste due vanno aggiunte, e pure esse ancora sopravvivono, la fiera di San Biagio del 3 febbraio e quella di San Pancrazio del 12 maggio, istituite sicuramente dopo, ma anch’esse si tenevano per onorare i Santi verso cui la popolazione di Prata era particolarmente devota, per cui dedica loro la festa.
Oltre a queste particolari occasioni si teneva a Prata anche il mercato domenicale, di cui si ha notizia fin dal medioevo. Infatti, in alcune carte topografiche antiche, Piazza San Giovanni, ubicata nel Borgo medioevale, viene anche chiamata “Piazza Mercato”.
Anche questa tradizione continua ancora oggi, ma in forma ridotta, nella piazza principale del paese dedicata a San Pancrazio e non più a Piazza San Giovanni.

















