
Sono morto
e di anni ne son passati quarantuno,
sono morto nell’anno 1980,
schiacciato da un grosso peso,
eppure non mi sono mai arreso.
A Solofra era novembre ma il vento soffiava caldo,
il cielo era rosso,lo sguardo era freddo,
il cuore batteva veloce ed un palazzo oscillava lento.
La paura era tanta, era il 23 novembre 1980.
In Irpinia tante persone, ma un solo grande rumore.
In Irpinia tante persone ma un solo grande dolore.
È strano ma non riesco ancora a morire qui sotto alle macerie,
io sono ancora vivo qui sotto alle miserie.
Io sono un bambino, sono una madre, sono un padre,
un fratello, una sorella, io sono il ricordo e non posso morire.
Io non morirò mai.
Io sono il 23 novembre 1980, io sono le ore 19:34,
io sono 90 secondi, sono un campanile caduto,
io sono un paese raso al suolo, sono una partita di calcio,
sono Avellino-Ascoli 4 a 2, io sono una crepa nel muro,
sono il prima e sono il dopo.
Io sono “Fate presto”,
io sono il boato, sono un balcone crollato.
Io sono una bambolina di pezza tra le pietre,
sono il fumo dei calcinacci,
sono una Fiat 600 schiacciata da una trave,
io sono una TV in bianco e nero,
sono la sigla della Domenica sportiva.
Io sono tutto, io sono niente!
Sono morto il 23 novembre 1980,
oppure sono nato alle 19:34 dello stesso giorno.
Non verrò mai dimenticato,
perché io sono il ricordo, sono la memoria,
sono un figlio di Solofra, di Lioni,
di Teora, di Sant’Angelo dei Lombardi,
di Conza della Campania, di Nusco,
io sono figlio dell’Irpinia,
io sono figlio del terremoto,
io sono il 23 novembre 1980.
Pasquale De Stefano

















