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Una vittoria annunciata che si è trasformata in un trionfo epocale

La tornata elettorale appena trascorsa ha sancito ineluttabilmente l'apoteosi “biancardiana” in quel di Avella. Cambia Avella va ancora una volta all’opposizione. Clamorosa debacle di Libero Pensiero.

Ernesto Sasso – La tornata elettorale appena trascorsa ha sancito ineluttabilmente l’apoteosi “biancardiana” in quel di Avella.

I dieci anni da sindaco di Mimmo Biancardi, il carisma di Vincenzo Biancardi e il connubio politico Alaia-Biancardi hanno assegnato a queste comunali dei precisi connotati, nonché un importante credito da spendere in ambiti superiori: a prescindere da tutto ciò che concerne la politica, il nostro paese può e deve diventare davvero epicentro di un qualcosa di nuovo sul piano regionale e, probabilmente, nazionale. Un compito che, per volere del popolo, spetterà ad Enzo e Mimmo, con relativi oneri ed onori.

Non ha riscosso quanto sperato Cambia Avella, che dopo un quinquennio all’opposizione è rimasta vittima di un modo di fare politica refrattario nell’esposizione dei problemi, affrontati senza mai arrivare in fondo al nocciolo della questione, eppure argomenti da mettere sul piatto ce ne sarebbero stati a iosa, e rabberciato nella composizione di una lista che sin da subito era sembrata inadeguata: la politica, purtroppo o fortunatamente a seconda dei punti di vista, è profondamente cambiata e non è pensabile di proporsi agli elettori con personaggi al limite della presentabilità.

Non è questione di “titoli”, come millantava qualcuno dall’altra parte, ma di competenza specifica: nulla da dire sul piano umano, anzi, ma certe carenze non si colmano col populismo sfociato a tratti in pietismo o con sentimenti di rivalsa, evidenti a tutti, che sono risultati addirittura deleteri.

Chiara Cacace aveva il dovere morale di presentarsi alle urne per rappresentare quella fetta di elettori che l’avevano sostenuta in precedenza ed ha fatto benissimo a candidarsi, la sua unica pecca è stata forse confidare troppo nella voglia di cambiamento, che resta un passo che spaventa poiché ben pochi, per interesse o per ignavia, sono disposti a lasciare la propria “zona comfort” a discapito di un salto nel vuoto.

Clamorosa è stata la debacle di Libero Pensiero, che pure voleva essere elemento di rottura con un sistema perennemente ancorato al mero riscontro numerico e che invece, paradossalmente, ha confermato l’importanza dello stesso: senza il supporto delle famiglie, o tribù come un amico le definiva anni orsono, e senza sostegni di un certo spessore è impossibile competere, poiché il “voto di opinione” conta, nelle realtà locali, ben poco.

Esce di scena una figura storica della politica avellana: dopo aver amministrato per oltre venti anni, D’Avanzo Giovanni Luigi detto Ronaldo non riesce a farsi eleggere tra i banchi dell’opposizione, tradito probabilmente da motivazioni e sentimenti effimeri che lo hanno portato a candidarsi contro il suo passato e che non hanno convinto neanche i suoi elettori più fidati, schieratisi ancora una volta dalla parte del vincitore.

Segnale importante questo che ha indicato nel cambio generazionale la nuova via da percorrere, inteso non nel “è come se ci fossi io” che si è evinto da queste elezioni, ma come figure nuove, capaci e competenti di cui necessita la politica tutta per andare oltre: gradualmente sarà inevitabile, così come sono maturi i tempi per esprimere un Sindaco donna nel breve periodo.

A tutti, vincitori e sconfitti, comunque, va fatto un plauso per aver avuto il coraggio di esporsi al giudizio della gente: questo coraggio è necessario affinché si progredisca, aprendosi al futuro e tracciando solchi di speranza, nei quali far cadere il seme della passione politica per le generazioni che verranno.

Infine alcune considerazioni prettamente personali: mi spiace, tanto, per la mancata conferma di Agostino Vitale, persona perbene che senza farsi abbacinare dai riflettori in questi anni ha fatto tanto per la gente comune; conoscendolo sono sicuro che saprà smaltire questa piccola delusione con la serenità che da sempre lo contraddistingue e con la consolazione di potersi dedicare maggiormente alla sua splendida famiglia.

Gioisco, invece, per Tonia Caruso, una ragazza dal cuore d’oro cui sono legato in maniera affettiva da una bella amicizia che neppure le divergenze politiche, sociali e caratteriali possono dissolvere: sono certo che proseguirà il suo cammino in modo integerrimo così come ha sempre fatto, anteponendo a tutto la vocazione di medico.

Sono molto felice, infine, per coloro che, in entrambe le liste, si erano candidati per interesse personale o per il complesso di Erostrato, che da sempre li attanaglia, e che hanno incassato una sonora batosta: mi auguro che la severa lezione popolare subita susciti in loro una riflessione seria.

Un grosso in bocca al lupo a chi ha vinto e a chi ha perso, con la speranza che il dialogo sereno e costruttivo sia sempre alla base di ogni vertenza e che il bene della collettività sia l’obiettivo comune, ma con la consapevolezza che l’utopia non sarà mai realtà e soprattutto che in politica ciò che si dice oggi non conta domani…

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